Alberto Penna.
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Per ritornare a vivere.
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1978. Arnoldo Mondadori Editore, MILANO.
Collana: I rosa Mondadori.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Brunella, una ragazza che ha avuto tutto dalla vita. Una ragazza viziata, capricciosa, insoddisfatta. La noia, il vuoto della sua esistenza, la spingono una notte a ingerire una massiccia dose di barbiturici. A salvarla  Lorenzo, un giovane medico, un ragazzo di origini modeste, che crede solo nella sua missione. Sembrano troppo diversi per intendersi, eppure l'amore, improvviso, sboccia tra loro. Un amore che a Brunella e Lorenzo appare impossibile, irrealizzabile.
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Personaggi principali:
Brunella, aspirante suicida.
Lorenzo, giovane medico.
Suor Vittoria, il sergente dell'ospedale.
Aldo, il ragazzo di Brunella.
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Capitolo primo.
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- Scacco al re! - disse Lorenzo, elargendo un sorriso
vagamente ironico all'indirizzo di suor Vittoria.
La suora, che era reduce da uno dei consueti
giri di controllo nelle corsie, lanci solo un'occhiata
distratta alla scacchiera, e si diresse verso l'armadio
metallico in cui si trovavano un fornellino,
una caffettiera, delle tazzine e qualche provvista.
Suor Vittoria lo definiva 1'angolo cucina, e l'aveva
attrezzato per affrontare le lunghe, estenuanti e
spesso drammatiche notti di guardia in ospedale.
- Lo vuole un caff, dottor Berardi? - domand,
mettendosi ad armeggiare con il fornello e la caffettiera.
- S, ma... non potrebbe farlo un po' meno
leggerino del solito?
- Con tutti quelli che finiamo per buttar gi,
se lo facessi forte saremmo gi tutti e due al neurodeliri!
- borbott la suora.
- Tanto per cambiare, ha ragione lei, madre -
sospir Lorenzo, rassegnato. Spost lo sguardo nuovamente
sulla scacchiera, e sorrise, compiaciuto.
Questa volta voglio proprio vedere come se la
cava, pens. L'ho messa con le spalle al muro...
- Non ha sentito cosa le ho detto poco fa, suor
Vittoria? Scacco al re...
- Certo che ho sentito, non sono mica sorda! -
ribatt la suora, con quel tono burbero, aggressivo,
che le era abituale, e che sembrava voler mascherare,
per una sorta di strano pudore, un'estrema
bont d'animo: ,
- Be', non mi sembra molto preoccupata. Non
ha neppure guardato la scacchiera - disse Lorenzo.
- Lei ha mosso il cavallo, scoprendo l'alfiere,
ed  con quello che mi ha dato scacco, non  vero?
- S...
- Avevo previsto la mossa!
- Davvero? E ora come pensa di cavarsela? -
disse il giovane, punto sul vivo.
- Mi basta coprire il re con l'alfiere. Tra l'altro,
in questo modo, tengo sotto tiro sia la sua regina
che la torre...
Lorenzo controll la situazione sulla scacchiera,
e il sorriso scomparve dal suo viso.
- Muova lei il mio alfiere, dottore, per favore.
Il caff  quasi pronto.
- A volte mi domando se per caso lei non si
fa dare una mano da qualche santo in paradiso,
quando gioca a scacchi con me!
- Lasci in pace i santi - sospir suor Vittoria.
- Quelli mi permetto di scomodarli solo quando
vedo che per un paziente la medicina non pu fare
pi nulla... e purtroppo in genere non mi danno retta.
Si vede che saranno occupati per qualcosa di
pi importante.
Si ud un ronzio, e si accese una luce sul quadro,
appeso a una parete, nel quale erano indicate le varie
corsie.
- Vado io, dottore - disse suor Vittoria. - Lei
badi al caff... e pensi alla prossima mossa.
- Riuscir a batterla, una volta o l'altra, madre! -
disse Lorenzo, ridendo.
Formavano una coppia affiatata, suor Vittoria e
il giovane dottor Berardi. Una strana coppia. Lei
aveva alle spalle almeno una trentina d'anni d'esperienza,
in ospedale, mentre lui, laureato da soli due
anni, dopo l'internato di prammatica (la gavetta
degli studenti di medicina, che alla teoria dovevano
accomunare la pratica) era rimasto a lavorare in
ospedale, adattandosi anche ai massacranti turni di
notte, e seguitava a studiare come un ossesso per
conseguire la specializzazione.
Suor Vittoria non era certo un tipo facile. La
temevano un po' tutti, in ospedale. Persino il primario
la prendeva con le molle. Era la decana,
nessuno la sopravanzava per anzianit di servizio.
E all'esperienza, alle indubbie capacit, univa un
polso che, all'occorrenza, seminava il panico
tra gli infermieri e metteva in riga anche i medici.
Lorenzo aveva conosciuto suor Vittoria qualche
anno prima, quando aveva messo piede nell'ospedale
per la prima volta, ancora studente. Tutti gli
avevano detto di guardarsi da quella suora dai modi
da sergente di ferro, ma suor Vittoria e il ragazzo,
per ragioni che forse nessuno dei due era
riuscito a comprendere, s'erano intesi al volo.
Lei lo aveva preso sotto la sua ala protettrice,
pur trattandolo, all'apparenza, con gli stessi modi
bruschi che riservava a tutti gli altri.
Quando avevano scoperto d'avere in comune la
passione per gli scacchi, Lorenzo aveva portato in
ospedale una scacchiera, dando l'avvio a una serie
interminabile di estenuanti partite. Delle partite
che duravano per tutta la notte, a volte anche per
giorni filati, perch o lei o lui venivano interrotti
in continuazione, chiamati per una medicazione,
per la crisi improvvisa di un paziente, o per l'arrivo
di un'ambulanza.
Suor Vittoria finiva per vincere puntualmente
ogni partita, nonostante l'impegno di Lorenzo.
- Non se la prenda, dottore, gioco da trent'anni,
e negli scacchi, come nella vita, l'esperienza
ha un peso determinante - gli diceva a volte la
suora, vedendolo contrariato per l'ennesima sconfitta.
- Non immaginavo che le suore giocassero a
scacchi...
- Credo di essere una delle poche, se non l'unica.
Sa, passando molto spesso le notti qui, bisogna
pur fare qualcosa per tenersi svegli. E non si pu
sempre pregare... Molti anni fa un'infermiera mi
ha insegnato a giocare a scacchi, e ho scoperto che
questo gioco tiene sveglia la mente, fa lavorare il
cervello. E ha anche il vantaggio di poter essere
giocato in tutta calma, e non  indispensabile la
presenza contemporanea dei due contendenti. C'
gente che gioca per corrispondenza...
Lorenzo venne strappato ai suoi pensieri da un
gorgoglio. Il caff stava traboccando.
Quando suor Vittoria, qualche istante pi tardi,
entr, lo trov che stava pulendo il ripiano del
fornello.
- Perch non prova a prestare alla caffettiera
la stessa attenzione che riserva ai suoi pazienti?
- disse la suora.
Lorenzo non replic. Accettava quei rimbrotti
come se gli venissero da una madre un po' brontolona.
- Il ventiquattro ha avuto una crisi - disse
suor Vittoria, mentre bevevano il caff. - Gli ho
fatto dare un sedativo.
Per praticit, i pazienti venivano indicati con il
numero del letto, o della camera che occupavano.
- Il ventiquattro... - mormor Lorenzo.
-  quel vecchietto che  stato operato l'altro giorno, vero?
- S. Dovrebbe essere gi morto, ma sembra
che si ostini a vivere, nonostante ogni attimo di
vita, per lui, sia una sofferenza atroce.
- Ci vuole coraggio per accettare la morte, non
crede?
- Secondo me ci vuole molto pi coraggio per
vivere - disse suor Vittoria.
Fiss prima la scacchiera, poi Lorenzo, con aria
interrogativa.
- Tocca a lei muovere, dottore.
- Gi, sar meglio pensare alla nostra partita.
Questa sembra una notte tranquilla...
Brunella, nervosamente, form per l'ennesima volta
il numero telefonico di Aldo.
Sono quasi le due del mattino, pens, provando
un indefinibile senso d'angoscia. Ormai
deve essere rientrato a casa....
Ud lo scatto del ricevitore che veniva staccato.
Poi, una voce assonnata, impastata. Una voce d'uomo
che le era sconosciuta.
- Pronto... Pronto, chi parla?
- Aldo... - balbett Brunella.
- Qui non c' nessun Aldo! Guardi che ha sbagliato
numero - risposero, dall'altro capo del filo.
Brunella riagganci precipitosamente.
Ecco, ho fatto un altro numero, pens, sono
troppo agitata...
Riprov, sforzandosi di mantenere la calma. Questa
volta nessuno venne a rispondere.
Ma dove diavolo sar finito? Perch non  ancora
a casa? In genere non fa mai cos tardi... Sar
con un'altra! S, lo so, lo sento...
Si allontan dal telefono e raggiunse l'angolo bar
del piccolo ma confortevole ed elegante monolocale.
Si vers una robusta dose di whisky.
Sto bevendo troppo, stasera... Cosa credo di risolvere?
riflett. Ma dopo un attimo d'esitazione
butt gi quel liquido che le bruciava la gola e
che non riusciva a stordirla, ad annegare le sue
ansie.
E se gli fosse accaduto qualcosa? Un incidente...
Aldo guida come un pazzo, specialmente la
notte, quando  un po' brillo...
Prese l'elenco telefonico, cerc gli ospedali.
No, no, sono una stupida! Non gli  successo
un bel niente... Semplicemente star divertendosi,
chiss dove, con chiss chi!
Scorse la sua immagine riflessa nello specchio appeso
accanto al divano letto.
- Mio Dio, in che stato sono... - mormor.
Era pallida, i lineamenti del volto erano tirati, lo
sguardo era acceso, come febbricitante.
Devo calmarmi... calmarmi! si ripet.
Forse  a casa, forse ha staccato il telefono,
non vuole parlarmi...  finita! Ma io... io devo sentire
la voce di qualcuno, non ce la faccio pi... Ho
bisogno di parlare, di sfogarmi...
Cerc l'agendina su cui annotava i numeri di telefono,
ne scorse le pagine, nervosamente.
Potrei chiamare Anna... no, non mi capirebbe,
quella pensa solo al suo maritino, alla loro felicit!
Luisa... ha il bambino piccolo, rischierei di svegliarlo
e di farlo frignare poi per il resto della notte.
Marta... s, forse Marta... Che stupida!  partita
due giorni fa,  andata in vacanza... Luigi? Ma l'ho
scaricato in un modo... e adesso non posso tirarlo
gi dal letto, alle due del mattino!
Butt l'agendina a terra, con un gesto rabbioso.
Si vers ancora da bere.
Finir per ubriacarmi, e se non altro dormir...
Ma chiss che incubi!  sempre cos, quando bevo
troppo... E poi, domattina, oltre a ritrovare intatti
tutti i miei problemi dovr anche vedermela con
un atroce mal di testa!
Tent di bere, ma prov un improvviso senso di
nausea. Scagli con rabbia il bicchiere contro la
parete.
Non ce la faccio pi neppure ad ubriacarmi!
Si prese il viso tra le mani, e scoppi in singhiozzi
convulsi.
Cosa mi succede? Perch mi sento cos vuota,
cos inutile? Mi sembra che non ci sia pi una sola
ragione valida per tirare avanti... Se almeno ci fosse
qualcuno disposto a darmi una mano, a dirmi
una parola di conforto... Ma non ho una vera amica,
e in quanto agli uomini... li ho sempre feriti,
sono sempre stata io a piantarli, e provano solo del
rancore nei miei riguardi!
Torn accanto al telefono, asciugandosi le lacrime.
Form un prefsso, per la teleselezione, poi un
numero.
- Pronto.,., pronto...
La voce di sua madre.
- Pronto! Chi parla?
Brunella non riusc ad aprir bocca. Riagganci.
Non mi capirebbe. Se ne verrebbe fuori soltanto
con una delle sue battute preferite, tipo io
l'avevo detto, o fatti un buon sonno, vedrai che
ti passa... No, neppure mia madre pu aiutarmi!
Violenti conati di vomito la costrinsero a precipitarsi
nella stanza da bagno. Ma si trattava solo di
contrazioni nervose. Non era riuscita a buttar gi
neppure un boccone, quel giorno.
La testa... mi sembra di averla imprigionata in
un cerchio di ferro, in una morsa che si stringe!
Non chiuder occhio, stanotte, lo so...
Apr l'armadietto a fianco del lavabo, e cerc il
flacone del sonnifero. Da vari mesi, ormai, ne faceva
uso di frequente.
Lo trov vuoto, e non riusc a trattenere un nuovo
scoppio di pianto.
No, no, ho bisogno di dormire! Non posso restar
sveglia per tutta la notte, in queste condizioni!
Eppure ero certa di aver comprato del sonnifero,
proprio ieri... Dove posso averlo messo?
Gett tutto per aria, prima nel bagno e poi nell'altra
stanza. Trov il flacone, ancora sigillato e incartato,
in una borsetta. Scoppi a ridere, una risata
nervosa, quasi isterica.
Dormir, far un bel sonno, si disse, aprendo
il flacone e rovesciando sul palmo della mano alcune
pastiglie.
Due dovrebbero bastare... Ma non sono mai
stata cos agitata, meglio aumentare la dose... quattro
o cinque...
La mano le tremava, e dal flacone uscirono una
decina di pastiglie. Brunella le fiss pensosa.
Cosa succederebbe se ne prendessi una dozzina?
Dormirei per un paio di giorni?
Rovesci tutte le pastiglie sul palmo della mano.
Sono ventiquattro... Buttandole tutte gi, rischierei
di...
Fissava le pastiglie, come ipnotizzata.
Dormire... dormire fino a non svegliarsi pi,
passando dal sonno alla morte!
Si rese conto, con sgomento ma anche con una
strana sensazione di sollievo, che l'idea della morte
non la spaventava affatto. S, era proprio cos.
Morire... Possibile che sia cos semplice? Basta
inghiottire tutte queste pastiglie, e lasciarmi scivolare
in un sonno senza fine...
Torn nella stanza da bagno, come un automa.
Riemp un bicchiere d'acqua. Poi si mise tra le labbra
un paio di pastiglie di sonnifero, e le inghiott
con un sorso d'acqua.
 facile...  cos facile...
Ripet l'operazione, a due o tre pastiglie alla
volta.
Farla finita... non sentirmi pi vuota, non pensare
pi a nulla!
Dopo aver preso tutte le pastiglie, torn nell'altra
stanza. Si diresse verso il letto, ma le era difficile
mantenere l'equilibrio.
Possibile che faccia gi effetto? si chiese. O
forse  la certezza che tutto  finito a togliermi ogni
energia...
Urt in un tavolino, rovesciandolo. La vista le
si stava annebbiando.
 facile... morire  facile...

 Capitolo secondo.

La partita sembrava essersi arenata. Da varie mosse,
suor Vittoria e Lorenzo impostavano attacchi
che, poi, non riuscivano a sferrare, o abbozzavano
difese che si rivelavano superflue.
-  una partita piatta e noiosa come questa nottata
- sospir il giovane medico.
- Me ne rallegro - ribatt la suora. - Per
quanto riguarda la nottata, naturalmente, non certo
per gli scacchi... Vorrei che ogni notte fosse cos,
che nessuno morisse, che le ambulanze scaricassero
qui solo dei casi di ordinaria amministrazione. Eh,
lo volesse Iddio!
- Ma noi due, allora, diverremmo inutili, non
le pare?
- Serviremmo a qualcosaltro, ecco tutto.
- Un mondo senza malattie gravi, senza ospedali...
- Lei curerebbe i raffreddori, io finirei in un
asilo, o magari nel Mato Grosso, a dare una mano
agli indigeni. Ammesso che ce ne siano ancora...
Lorenzo la fiss a lungo, pensoso.
- Si pu sapere perch mi sta guardando in
quella maniera, dottore? - borbott suor Vittoria.
- Mi stavo chiedendo...
- Avanti, sentiamo! - disse la suora, vedendolo
esitare. - Non mi sono mai piaciuti i discorsi
lasciati a met!
- Ecco, mi domandavo cosa l'ha spinta a scegliere
una missione come la sua.
- Le missioni non si scelgono - rispose suor
Vittoria, asciutta. - Sono loro, se mai, a scegliere
noi.
- Mi perdoni - disse Lorenzo, sorridendo -
ma proprio non ce la vedo a lasciarsi scegliere, sia
pure da una missione!
- Perch no?
- Con il suo carattere, con il suo temperamento...
-  la vita che ci forma il carattere, mi creda.
E il temperamento, l'aggressivit, in genere non
sono altro che dei mezzi di difesa cui facciamo appello
per cavarcela nei momenti difficili.
- Questo significa che lei, da ragazza, non era...
- No, non ero il sergente di ferro che poi sono
diventata.
- Deve essere accaduto qualcosa, per trasformarla,
per spingerla a farsi suora - disse Lorenzo.
- Mi scusi, madre, non volevo essere indiscreto -
aggiunse, vedendo che i tratti del viso di suor Vittoria
s'erano irrigiditi, all'improvviso.
- Essere indiscreti  una prerogativa della giovent.
Come vede, la capisco... e la scuso. Ma anche
lei deve capire e scusare me...
- Perch?
- Perch non le risponder, non le parler di
me. Non lo faccio da moltissimi anni. Essere suora
mette nelle condizioni di dover sempre pensare agli
altri, dimenticando noi stessi. E questo ... uno stato
di grazia, mi creda. Per lo meno in certi casi.
Lorenzo rimase colpito dal tono di suor Vittoria.
Non era riuscito ad afferrare il senso delle sue parole,
ma non ebbe il coraggio di insistere.
La suora spost un cavallo, sulla scacchiera.
- Sta preparandosi a darmi scacco! - disse il
giovane.
- Non pi, dal momento che se n' accorto...
Lorenzo scoppi a ridere, e suor Vittoria si un
alla sua risata.
- Lo sa che dovrebbe ridere, o per lo meno sorridere
pi spesso? - disse il medico.
- Per carit! Lo faccio solo con le persone fidate,
altrimenti la mia autorit va a farsi benedire!
Continuarono a giocare, interrotti ogni tanto da
qualche chiamata. Mai nulla di grave, comunque.
Quella sembrava proprio una notte tranquilla, una
eccezione che per confermava la regola delle tante
nottate frenetiche, spesso drammatiche, che suor Vittoria
e il dottor Lorenzo Berardi avevano affrontato
insieme.
- Gli studi come vanno? - chiese ad un certo
momento la suora.
- Tra quindici giorni ho un esame - sospir
il giovane. - Ho paura di non farcela...
- Storie! Da che la conosco, non l'ho mai sentita
dire che si sentiva preparato per un esame...
e poi li ha passati tutti, con il massimo dei voti!
- Si vede che sono un pessimista nato.
- Con i pazienti, per,  sempre di un ottimismo
sfacciato.
- Be', quando c' in ballo la vita di qualcuno,
guai a lasciarsi andare al pessimismo!
- E quando c' in ballo la sua esistenza, no?
- Forse non mi voglio abbastanza bene...
- S, credo anch'io che sia cos - disse suor
Vittoria. - E non ne capisco la ragione. Lei  giovane,
sano, intelligente, e i fatti dimostrano che 
tagliato per fare il medico... Cosa pu pretendere di
pi dalla vita?
- Niente, assolutamente niente. Infatti mi considero
un essere fortunato. A volte penso che se
sono arrivato fino a questo punto non pu essere
stato che per un miracolo...
- Lasci perdere i miracoli, dottore.
- Suor Vittoria, lei sa perfettamente che date
le mie origini, le condizioni della mia famiglia, la
prospettiva di studiare, di arrivare a una laurea, era
quanto mai remota. Impensabile, quasi.
- Lo so, lo so - sbuff la suora. - Ma se mai
il miracolo lo ha compiuto lei, studiando come un
ossesso e adattandosi ai lavori pi umili per pagarsi
i libri, le tasse universitarie. E lo hanno fatto anche
i suoi genitori, sgobbando sodo per aiutarla. Lei
non  un miracolo, e non deve tirare in ballo
neppure la fortuna.  stato l'artefice della sua riuscita,
ecco la verit. Per questo la stimo, dottore,
e le sono affezionata...
Lorenzo si sent toccato dalle parole della suora.
Fece per parlare, ma lei glielo imped. Con un gesto
perentorio.
- Non ho ancora finito! Lei deve imparare a
volersi bene, dottore, e a stimarsi. Ma a volte la
vedo pensoso, con un'aria dubbiosa... come se non
si sentisse soddisfatto di quello che ha realizzato
finora, o forse come se vedesse delle nubi sul suo
futuro...
-  vero, suor Vittoria.
- Ma perch? Di che cosa ha paura?
- Vede, spesso penso che ci siano delle affinit
tra il sacerdote e il medico. E spero che non mi consideri
irriverente...
- No, affatto. Entrambi devono amare incondizionatamente
il loro prossimo. O per lo meno dovrebbe
essere cos.
- Gi, ma un sacerdote ha la fede che lo sostiene...
- Pu averla anche un medico, fino a prova contraria.
- Non con la stessa intensit. Un medico, alla
resa dei conti,  un solo un uomo... E io, in certi
momenti, ho paura di non farcela, di non riuscire
a vivere fino in fondo la mia missione. Ho ventisei
anni, suor Vittoria, e finora ho solo studiato e lavorato
sodo. Non ho mai pensato a me stesso, se non
in funzione degli altri: diventare un buon medico,
per aiutare i miei simili... Sono sempre stato ossessionato
da questa idea. Non ho avuto tempo per...
per essere un ragazzo, un giovane come tutti gli altri.
E di tempo immagino che non ne avr neppure
in futuro...
-  questo che la spaventa? Vedr, si sposer,
un giorno, si far una famiglia - disse la suora,
sorridendo.
- No, ne dubito - mormor Lorenzo.
- Non faccia confusione: lei  un medico, non
un sacerdote.
- Per essere un medico come intendo io, credo
che si debba assomigliare terribilmente a un prete.
- La ragazza giusta, al momento giusto, le far
cambiare parere, ne sono certa. E adesso, bando
alle tristezze! Per una volta che possiamo giocare
a scacchi senza troppe interruzioni...
Lorenzo fece la sua mossa, e proprio in quell'istante
un ronzio e una luce che si accendeva
segnalarono l'arrivo di un'ambulanza con un carico
che reclamava la loro presenza. Suor Vittoria
e il medico si avviarono frettolosamente.
- Portatela in sala rianimazione! - disse Lorenzo.
Gli era bastata un'occhiata per rendersi conto
che le condizioni di quella ragazza erano molto serie,
se non disperate.
- I sintomi sono quelli dell'avvelenamento -
disse suor Vittoria.
- Barbiturici, immagino - disse di rimando il
medico.
Lorenzo prest le prime cure alla ragazza. Una
lavanda gastrica era l'unica arma che aveva a disposizione,
al momento, per lottare contro la morte
che stava insidiando quella poveretta.
Il giovane rimase colpito dalla tragica bellezza
del volto della ragazza. Aveva i lineamenti fini, delicati,
e l'ovale perfetto, incorniciato da fluenti capelli
castani. Aveva l'incanto di un cammeo. Ma la
vita sembrava aver gi abbandonato quel viso. Un
pallore marmoreo, una immobilit assoluta, ne facevano
una maschera di morte...
Suor Vittoria s'era attardata con il personale dell'ambulanza
che aveva trasportato all'ospedale la
ragazza. Raccogliere i dati, compilare la scheda di
ricovero, non rientrava tra i compiti della suora.
Ma specialmente la notte, quando il personale era
pi scarso, suor Vittoria spesso finiva per svolgere
ogni genere di mansioni, rimpiazzare un infermiere
che era andato a bersi un caff o un medico impegnato
in una corsia.
- Brunella Cardi - disse la suora, raggiungendo
Lorenzo in sala rianimazione. Teneva tra le mani
un foglio sul quale aveva segnato tutto ci che
aveva potuto sapere sul conto della ragazza. - Anni
ventidue, nubile... Nella sua borsetta c' anche un
tesserino universitario. Frequenta il terzo anno di
legge.
- Un tentativo di suicidio? - chiese il medico,
meccanicamente.
- Chi pu dirlo? Pu anche aver sbagliato dose
di sonnifero...
- Ne dubito. Per ridursi in questo stato deve
aver vuotato un intero tubetto di sonnifero o di
qualche potente sedativo.
- Allora voleva proprio morire - disse suor
Vittoria, allargando le braccia. - Non appena si
sar rimessa, mi sentir! Le dar una di quelle lavate
di capo...
- Forse aveva qualche valida ragione per volerla
fare finita.
- L'unica ragione concreta pu essere la vigliaccheria!
Bisogna sempre trovare il coraggio di vivere,
anche quando va tutto storto.
- A vent'anni, spesso, la si pensa in maniera
diversa - mormor Lorenzo, fissando il volto esangue
di Brunella.
- Cosa fa, dottore? La giustifica senza neppure
sapere come sono andate le cose?
- Be', lei dal canto suo la sta condannando...
- Non posso farci niente, ho sempre nutrito
una forte avversione per i suicidi. Come si fa a gettar
via un bene prezioso come la vita?
- In certi casi questo bene prezioso non ha pi
alcun valore per l'interessato.
- In quei casi, l'intervento di un sacerdote... o
di un neurologo, o di uno psichiatra, pu risolvere
la situazione, non le pare?
- S, sono d'accordo con lei. Ma purtroppo
quando una persona giunge al punto di desiderare
la morte, in genere non pensa minimamente a rivolgersi
a un prete o a un medico. Non considera il
suo stato depressivo come una malattia, ma semplicemente
come la logica conclusione di una esistenza
sbagliata.
Suor Vittoria prese il polso di Brunella.
- Il cuore regger, dottore?
-  un cuore giovane, sano. Dovrebbe farcela.
Ma possono esserci delle complicazioni. Una dose
massiccia di barbiturici pu ledere, rovinare il cervello...
- La salvi, dottore. Ho proprio voglia di dirgliene
quattro, a questa ragazzina!
- Far del mio meglio - disse Lorenzo, accennando
un lieve sorriso.
Alle prime luci dell'alba, Brunella parve riprendere
conoscenza. Incominci ad agitarsi, a delirare.
Lorenzo l'aveva fatta sistemare in una camera
singola, provvisoriamente. L'aspetto amministrativo
della faccenda non gli importava, per il momento.
La ragazza, o chi per essa, avrebbe potuto pagare
la camera singola, o sarebbe stata dirottata in una
corsia? C'era tempo per appurarlo. Ma ora, date le
sue condizioni, non era consigliabile metterla accanto
a degli altri pazienti. I suicidi, mancati o
meno, avevano la prerogativa di deprimere terribilmente
i malati. C'era gente, in ospedale, che lottava
contro il male aggrappandosi a un disperato desiderio
di vivere, pi che alle cure. E lo spettacolo di
una persona sana che aveva volontariamente cercato
la morte avrebbe provocato un effetto negativo
su questi soggetti.
Il medico rimase accanto alla ragazza, in quello
che si annunciava come il momento critico. Suor
Vittoria andava e veniva, seguendo l'andamento dell'ospedale
e tenendone informato Lorenzo.
-  stata avvertita la famiglia? - chiese il giovane,
mentre Brunella si agitava nel letto, pronunciando
parole incomprensibili.
- A quanto pare vive da sola - rispose la suora.
- I genitori abitano in provincia.
- Avr pure un'amica... un amico!
- Suppongo di s.
- Bisognerebbe che la ragazza, riprendendosi,
trovasse accanto a s qualcuno che conosce, a cui 
legata. L'aiuterebbe a superare lo choc.
- Speriamo che si faccia vivo qualcuno - sospir
Suor Vittoria.
- Chiss perch voleva morire...
- Penso che possa dircelo solo la diretta interessata.
Ammesso che se la cavi...
- Non  ancora fuori pericolo - disse Lorenzo,
fissando la ragazza che continuava ad agitarsi,
nel letto, come se cercasse disperatamente di svegliarsi
da un incubo.
-  facile...
Furono queste le prime parole che Brunella pronunci
chiaramente.
-  facile! - ripet, quasi gridando. Teneva
sempre gli occhi chiusi, e le sue mani si aggrappavano
spasmodicamente alle lenzuola.
-  facile... morire... - ansim ancora.
- No, ragazza mia - disse suor Vittoria, seccamente.
- Non  affatto facile, non nel tuo caso,
per lo meno!
- Mamma... no, non  niente... non riuscivo a
dormire - seguit a delirare Brunella. - Non 
niente... Aldo non risponde, avr staccato il telefono...
Sono sola...
- Aldo - mormor Lorenzo. - Il nome di un
uomo che potrebbe essere legato a quanto  accaduto.
- Non cerchi un colpevole, dottore - disse
suor Vittoria. - Ce l'ha gi, l, in questo letto.
- Lei non  molto misericordiosa, madre, non
le pare?
- Non confondiamo la misericordia con l'obiettivit.
Quando si decide di togliersi la vita, si tende
regolarmente a scaricare sugli altri la colpa di tutto.
Ma in realt siamo vittime solo di noi stessi...
 troppo comodo dire: lui mi ha piantata, o
tutti mi respingono, e farla finita!  in noi stessi
che dobbiamo trovare la forza di continuare a
vivere, qualsiasi cosa accada. La vita  nostra, soltanto
nostra, ci appartiene, e non abbiamo il diritto
di delegare ad altri la responsabilit di annullare
questa vita!
Lorenzo fu colpito dal tono acceso di suor Vittoria.
Non era mai troppo tenera con nessuno, anche
se il suo atteggiamento nascondeva un'estrema
umanit di fondo. Ma con chi tentava il suicidio,
suor Vittoria diventava intransigente. Persino spietata.
- Aldo... - torn a ripetere Brunella. - Perch
non rispondi? L'esame... scena muta... Tutti
girano alla larga da me...
- Frasi senza senso - mormor Lorenzo.
- Per lei ne hanno, evidentemente, se  arrivata
al punto di cercare la morte - disse suor Vittoria.
- Dormire... - ansim la ragazza. - Dormire
fino a non svegliarsi pi...  facile...
Ebbe un sussulto, poi rimase inerte. Lorenzo le
sent il polso.
- Ha una crisi... Presto, un cardiotonico!
Suor Vittoria fece un'iniezione a Brunella, che
dopo qualche minuto parve riprendersi. Si muoveva
appena nel letto, per, e dalle sue labbra uscivano
solo dei mugolii.
- In questo momento la sua vita  legata a un
filo - disse Lorenzo.
-  giovane, sana, forte. Se la caver - disse
suor Vittoria. - Deve cavarsela.
- Gi, ma poi...
- Poi?
- Se si salver, come la prender?
- Sar felice di svegliarsi in questo mondo, invece
che nell'altro - sospir la suora. - Me lo
auguro, per lo meno.
- L'impatto con la realt sar duro, comunque.
Non sempre i mancati suicidi si rallegrano di aver
fallito il colpo.
-  vero, e a volte ci riprovano. Ma qualcosa
mi dice che le ragioni che hanno spinto questa ragazza
a cercare di togliersi la vita erano tutto sommato
futili. Questa brutta avventura, se avr un
lieto fine, potr essere salutare. Forse imparer ad
amare la vita, proprio dopo aver rischiato di perderla.
Lorenzo diede un'occhiata all'orologio.
- Tra poco finisce il mio turno - mormor.
- Anch'io andr a godermi il meritato riposo,
dottore.
- Vorrei essere certo che questa ragazza sopravviver,
prima di andarmene.
- Verr presa in consegna da un suo collega,
di che si preoccupa?
- S, certo, ma...
- I pazienti non ci appartengono, dottore -
disse suor Vittoria, scuotendo il capo. - Andiamo,
quello che dovevamo e potevamo fare lo abbiamo
fatto...
Lasciando la stanza, poco dopo, Lorenzo lanci
un'occhiata a Brunella, che pareva dormire profondamente.
Si chiese se l'avrebbe ritrovata ancora
viva, quando sarebbe rientrato in ospedale, e prov
un vago senso d'angoscia di cui non seppe darsi
una ragione.

 Capitolo terzo.

Brunella apr gli occhi, a fatica, e si guard attorno
con aria frastornata.
Cosa ci faccio, qui si domand.
Tent istintivamente di muoversi, nel letto, ma
una serie di dolorose ftte, in tutto il corpo, la paralizzarono.
Cerc di sollevare il capo, ma la vista le
si annebbi.
Una camera d'ospedale..., riflett, fissando le
pareti candide, l'arredamento scarno, metallico.
Come ci sono finita? Perch?
Non riusciva a concentrarsi, a ricordare cosa le
fosse capitato.
La porta si apr, ed entr suor Vittoria.
- Allora, come ti senti, figliola? - le chiese la
suora.
- Io... - mormor Brunella, facendo un nuovo,
vano tentativo di muoversi.
- Tu ti senti a pezzi, e non riesci a far funzionare
ancora la mente, non  vero?
- S...
- Non preoccuparti.  normale, nelle tue condizioni.
- Cosa... cosa mi  successo?
- Hai commesso una grossa corbelleria - sospir
suor Vittoria. - Per fortuna non sei riuscita
a commetterla fino in fondo!
- Non ricordo nulla. Mi sembrava di avere la
testa piena di ovatta...
- Ti hanno portata qui la notte scorsa. T'eri
imbottita di sonnifero.
Nella mente di Brunella incominci faticosamente
a ricomporsi il mosaico della memoria.
La lite con Aldo... lui mi ha piantata, non s'
pi fatto vivo... Mi sentivo cos sola... Poi quell'esame
all'universit, andato male... Devono essermi
saltati i nervi, e...
Con sgomento, la ragazza si rese conto che quell'irresistibile
desiderio di farla finita, di chiudere
tragicamente la sua giovane vita, non l'aveva affatto
abbandonata. Lo ritrovava intatto, nel fondo della
sua anima.
Gli occhi le si riempirono di lacrime. Un pianto
sommesso, silenzioso, il suo.
- Coraggio, il brutto  passato - disse suor
Vittoria.
- No, no... - mormor Brunella, asciugandosi
gli occhi col dorso della mano.
La suora si avvicin al letto e le porse dei fazzolettini
di carta.
- Piangi, piangi pure fin che ne hai voglia, ragazza
mia - le disse. - Ti far bene.
- Ma... ma non capisce? Io volevo morire, e...
- singhiozz Brunella.
- E l'hai scampata bella! Saresti da sculacciare,
altro che da consolare... Comunque, tutto  bene
ci che finisce bene. Quindi, non pensarci pi.
- Gi, fa presto, lei! Ma io volevo morire...
- Questo lo hai gi detto. E ci hai provato, no?
Dovresti vergognartene... Ma  inutile recriminare.
L'importante  che la lezione ti sia servita.
- Non sono pentita di quello che ho fatto! -
scatt la ragazza.
- Ma cosa stai dicendo?
- Mi spiace solo di non essere riuscita a farla
finita!
- Ti rendi conto che stai bestemmiando? La
vita  un bene troppo prezioso perch noi si abbia
il diritto di gettarla via!
- Per me la vita non ha pi senso...
- Forse non ne aveva, quando hai preso tutte
quelle pastiglie di sonnifero. O meglio, ti pareva che
la tua vita non valesse nulla... Ma non siamo mai
buoni giudici di noi stessi. Non riusciamo quasi mai
ad essere obiettivi, credimi. Ci si lascia abbattere
da qualche avversit, e per vigliaccheria si desidera
la morte. Basta stringere un po' i denti, per, e si
possono superare anche i momenti pi grigi, pi
terribili.
- No, io...
- Tu sei giovane - la interruppe suor Vittoria.
- Hai tutta una vita davanti a te, ed  mostruoso
che tu voglia rifiutarti di viverla!
- Lei non pu capire, madre - disse Brunella.
Non piangeva pi, ora. Provava solo rabbia e
vergogna per la situazione in cui s'era venuta a
trovare.
- La mia vita non vale niente, n per me n
per gli altri - mormor la ragazza. - E non sono
stata neppure capace di andare all'altro mondo!
- Questo  l'unico aspetto positivo della faccenda -
disse la suora, seccamente.
- Dipende da punti di vista. E in questo caso
il punto di vista che conta  il mio, non le pare?
La mia esistenza mi appartiene!
- S, ti appartiene, ma solo per viverla, non per
disfartene!
Brunella si prese il viso tra le mani, sospirando.
- No, no, parliamo due lingue diverse, madre.
Non possiamo intenderci.
Suor Vittoria fece per replicare, ma vi rinunci,
con una scrollata di spalle. Sapeva per esperienza
che chi era reduce da un tentato suicidio spesso
provava pi della delusione per essere stato salvato
che del sollievo. Per lo meno nei primi momenti,
quelli del risveglio, dell'impatto con la realt. Era
abbastanza normale.
- Se hai bisogno di qualcosa, suona il campanello -
disse la suora, lasciando la stanza.
La ragazza, rimasta sola, cerc di ricostruire gli
avvenimenti che l'avevano condotta in quella camera
d'ospedale.
Come hanno fatto a salvarmi? Ero sola, in casa,
ero certa che nessuno mi avrebbe potuto trovare e
soccorrere in tempo...
Le sembrava di ricordare d'essere caduta a terra,
mentre tentava di raggiungere il letto.
Mi sono trascinata sul pavimento, ho rovesciato
una sedia, un tavolino...
Ricordi confusi, annebbiati, che le balenavano
nella mente solo per un attimo, come in un lampo
di lucidit. Poi tutto tornava a farsi buio, imperscrutabile.
Dei colpi... S, ricordo dei colpi che risuonavano
nella mia testa... Qualcuno bussava alla porta,
suonava il campanello... E una voce, una voce che
mi chiamava...
Non riusciva a comporre con precisione i tratti di
quel disegno, ma la realt di quegli attimi terribili,
in cui la sua esistenza era stata legata a un filo,
andava definendosi nei contorni.
Quella ragazza americana, che occupava l'appartamento
attiguo al suo... S, doveva essere stata lei
a dare l'allarme, a soccorrerla, a chiamare l'ambulanza.
Qualche mese prima s'erano scambiate le
chiavi delle rispettive abitazioni, dopo aver saputo
che le visite dei ladri, nello stabile, andavano facendosi
troppo frequenti. Cos, quando una delle
due si trovava fuori citt, l'altra poteva sempre dare
un'occhiata all'appartamento vuoto.
Deve proprio essere stata Peggy a salvarmi, riflett
Brunella. Avr sentito del trambusto, mentre
rientrava... Il tavolino, la sedia, tutto quello che ho
urtato e rovesciato a terra cadendo... Era lei a bussare,
a suonare! Sar corsa a chiamare il portiere,
pensando alla presenza dei ladri... E cos mi hanno
trovata priva di sensi e mi hanno spedita in ospedale.
Peggy aveva la chiave, non hanno neppure
dovuto buttar gi la porta...
Prov un senso di stizza, di rabbia impotente.
Ma perch non s' fatta gli affari suoi, quella?
Si chiese, per, come si sarebbe comportata al
posto di Peggy.
Be', non l'avrei lasciata morire, questo  certo...
E avrei sbagliato! S, perch ognuno deve essere
padrone assoluto della propria vita... Quella suora
la pensa diversamente, ma non c' da stupirsi, data
la veste che porta. Ma cosa ne pu sapere, lei, della
vita di ogni giorno? Ha la fede, lei, ha la sua missione,
e tanto le basta... Io, invece...
Gli occhi tornarono a riempirsi di lacrime.
Io non ne posso pi! pens, singhiozzando.
- Pi... pi! - grid, quasi, esasperata.
Ripens alle ragioni che l'avevano spinta a compiere
quel gesto disperato. La noia, la solitudine,
un disperante vuoto interiore. Incolmabile...
La debolezza fsica, ora, sembrava ingigantire
quei problemi che avevano minato il sistema nervoso
della ragazza.
Se Peggy non si fosse accorta di nulla... A quest'ora
potrei gi essere morta, non esisterei pi!
Quell'idea non la turb affatto.
Ci riprover, si disse. S, lo rifar...
- Se l' cavata - sospir suor Vittoria - ma temo
che quella ragazza ci dar qualche grattacapo...
- Perch, non  contenta d'essere rimasta sulla
faccia della terra? - disse Lorenzo, sorridendo...
- Pare proprio di no, dottore.
- Be', sar ancora sotto choc. Le passer...
- Lo penso anch'io. Comunque la terr d'occhio.
Non vorrei che tentasse nuovamente di commettere
una sciocchezza. Me ne sono passati molti,
sotto gli occhi, di mancati suicidi, in tutti questi
anni, e so per esperienza che in certi casi sono tentati
di riprovarci.
- Gi, quando si decide di togliersi la vita vuol
dire che si  veramente a terra, che ci si sente dei
falliti. E il fatto che il suicidio vada a vuoto pu
essere interpretato come un ennesimo fallimento...
La ragazza le ha spiegato le ragioni del suo gesto?
- No, e non le ho chiesto nulla. Non m' sembrata
nello stato d'animo ideale per affrontare l'argomento.
Chiss forse con lei, dottore...
- Andr a darle un'occhiata - disse Lorenzo,
facendosi pensoso. Era la prima volta che si trovava
a dover seguire un mancato suicida, in passato
il caso aveva sempre rifilato ai suoi colleghi questo
tipo di pazienti.
Il medico, in questi casi, deve diventare soprattutto
uno psicologo, riflett, mentre si dirigeva verso
la camera di Brunella.
La trov assopita, e stava per tornare sui suoi
passi quando la voce della ragazza lo fece sussultare.
S'era svegliata di colpo, o forse aveva solo finto di
dormire.
- Dottore, non pu darmi qualcosa per far sparire
l'emicrania che mi sta facendo impazzire? -
chiese Brunella.
Lorenzo si avvicin al letto, studiando i lineamenti
tirati del viso della ragazza. Pallida, visibilmente
sofferente, appariva di una bellezza delicata.
Fragile.
- Non le hanno gi dato dei sedativi? - domand.
- S, ma non mi hanno fatto nulla. Ci vorrebbe
qualcosa di pi forte...
- Nel suo stato non pu prendere niente di...
energico, diciamo cos. Lei ormai  fuori pericolo,
ma le sue condizioni restano delicate. Non dimentichi
che  stata a un passo dalla morte.
- Non lo dimentico affatto! - replic Brunella,
con tono sferzante.
- Potr rimettersi in una settimana come in un
mese, tutto dipende dall'integrit del suo fsico e
dalla sua reazione. Le doti di recupero variano ovviamente
da individuo a individuo. Lei ha avuto
delle malattie, in passato?
- No, sono sempre stata sana come un pesce -
sospir la ragazza. - Credo di non aver fatto neppure
le tipiche malattie infantili.
- Allora faccia attenzione, quando potr rimettersi
in piedi ad avvicinare gli altri pazienti - disse
Lorenzo, sorridendo. - Qui abbiamo anche dei
bambini con la rosolia, il morbillo e via dicendo, e
sarebbe spiacevole che lei venisse contagiata...
Brunella rimase seria, cupa.
- Stavo veramente per morire, dottore?
- S,  stata soccorsa appena in tempo. Anche
solo una mezz'ora di ritardo avrebbe potuto esserle
fatale. Anzi, le dir che non mi aspettavo di
riuscire a salvarla... La dose di sonnifero che lei
ha ingerito poteva essere mortale, in un altro soggetto.
- Come mai, allora, con me ha fatto cilecca?
- Un po' per la tempestivit con cui  stata soccorsa,
come ho gi detto. E un po' anche perch
il suo fisico doveva gi essere abituato a quel particolare
tipo di sonnifero. C' stata assuefazione, capisce?
- Insomma, se avessi preso un prodotto diverso,
a cui non ero abituata, sarei andata all'altro
mondo.
- Probabilmente s.
- Buono a sapersi...
Il tono provocatorio della ragazza, la trasparente
allusione all'eventualit di un prossimo nuovo tentativo
di togliersi la vita, irritarono il giovane medico.
Fu tentato di dare una solenne lavata di capo
alla paziente, ma si trattenne, ricordando quanto
aveva detto suor Vittoria.
S, dev'essere ancora sotto choc, riflett, e
non servirebbe a nulla prenderla di petto, ora. Quando
sar pi in forze, e avr la mente lucida, ne
riparleremo...
- Dovr stendere un rapporto, signorina - le
disse, asciutto. - Forse lei ignora che per chi tenta
il suicidio possono esserci delle conseguenze penali...
- Lo so, lo so - sbuff Brunella. - Ma non
mi preoccupo certo per questo!
- Comunque, per evitarle delle grane, potrei dichiarare
che lei ha semplicemente sbagliato dose di
sonnifero. Un incidente, una disattenzione, insomma.
La ragazza lo fiss a lungo, perplessa.
- Dottore, perch se la prende tanto a cuore? -
gli chiese, poi. - Chi glielo fa fare?
Lorenzo prov un fastidioso senso di imbarazzo.
- Se ne stupisce o se ne rammarica, signorina?
- Non dovrebbe preoccuparsi per me - rispose
Brunella. - Non ne vale la pena, mi creda.
- Non faccio mai questioni personali - replic
Lorenzo, seccamente. - Cerco di comportarmi
nella stessa maniera con tutti i miei pazienti. Tutto
qui.
-  stato lei a salvarmi?
- S...
- Avrei preferito che non lo facesse.
- Quando lei  arrivata in ospedale non potevo
certo chiedere il suo parere! - scatt il giovane
medico. - Era quasi in coma... E in ogni caso, se
anche fosse stata in grado di dirmi come la pensava,
non mi sarei neppure sognato di lasciarla morire.
- Non sono padrona di farla finita, se voglio?
- No!
- Per lei si atteggia ad arbitro delle esistenze
degli altri, dottore! Io non sono libera di morire,
mentre lei si sente in diritto di costringermi a
vivere!
-  il mio mestiere. Lavoro qui per tenere in
vita i miei pazienti, non per spedirli all'altro mondo
a loro discrezione.
- Lasciamo perdere - sospir la ragazza. -
Non credo che riusciremmo mai a intenderci noi due.
- Perch voleva morire? - le chiese Lorenzo.
La ragazza lo guard con aria di sfida.
- Semplicemente perch ero stufa di vivere!
Non le sembra una ragione sufficiente?
- No, la trovo solo infantile.
- Lei non pu capire...
- Be', mi aiuti lei a capirla!
- Perch dovrei farlo?
- Perch spiegando a me cosa l'ha spinta a compiere
quel gesto disperato forse potrebbe guardare
pi a fondo in se stessa, e capire d'aver commesso
un errore.
- Parlandone, potrei solo convincermi sempre
pi d'aver fatto qualcosa di inevitabile, qualcosa di
cui non posso e non voglio pentirmi.
- Ne  proprio sicura?
- Dottore, lei  gi entrato nella mia esistenza,
condizionandola, impedendomi di morire. Non le
basta, questo? - disse Brunella con voce nervosa,
tremante. - Il suo compito  finito, adesso mi lasci
in pace!
- No, il mio compito non  ancora finito, signorina -
sospir Lorenzo. - Dovr continuare a occuparmi
di lei, almeno finch sar una mia paziente.
Quando verr dimessa dall'ospedale, allora...
- Spero proprio di andarmene presto! - scatt
la ragazza. - Non ne posso pi delle sue prediche
e di quelle di quella suora! Vada via, mi lasci sola! -
strill, non riuscendo pi a trattenere le lacrime.
- Cerchi di calmarsi...
- Volevo morire, e lei me lo ha impedito! La
detesto, la odio! - url Brunella, scoppiando in
un pianto dirotto. - La odio... la odio...

 Capitolo quarto.

Solo dopo un paio di giorni Brunella fu in grado di
sollevarsi sul letto e di consumare pasti regolari.
Trovava quella sua condizione avvilente. Si sentiva
umiliata, dovendo dipendere completamente dalle
infermiere, da suor Vittoria.
Non avrei neppure la forza di uccidermi!
pensava, provando un senso d'angoscia, di impotenza.
Peggy, la sua vicina di casa, fu la prima a farle
visita, ma Brunella non parve affatto felice di vederla.
Si sentiva in imbarazzo, e si rendeva conto
di non riuscire a mascherare il suo stato d'animo.
- A quanto pare ti devo la vita - le disse, impacciata,
sforzandosi di sorriderle.
- Quella notte ho creduto che ci fossero i ladri,
in casa tua - disse la ragazza americana. - Ho
chiamato il portiere, e... be', ti abbiamo trovata in
quello stato!
- Se tu non avessi avuto la chiave del mio appartamento,
avreste perso tempo per buttar gi la
porta - mormor Brunella, pensosa. - Sai, il dottore
mi ha detto che sarebbe bastato un ritardo di
mezz'ora e per me non ci sarebbe stato pi niente
da fare...
Suor Vittoria entr nella stanza per dare un medicinale
a Brunella.
- Qui sei in buone mani - disse Peggy. - Sono
certa che ti rimetterai in fretta.
- La sua amica non  una malata modello -
brontol la suora.
- Davvero? Fa i capricci? - chiese Peggy, divertita.
- Questo da te proprio non me l'aspettavo,
Brunella! Non vuoi guarire alla svelta?
- Be', io... - balbett la ragazza.
- No, sembra che non le importi di guarire -
intervenne ancora suor Vittoria, piuttosto acidamente.
- Ma  proprio vero, Brunella? - chiese Peggy,
stupita.
- Mi sento a terra, sono confusa, ecco tutto -
rispose la ragazza.
- Certo, devi aver passato dei momenti terribili...
Ma cosa ti  successo? Perch ti sei sentita
male? Ho sentito uno dei barellieri che diceva, mentre
ti portavano via, che presentavi i sintomi di un
avvelenamento...
- S,  cos - mormor Brunella.
- Avevi mangiato dei cibi guasti? - chiese
Peggy, con candore.
Brunella colse lo sguardo penetrante di suor Vittoria
puntato su di lei.
- S, devo aver pasticciato un po'. Devo aver
mangiato qualcosa che m'ha fatto male - sospir.
- Ma tu mangi sempre al ristorante, o apri qualche
scatoletta in casa - osserv la ragazza americana,
perplessa.
- Si vede che non ci si pu pi fidare neppure
dei ristoranti e delle scatolette! - sbuff Brunella.
- Mio Dio, adesso che so cosa ti  capitato non
riuscir pi a mangiare tranquilla! - disse Peggy.
- Lo sai come sono suggestionabile, io...
- Senti, mi... mi ha cercato qualcuno, a casa?
- No, non credo. Ho detto al portiere che sarei
venuta a trovarti, e mi ha dato la posta che ti ho
portato. Non mi ha detto niente, non c'erano messaggi
per te. Vuoi che avverta qualcuno, Brunella?
- No, lo far io stessa, quando mi sentir pi
in forze. Per il momento, se qualcuno ti chiede di
me di' che sono partita, che rester fuori citt per
un po'... Avvertir solo mia madre, per evitare che
si metta in agitazione. Sai, mi telefona un paio di
volte la settimana, e se non mi trova pensa subito
al peggio.
- Be', allora io vado... Non voglio affaticarti
troppo - disse Peggy, chinandosi ad abbracciare
l'amica. - Torner a trovarti, e la prossima volta
voglio vederti in piedi. Okay?
- Okay - disse Brunella, sforzandosi di sorridere.
Quando Peggy usc dalla stanza, suor Vittoria
non la segu. Rimase accanto alla porta, fissando
pensosa Brunella.
- Perch mi guarda in quella maniera, madre? -
le domand la ragazza, infastidita e imbarazzata
da quello sguardo penetrante, che pareva volerle
scavare nel fondo dell'anima.
- Mi stavo chiedendo per quale ragione non hai
detto la verit alla tua amica - disse la suora.
- Non lo so neppure io...
- Ne sei proprio certa?
- Be', me lo spieghi lei! - scatt la ragazza.
Provava un improvviso bisogno di piangere, di lasciarsi
andare a uno sfogo di lacrime liberatrici.
 la debolezza, pens. Sono veramente a
pezzi, ho sempre voglia di piangere...
- Io credo che tu non abbia detto alla tua amica
come sono andate realmente le cose perch provavi
un senso di vergogna - disse suor Vittoria,
pacatamente.
- Pu anche darsi, madre. S, in un certo senso
mi vergogno di non essere riuscita a...
- Non ricominciare, per favore! - la interruppe
la suora, spazientita.
- Volevo morire, e non ci sono riuscita, ho fallito.
Ecco di che cosa mi vergogno!
- Ti vergogni della tua debolezza, della fragilit
dei tuoi nervi, dello stato d'animo che ti ha
spinta a commettere una sciocchezza imperdonabile.
 cos, credimi, anche se tu non hai il coraggio di
confessarlo neppure a te stessa.
- Si sta sbagliando, madre - disse Brunella,
cocciutamente.
- Non sono infallibile - sospir suor Vittoria,
allargando le braccia. - Ma mi auguro, per il tuo
bene, di aver ragione... Comunque sia, non dovresti
prendertela con il dottor Berardi, non ti pare?
- Ma io...
- Gliene hai dette di tutti i colori, lo hai trattato
malissimo, come se per te fosse un nemico!
E pensare che ha solo la colpa di averti salvato la
vita...
- Certo, per...
- Anche di questo dovresti vergognarti, ragazza
mia - prosegu suor Vittoria, senza lasciare a
Brunella il tempo per replicare. - Se proprio ci
tenevi a farla finita, sono affari tuoi. Ma non puoi
insultare un uomo come il dottor Berardi, non puoi
prendertela assurdamente con chi ha fatto semplicemente
il suo dovere!
- S, capisco, ma...
- Pensaci, rifletti - disse la suora, lasciando la
stanza.
 vero, devo aver esagerato con quel dottore,
si disse Brunella, rimasta sola. Ma ero sconvolta...
Ho detto delle assurdit, non potevo certo pretendere
che un medico mi lasciasse morire! Devo
aver fatto la figura della stupida... Poveretto, lui era
orgoglioso d'avermi salvato la vita, e s'aspettava che
lo ringraziassi. E io gli ho detto che lo detesto, che
lo odio...
Dopo quel primo scontro, il giovane medico s'era
comportato con Brunella con un certo distacco. Le
sue visite quotidiane erano state molto formali, rigorosamente
professionali. Non aveva pi tentato
di farle la predica.
Deve esserci rimasto male, pens la ragazza.
Si sar offeso... Che oca! Do la colpa agli altri,
mentre io sono l'unica responsabile...
Quella sera Brunella si sorprese ad attendere quasi
con ansia il momento della visita di Lorenzo. Ma al
suo posto comparve un medico di mezza et, brusco
e piuttosto distratto.
Da un'infermiera la ragazza venne a sapere che
Lorenzo aveva il suo turno di riposo.
L'indomani, quando il giovane medico riprese
servizio, Brunella si fece trovare seduta su una sedia,
intenta a sfogliare una rivista.
- Chi l'ha autorizzata a lasciare il letto? - le
chiese Lorenzo, seccamente.
- Mi sento meglio, dottore - rispose la ragazza,
accennando un sorriso.
- Lei  ancora molto debole, deve restare a letto
fino a quando lo dir io. Mi sono spiegato?
- Be', non si arrabbi, io credevo che...
- Un medico  il miglior giudice, in questi casi.
Si lasci guidare, collabori, invece di creare delle
difficolt.
Brunella si alz di scatto, irritata dal tono perentorio
di Lorenzo.
- Lei non pu essere dentro di me, dottore!
Se le dico che mi sento meglio, che posso reggermi
in piedi,  perch...
Ma non pot proseguire. La vista le si annebbi,
sent che le forze la abbandonavano.
Lorenzo la prese prontamente tra le braccia, sorreggendola,
impedendole di scivolare a terra.
Senza dire una parola, la sollev e la deposit
sul letto.
Ho fatto di nuovo la figura della povera stupida!
pens Brunella, riprendendosi. Ho voluto
strafare, ed ecco il risultato...
- D'accordo, sono ancora a pezzi, ha ragione
lei, dottore - sospir. - Quanto ci vorr perch
mi rimetta?
- Dipende anche da lei.
- Come sarebbe a dire?
- Se si lascer curare, se non commetter imprudenze,
in un paio di settimane potr tornare
quella di prima. Salvo complicazioni, naturalmente.
- Che genere di complicazioni?
- Il suo corpo  stato messo a dura prova, tutti
i suoi organi sono stati... coinvolti, diciamo cos.
Chi tenta di togliersi la vita, spesso non ci riesce,
ma subisce delle conseguenze che possono essere di
ordine cardiaco o cerebrale o di altra natura. Lei
 giovane, sana, e dovrebbe uscire indenne da questa
brutta avventura. Ma non si pu mai dire...
- Sta cercando di spaventarmi, dottore?
- Mi limito a dirle le cose cos come stanno. O
forse preferisce che le racconti delle frottole per
tranquillizzarla?
- No, no, preferisco la verit, in ogni caso -
disse Brunella.
- Bene. Io gliel'ho detta. Ora ne tragga lei le
debite conclusioni.
Lorenzo fece per avviarsi e lasciare la stanza, ma
la ragazza lo trattenne.
- Pu dedicarmi ancora un paio di minuti, dottore?
- Certo. Mi dica, signorina...
- Volevo solo scusarmi per quello che  accaduto
l'altro giorno. Sono stata scortese con lei, mi
sono comportata come una stupida...
- Era ancora sotto choc - disse Lorenzo. -
Quindi  perfettamente scusabile. E poi, sa, ho fatto
il callo a certe situazioni. Spesso i miei pazienti se
la prendono con me, se non guariscono in fretta o,
come nel suo caso, se si rammaricano addirittura
per il fatto che io li abbia aiutati a cavarsela... Io
fungo da parafulmine, ecco tutto.
- Mi creda, non volevo offenderla.
- Le credo. E mi fa piacere sentirglielo dire.
Questo significa che lei sta... tornando alla normalit.
Il viso di Brunella si rabbui di colpo.
- No, non  cambiato nulla - mormor. -
Continuo a pensare che sarebbe stato meglio per
me morire... Ma mi vergogno di essermela presa
con lei, dottore. Lei ha fatto il suo dovere, salvandomi.
- Quando avr voglia di fare una chiacchierata,
mi avverta - disse Lorenzo.
- Ha intenzione di psicanalizzarmi, per caso?
- Non ho una specializzazione specifica in materia.
Non potrei farlo, quindi. Per vorrei che lei
mi parlasse di s, della sua vita, di ci che l'ha spinta
a desiderare di farla finita.
- Si interessa sempre cos tanto dei suoi pazienti?
- Dipende dai casi.
- Cosa intende dire?
- Se qualcuno si rompe una gamba, io gliela
aggiusto. E a quel punto il mio compito si esaurisce.
Ma nel caso di un mancato suicida, non  sufficiente
salvargli la vita. Bisognerebbe anche individuare
il motivo che l'ha portato a compiere un gesto disperato.
Se si tratta di ragioni in teoria valide, di
traumi violenti, di fortissime emozioni, non c' da
preoccuparsi.  difficile che si ripetano le stesse
circostanze, e che i suoi nervi cedano nuovamente.
La lezione, lo choc subito, dovrebbero essere salutari...
Ma ci sono oasi in cui un individuo vuole
togliersi la vita senza alcuna ragione concreta, e allora
la molla di questo suo gesto va ricercata in
squilibri nervosi. Per cui, una volta stabilito che le
cose stanno cos, io ho il dovere di passare la mano
allo psichiatra, all'analista.
- Se ho ben capito, dottore, c' il rischio che
lei, dopo avermi rimessa in sesto, mi spedisca in
una casa di cura... in un manicomio!
Lorenzo scoppi a ridere.
- Lo sa, signorina, che lei ha uno spiccato senso
del tragico? Drammatizza subito, senza mezzi termini.
 incredibile!
- Io non ho mai avuto malattie nervose - disse
Brunella, imbronciata.
- Tanto meglio.
La ragazza sollev lo sguardo. Fiss intensamente
Lorenzo.
- Dottore, mi dica la verit... Cosa pensa di me?
- Perch ci tiene a saperlo?
- Be', ci tengo a sapere con chi ho da fare e
come mi vedono gli altri... per regolarmi, insomma.
- Penso che lei abbia commesso una sciocchezza,
tentando il suicidio.
- Ma lei non mi conosce, non sa perch l'ho
fatto...
- Questo  vero. Ma in ogni caso il suicidio rimane
una corbelleria. Uno stolto atto di vilt, comunque
sia.
Brunella abbass lo sguardo, rimase muta, pensosa.
- Non se la sente ancora di parlarmi di s? -
le chiese il giovane medico.
- No... Non servirebbe a nulla - mormor la
ragazza. - Sarebbe tempo perso...
- Non dimentichi che io sono disposto a perdere
un po' di tempo con lei - sospir Lorenzo,
uscendo dalla stanza.
Brunella prov un senso di smarrimento, trovandosi
sola. Avrebbe voluto che il dottore fosse rimasto
accanto a lei ancora per un poco. Avrebbe voluto
ascoltare la sua voce profonda, pacata, rassicurante.
Una voce che aveva un che di affettuoso
anche quando si faceva brusca, tagliente.
In fondo  ancora un ragazzo, non deve avere
molti anni pi di me, pens Brunella. Venticinque,
ventisei... Non deve averne di pi. Forse con
uno come lui potrei intendermi... Non parlerei a
un vecchio medico un po' ottuso, il dottor Berardi
potrebbe capire i miei problemi perch, in qualche
maniera, devono essere anche i suoi. Apparteniamo
alla stessa generazione...
Continu a pensare a Lorenzo, cercando di immaginare
che tipo potesse essere, senza il camice
bianco. Fuori dall'ospedale.
 un bel ragazzo... Un fisico da atleta, un viso
interessante, di una bellezza particolare... Quei capelli
biondi, ricci, poi, gli danno un'aria da ragazzino...
Lo immagin in jeans e maglietta, in una discoteca,
tra amici. Ma c'era qualcosa che stonava: Lorenzo
le appariva sempre piuttosto serio, con un
velo di tristezza nello sguardo.
Con la professione che s' scelto, non avr certo
molto tempo per divertirsi...
Si chiese se aveva la ragazza.
Be', mi stupirebbe se non l'avesse... Un tipo
del genere deve averne molte che gli corrono dietro!
Ma non ha l'aria di essere un tipo facile... No, niente
stupide avventure, scommetto che il dottor Berardi
 di quelli che credono solo in un rapporto
sentimentale vero, profondo... Ma quale sar il suo
tipo? Una studentessa di medicina, magari bruttina
ma molto intelligente e attiva... O la figlia del primario
o di un barone delle cliniche... E se invece
fosse sempre troppo preso dal suo lavoro per
pensare all'amore? Se fosse uno di quelli che vanno
con una ragazza con lo stesso impegno con cui
vanno allo stadio o al cinema, per svagarsi e basta?
Magari se la intender con delle infermiere, qui in
ospedale...
Si apr la porta, ed entr suor Vittoria. Era l'ora
dell'iniezione. Brunella arross violentemente, quasi
temesse che la suora potesse leggerle nella mente e
scoprire che stava fantasticando in maniera indiscreta
sul conto del dottor Berardi.

 Capitolo quinto.

Quando Aldo si affacci sulla porta della stanza,
Brunella prov una sensazione di imbarazzo e di
fastidio.
Aveva pensato pi volte all'eventualit di quella
visita, e s'era detta che certamente si sarebbe sentita
emozionata.
In un certo senso, aveva pensato,  per
Aldo, o  anche per lui, che ho tentato di togliermi
la vita... Se quella notte lo avessi trovato, se mi
avesse risposto al telefono, forse mi sarei sfogata e
non avrei trovato il coraggio per...
Ma ora Aldo le appariva quasi un estraneo.
 con lui che ho filato, in questi ultimi mesi?
si chiese, mentre il giovane avanzava, impacciato,
verso il suo letto.  lui il mio uomo?
Le sembrava di rivedere semplicemente un vecchio
amico che le riportava alla memoria il ricordo
sbiadito di un rapporto senza storia. Di un flirt
senza senso.
- Ciao, Brunella - disse Aldo, abbozzando un
sorriso. - Come ti senti?
- Un po' a pezzi - rispose la ragazza, con tono
neutro, distaccato.
- Ho parlato con un medico. Mi ha detto che
ti rimetterai alla svelta. Niente di grave, insomma.
- Pare di s...
- Perch non mi hai avvertito? Mi sarei fatto
vivo prima.
- Stavo troppo male per...
- Capisco.
- Come hai saputo?
- Ti ho telefonato parecchie volte, nei giorni
scorsi. Non trovandoti, sono passato, e... la portiera
del tuo palazzo mi ha detto che...
Cosa diavolo sar andata a raccontargli, quella
pettegola? si chiede Brunella, stizzita.
- Ha parlato di avvelenamento, o qualcosa del
genere - prosegu Aldo. - Ma cosa ti  capitato?
- Ho rischiato di finire all'altro mondo. Tutto
qui.
Il giovane la fiss a lungo, perplesso, incerto.
- Di' un po', non avrai per caso...
- Non avr cosa? - fece lei, vedendolo esitare.
- Be', non avrai mica fatto una sciocchezza?
- Suicidio, intendi? - disse Brunella, con tono
di sfida.
Aldo annu.
- Mi credi capace di fare una cosa del genere? -
domand la ragazza.
- No... no, non ti ci vedo proprio, a pensarci
bene.
- Perch, scusa?
- Brunella, tu hai la tendenza a drammatizzare,
ed  tipico di tutte le donne - disse Aldo. - Ma
in definitiva devi volerti troppo bene... S, hai sempre
avuto la vita comoda, hai potuto toglierti ogni
capriccio, e quindi non penso che potresti mai desiderare
di farla finita. Non avresti ragione di farlo,
capisci?
- Mi giudichi una superficiale, in poche parole.
- No, ma...
- Ho capito, lascia perdere - lo interruppe la
ragazza.
- Si  trattato di un incidente, non  vero?
- Ma s, s, uno stupido incidente! - scatt
Brunella. - Ho mangiato qualcosa che m'ha fatto
male... cibi guasti, roba del genere.  successa a me.
Aldo sorrise, scuotendo il capo.
- Lo avevo immaginato. Sei sempre con la testa
tra le nuvole, tu!
La ragazza si pass una mano sul viso, sospirando
profondamente.
- Mi sento stanca, Aldo - mormor. - Scusami,
ma...
Il giovane si alz, sempre sorridendo.
- Certo, ora ti lascio... Hai bisogno di riposo,
di quiete. Torner a trovarti, uno di questi giorni.
Sai, ho sempre un sacco di cose da fare, ma vedr
di liberarmi, e...
- S, capisco.
- Allora... auguri, Brunella, e a presto.
- A presto - ripet la ragazza.
Lo vide lasciare la stanza, provando un senso di
sollievo.
Due estranei, pens. Non siamo altro che
due estranei... Me ne rendo conto soltanto adesso.
Ma perch? Perch siamo arrivati a questo punto?
Forse lo siamo sempre stati... Il nostro rapporto
non  stato altro che un equivoco...
Aldo non si sarebbe rifatto vivo. Brunella ne era
certa, pur senza sapersene spiegare la ragione. Forse
lui avrebbe dato un colpo di telefono, per sapere
come stava. Ma non sarebbe tornato a trovarla. E
lei non desiderava affatto di rivederlo. Ne era certa.
Aveva creduto di amarlo, ma adesso capiva che
quel sentimento che s'era illusa di provare era semplicemente
un gioco. S, un gioco e basta.
Uno dei tanti giochi che, messi insieme, hanno
formato finora la mia esistenza, pens, con amarezza.
Quella notte, quando mi sentivo a terra,
quando provavo il desiderio di comunicare con qualcuno,
di aggrapparmi a qualcuno, ho pensato ad
Aldo, l'ho cercato, ho individuato in lui l'unica
ancora di salvezza... In realt, m' venuto in mente
Aldo solo perch era il ragazzo con il quale ero
uscita pi spesso negli ultimi tempi, quello che
consideravo il mio ragazzo... Ma, lui o un altro,
non avrebbe fatto differenza! Non l'ho mai amato
veramente... Non ho mai amato sul serio nessuno!
Prov un senso di rabbia impotente, ricordando
il sorriso vagamente ironico di Aldo, quando lei gli
aveva chiesto se la riteneva capace di togliersi la
vita.
Mi considera una ragazza superficiale, viziata,
una specie di oca di lusso! Ha detto che non mi ci
vede a tentare il suicidio, che mi voglio troppo
bene! Se sapesse quanto mi trovo insopportabile,
invece! Ma chi crede di essere? Non ha capito un
bel niente di me, non mi conosce affatto, e pretende
di giudicarmi!
Delle voci e dei passi, nel corridoio, la strapparono
alle sue amare riflessioni.
Brunella lanci un'occhiata all'orologio, posato
sul comodino. Era l'ora della visita pomeridiana dei
medici. Era di turno il dottor Lorenzo Berardi, quel
giorno, e la ragazza sent sbollire la rabbia, l'irritazione,
il turbamento che le aveva provocato la
visita di Aldo. E non sapeva nemmeno lei perch.
Mano a mano che i giorni passavano, quel giovane
medico le diventava sempre pi simpatico...
A quanto pare hai fatto la pace col dottor Berardi -
disse suor Vittoria, mentre controllava che l'inserviente
riassettasse a dovere la stanza.
Brunella, in vestaglia, era seduta su una sedia,
accanto alla finestra, e stava sfogliando una rivista.
La ragazza sollev lo sguardo, e sorrise alla suora.
- Dev'essere un tipo in gamba... Non  vero,
madre?
- S,  un caro ragazzo - rispose suor Vittoria.
- Sai, di solito si pensa che chi fa il medico
segue una precisa vocazione. Ma io ne ho conosciuti
tanti, di medici, che pur essendo bravi, preparati,
efficienti, prendevano la loro professione come un
mestiere qualsiasi. Non ci mettevano il... cuore, capisci?
Il dottor Berardi, invece, crede fermamente
in quello che fa. Per lui la medicina  una missione.
Una fede.
- A volte lo vedo cupo, per - osserv Brunella.
- Ha un'aria pensosa, un po' triste, come
se fosse preso da pensieri poco piacevoli.
- Avverte il peso delle responsabilit che cadono
su di lui, appunto perch prende terribilmente
sul serio la sua professione. E poi, oltre a prestare
la sua opera qui, in ospedale, continua a studiare
per conseguire la specializzazione.
- Ma non tira mai il fiato? Non gli capita mai
di vivere la vita di un giovane normale, di uno
qualsiasi?
Suor Vittoria sospir profondamente, scuotendo
il capo.
- Ha fatto una scelta, ha imboccato una strada.
La sua vita e la medicina, per lui, sono una cosa
sola, capisci?
- Ho notato che con i pazienti sta un po' sulle
sue - disse la ragazza.
- Se desse corda a tutti quanti, diventerebbe
matto, non ti pare? Comunque, per quello che ti
riguarda, direi che il dottor Berardi ha preso a cuore
il tuo caso.
- Davvero? Gliene ha parlato? - fece Brunella,
incuriosita.
Suor Vittoria non rispose, e dopo aver dato un'ultima
occhiata di controllo alla stanza si avvi per
uscire.
- Mi dica, madre, il dottore le ha parlato di
me? - le chiese ancora la ragazza.
La suora, sulla porta, si arrest e si volt verso
Brunella.
- Parliamo spesso dei pazienti, il dottore ed io
- borbott.
- Ma di me cosa le ha detto?
Suor Vittoria fece una smorfia che, con un po'
di buona volont, avrebbe anche potuto essere interpretata
come un tentativo di sorriso.
- Segreto professionale! - disse. E si ecliss.
- Dica la verit, dottore, lei  ancora in collera
con me - disse Brunella.
Lorenzo le teneva il polso, e rimase impassibile.
- Lo vede che ho ragione? - sospir la ragazza.
- Non mi risponde neppure, scommetto che
non mi ascolta nemmeno!
Il giovane le lasci il polso, e le lanci un'occhiata
divertita.
- O ascolto lei, o... ascolto il suo polso, signorina.
Ho dato la precedenza a quest'ultimo, date le
circostanze. A proposito, ammesso che la cosa possa
interessarla, lei si sta riprendendo in maniera
soddisfacente.
- Perch non dovrebbe interessarmi, scusi? -
chiese Brunella, sconcertata dal tono vagamente ironico
del medico.
- Se non sbaglio, fino a qualche giorno fa lei
affermava di infischiarsene della sua guarigione...
- Be', s, ma...
- Diceva di essere profondamente delusa per
aver fallito il suo tentativo di suicidio, e che della
vita, della sua vita, non le importava assolutamente
nulla. Non  cos?
- Lei mi sta prendendo in giro, dottore.
- Non vorr che prenda sul serio una paziente
che si lamenta per essere stata salvata, andiamo!
-  proprio come pensavo. Lei se l' legata al
dito, non mi ha ancora perdonato le cose spiacevoli
che le ho detto quel giorno...
Lorenzo scoppi a ridere, di colpo. Brunella lo
guard con un'espressione sconcertata.
- Lo sa che lei  proprio un bel tipo, dottore? -
sbott poi.
- Davvero? - fece lui, seguitando a ridere sommessamente.
- Gi, prima mi tratta gelidamente, con tipico
distacco professionale, poi mi fa la predica, e per
finire mi ride in faccia!
- Potrebbe trattarsi di una nuova terapia, per
stimolare il paziente, per spingerlo a reagire - disse
Lorenzo, con aria divertita.
- E che vantaggio dovrebbe ricavarne, il paziente? -
domand la ragazza, imbronciata.
- Potrebbe anche ritrovare la voglia, il gusto
di vivere - rispose il medico. - Tutto aiuta, non
le pare?
Brunella scroll le spalle.
- Ci vuole ben altro, per ricominciare ad amare
la vita! - sospir.
- Lo sa che in certi momenti sembra una bambina
che si atteggia ad adulta, che scimmiotta i
grandi?
- Si spieghi meglio.
- Da quando  arrivata qui, lei non fa altro che
parlare di morte, di inutilit della vita, e di altre
enormit - disse Lorenzo, facendosi serio. - Ma
vorrei proprio sapere cosa pu saperne, lei, della
vita...
- Qualcosina ne so, gliel'assicuro! - sibil Brunella,
punta sul vivo. - Non mi sottovaluti, non
sono poi la ragazzina che lei crede!
- Non faccia la donna vissuta, non  il suo
ruolo, mi dia retta - sospir il giovane.
- Be', lei non si atteggia forse a grand'uomo? -
sbuff la ragazza, visibilmente irritata. - Lei fa
presto a giudicare... Finch si tratta di diagnosticare
una malattia, di vagliare le condizioni fisiche di un
paziente, non discuto... Ma non le sembra di essere
un po' presuntuoso, pretendendo anche di fare...
una cartella clinica delle condizioni psicologiche,
emotive, mentali, di chi le capita a tiro? Si crede
proprio un infallibile psicologo?
Brunella aveva parlato di getto, senza riflettere.
Istintivamente. E le parve di udire le parole che
uscivano dalla sua bocca come se fosse stata un'altra
persona a pronunciarle.
- Mi scusi, non volevo offenderla - mormor,
rendendosi conto d'essere andata un po' troppo oltre.
- Ma  stato lei a stuzzicarmi, a provocarmi...
E succede sempre cos.
- Ha proprio un bel caratterino, Brunella -
sospir Lorenzo.
Era la prima volta che il giovane medico la chiamava
semplicemente per nome, e la ragazza prov
una strana sensazione. Come un'ondata di calore
che la avvolgeva all'improvviso.
Devo essere arrossita, si disse. E a quella vaga
emozione subentr una certa irritazione. Che stupida!
Adesso lui penser che... Ma no, cosa pu
pensare? Niente, proprio niente! Sto facendo tutto
io, come al solito... Mi creo problemi inesistenti, mi
metto in agitazione per delle sciocchezze!
Lorenzo seguitava a fissarla, con aria assorta, senza
dire una parola.
- Avanti - sbuff Brunella - non se la prenda,
mi dia subito una bella sgridata, e non parliamone
pi! Ma non mi tenga il muso, non lo sopporto proprio.
- Una bambina capricciosa... - mormor il
giovane, come se stesse pensando ad alta voce.
- Come?
- Lei  una bambina capricciosa, viziata. E
adesso non mi dia del presuntuoso, non sarebbe il
caso. Non pretendo di psicanalizzarla. Mi limito a
manifestare l'impressione che ricavo dal suo comportamento,
da quello che dice, e soprattutto da
come lo dice.
- Non le capita mai di prendere delle cantonate?
- gli chiese la ragazza, con tono ironico.
- S, a volte s. Come capita a tutti, del resto.
- Per, in questo caso,  convinto d'aver fatto
centro...
- Esattamente. Per lo meno fino a prova contraria -
disse Lorenzo, annuendo.
- E dovrei fornirgliela io questa... questa prova
contraria?
- E chi, se no?
- Ho capito la manovra, lei vuole spingermi a
raccontarle il perch del mio mancato suicidio. Non
 cos?
- Non  una novit. Ne abbiamo parlato fin
dal primo giorno, e le ho detto che secondo me parlando
di quello che  accaduto, affrontando la realt,
lei potrebbe... chiarirsi le idee, diciamo cos. Se
continua a chiudersi in se stessa, a compatirsi, non
risolver nulla. Quando uscir di qui non sar poi
tanto diversa dalla ragazza che  entrata in questo
ospedale, quella notte, in fin di vita. L'unica differenza
sar che, sul piano puramente fisico, lei sar
clinicamente guarita. Ma porter ancora, dentro di
s, i problemi e gli scompensi che l'hanno spinta a
cercare la morte.
Lorenzo aveva parlato con aria grave, e Brunella
intu che il tono scherzoso del medico, la sua condiscendenza
nell'accettare la polemica, il battibecco,
non erano stati altro che i tasselli di un preciso mosaico.
Aveva cercato di provocarla, di determinare
in lei delle reazioni contrastanti, e alla fine aveva
sferrato il colpo: l'aveva messa di fronte a una realt
che lei, pi o meno inconsciamente, si rifiutava
di accettare e di affrontare.
- Adesso devo lasciarla - disse Lorenzo, avviandosi
verso la porta. - Lei non  l'unica ospite
di questo ospedale, purtroppo...
- Dottore, io...
- Ne riparleremo, Brunella. Ne riparleremo.
Il medico usc, e la ragazza rimase a fissare la
porta che s'era chiuso alle spalle.
Ha ragione, pens. S, forse ha ragione lui...
Ma in fondo mi ha detto delle cose che sapevo perfettamente.
Quando uscir di qui, fisicamente sar
a posto, ma per il resto...
Si chiese se il dottor Berardi si prendeva cos a
cuore tutti i casi che gli capitavano. Le sembrava
impossibile che riuscisse a partecipare ai drammi
interiori di tutti i suoi pazienti.
Be', ma in questo ospedale c' un sacco di gente
che viene solo per togliersi l'appendice, per rimettere
in sesto le ossa, per rappezzare qualche acciacco.
E tutti questi pazienti non devono certo avere
dei grossi problemi esistenziali... Io, invece, sono
in una condizione particolare. Forse chi ha tentato
il suicidio gode di un trattamento speciale, viene
tenuto sotto osservazione, viene -seguito con maggiore
cura...
Tuttavia l'atteggiamento del giovane medico nei
suoi confronti le appariva un po' fuori dall'ordinario.
Il suo interessamento non  solo professionale,
 anche... umano, ecco. Gi, ma suor Vittoria dice
che il dottor Berardi fa storia a s, che  uno di
quei medici che prendono il loro lavoro come una
missione...
Un pensiero attravers la mente di Brunella, facendola
sorridere.
Non sar che mi arrovello tanto, sul conto del
dottore, solo perch mi piace?
Il sorriso si spense sulle labbra della ragazza.
S, mi piace, lo trovo attraente, ma nello stesso
tempo ha il potere di irritarmi... Quando mi guarda,
con quei suoi grandi occhi azzurri, mi fa sentire
una bambina... In certi momenti, quella sua aria
di superiorit mi esaspera! Non mi prende sul serio...
E io non ho mai potuto soffrire la gente che
mi tratta con sufficienza! No, non mi prende sul
serio... per si preoccupa per me, e vorrebbe aiutarmi.
Perch? Se mi considera una bambina viziata,
una povera sciocca, perch si d tanto da fare?
 assurdo...
Si rese conto, all'improvviso, che lo stato d'animo
che provava in quel momento non le era sconosciuto.
Qualcun'altro, in passato, aveva determinato
in lei le stesse reazioni: attrazione e irritazione,
simpatia e rabbia quasi infantile, gratuita...
Nella sua mente si deline una figura ancora vaga
nei contorni. Un ragazzo, biondo, con gli occhi azzurri...
Stefano...
Brunella prov un senso di angoscia, recuperando
nella memoria dei ricordi sempre pi precisi.
Anche Stefano mi guardava in quel modo... S,
proprio come il dottor Berardi! Con sufficienza, a
volte con compatimento... E anche lui mi chiamava
bambina viziata e mi faceva delle prediche, mi
dava delle vere e proprie strigliate! Mi piaceva... e
lo detestavo! Mi attraeva, e al tempo stesso lo trovavo
insopportabile! Forse lo amavo... e forse lo
odiavo! Stefano...
Brunella continuava a ripetere, tra s, quel nome.
Un nome che da anni aveva dimenticato, sepolto
nella memoria, e che ora riaffiorava e prendeva
corpo in un'altra persona, in un giovane medico che
si stava dando da fare, dopo averla restituita alla
vita, per renderla anche cosciente e desiderosa di
vivere.

 Capitolo sesto.

- S, quel ragazzo le assomigliava, dottore - disse
Brunella, studiando il volto di Lorenzo. - Dal primo
momento che l'ho vista, ho avuto la vaga sensazione
che ci fosse qualcosa di familiare, in lei...
Ma essendo certa di non averla mai incontrata prima,
non ho dato peso alla cosa. Poi m' venuto in
mente quel ragazzo... Ricordi d'infanzia, o quasi.
Avr avuto quindici anni, io... Lui, Stefano, ne aveva
diciotto, mi pare.
- Mi parli di lui - disse il giovane medico, addossandosi
alla parete, accanto alla finestra. Brunella
era seduta su una poltroncina, tra la finestra e il
letto, e quel mattino aveva un'aria serena, distesa.
- Perch vuole che le parli di Stefano? - chiese
la ragazza.
-  stata lei a incominciare, a tirare in ballo
quel ragazzo. Il fatto che mi assomigli mi incuriosisce -
rispose Lorenzo, sorridendo. - Ne era innamorata?
Brunella arross lievemente, e dallo sguardo di Lorenzo
cap che lui se n'era accorto.
- Devo essere ancora piuttosto debole - mormor
la ragazza. - Mi emoziono per la minima
sciocchezza, divento rossa per niente...
- Un po' di colorito le dona, gliel'assicuro -
disse Lorenzo, ottenendo l'effetto di farla arrossire
ancora di pi.
- Di che cosa stavamo parlando? - fece Brunella,
confusa.
- Di un ragazzo che mi assomiglia.
- Ma... non vorrei rubarle del tempo prezioso,
dottore.
- Posso concedermi una breve pausa. Invece di
andare a bere un caff, l'ottimo caff che sa preparare
suor Vittoria, far quattro chiacchiere con lei.
Non c' problema. Allora, sentiamo, che tipo era
questo Stefano?
- Un bel ragazzo... - disse Brunella, sentendosi
di nuovo avvampare. Il suo sguardo era puntato
sul viso di Lorenzo, mentre pronunciava quelle
parole.
Penser che sono una sfacciata, che lo sto filando,
si disse la ragazza, imbarazzata. Ma no,
no, sono sempre io che mi invento i problemi... Ma
perch non sto calmina?
- Atletico, biondo, con degli occhi azzurri come
i suoi - riprese Brunella. - Un tipo quadrato,
molto maturo per la sua et.
-  stato il suo primo amore?
Ormai il ghiaccio era rotto, e questa volta Brunella
non arross pi.
- S, credo di s... Per quanto, a quindici anni
non si pu sapere molto dell'amore. Si tratta di
cotte, di simpatie...
- Com' andata a finire?
- In una bolla di sapone. Io ero insofferente,
capricciosa, lo tormentavo... S, dovevo proprio essere
insopportabile! - disse Brunella, sorridendo.
- E cos Stefano, dopo aver cercato inutilmente di
darmi una regolata, di aiutarmi a maturare, mi ha
mandata cordialmente al diavolo. Chiss, forse qualche
anno dopo, quando sono finalmente cresciuta,
avremmo anche potuto intenderci. Ma lui ormai
era via, s'era trasferito all'estero con la famiglia.
Non ne ho pi saputo niente. M'ero dimenticata
di Stefano... Conoscendo lei, m' tornato improvvisamente
in mente. Sa, anche lui mi faceva le
prediche...
- Spero di ottenere dei risultati migliori di quelli
che, a quanto lei mi ha detto, ha raggiunto quel
ragazzo - disse Lorenzo, ridendo.
- Le prediche non servono a nulla - sospir
la ragazza.
- Certo, specialmente quando chi le ascolta fa
orecchio da mercante...
- Non ricominci a prendermi in giro, dottore,
la prego - disse Brunella.
- Lei  cresciuta in provincia, vero? Anch'io
sono nato in un piccolo centro, in campagna -
disse Lorenzo. - Come vede, abbiamo qualcosa in
comune.
- La provincia... - sospir Brunella. - La
detesto!
- Perch? Io trovo che abbia il suo fascino.
- Mi sono sempre sentita opprimere, soffocare,
nella piccola citt dove sono nata e cresciuta.
- Io penso, invece, che in provincia si possa
ancora vivere in una dimensione pi umana. La
grande citt ci rende come tanti piccoli robot. Si
vive tutti ammucchiati senza magari conoscere neppure
il vicino di casa.
- Ha nostalgia del suo paesello, dottore? -
chiese la ragazza, con un sorrisetto vagamente ironico.
- S, spesso - rispose Lorenzo, con tono pacato.
- Io dalla provincia sono scappata, a gambe
levate.
- Vuole dire che  scappata da casa?
- Be', questo no...
- Se n' andata con il consenso dei suoi genitori,
allora.
- S, anche se ho dovuto sudare le proverbiali
sette camicie per convincerli. Sa, mio padre  un
uomo un po' all'antica, uno di quelli che pensano
che una ragazza di buona famiglia abbia un solo
dovere, nella vita: quello di trovare un buon partito,
di accasarsi, di mettere al mondo un po' di
marmocchi!
- E sua madre che tipo ?
- La tipica signora bene di provincia, patronessa
di vari istituti benefici, un po' bigotta, un
po' snob... Buona come il pane, ma un po' vuota,
capisce?
- Non  molto tenera con i suoi genitori, Brunella.
Eppure ho l'impressione che le abbiano sempre
dato tutto ci che poteva desiderare.
- S, in effetti  cos. Ma non siamo mai riusciti
a intenderci... Loro sono soddisfatti pienamente
della dorata mediocrit in cui vivono. Nessuna
preoccupazione economica, una posizione
di prestigio nell'ambito della piccola comunit in
cui vivono e via dicendo...
- A lei, invece, tutto questo non andava, vero?
- No, non mi bastava. Il che  diverso, dottore.
- E cosa voleva? Cosa sognava?
- Qualcosa di diverso... anche se devo ammettere
che non ho mai capito esattamente cosa potevo
desiderare, cosa mi aspettavo dal mio futuro. Mi
sono trasferita in citt un paio d'anni fa, con il pretesto
dell'universit... Volevo vivere la mia vita,
sentirmi indipendente.
- A casa sua non era libera di fare quello che
voleva? - chiese Lorenzo.
- S... Ma bisognava sempre discutere. Anche
se io finivo regolarmente per spuntarla, quel genere
di vita mi esasperava. Volevo sbrigarmela da sola,
nella grande citt, in un ambiente diverso.
- Con l'assegno mensile di pap, magari...
- Be', s, certo, la mia famiglia mi mantiene
agli studi. Ma che c'entra?
- Niente, dicevo cos per dire.
- Avrei dovuto cercarmi un lavoro?  questo
che sta pensando?
- Se voleva effettivamente imparare a conoscere
la vita, farsi le ossa, forse avrebbe dovuto affrontare
la realt fino in fondo. In pratica, mi sembra
di capire che dopo aver fatto la figlia di pap in
provincia, lei  venuta in citt per fare esattamente
la stessa cosa.
- Ma io studio, frequento l'universit, sono al
secondo anno di legge - obiett la ragazza.
- Lei stessa, poco fa, ha ammesso che l'universit
 stato solo un pretesto per trasferirsi in citt -
replic il medico.
- S,  vero - ammise Brunella. - Ma bene
o male ho sempre studiato...
- Ha dato tutti gli esami, finora?
- S.
- E li ha passati tutti in maniera soddisfacente? -
incalz Lorenzo.
- Quasi tutti - sospir lei. - Comunque, prima
o poi la prender, quella benedetta laurea, non
dubiti.
- La laurea, il fatidico pezzo di carta, non servono
poi un granch, se vengono considerati solo
come una specie di dovere. Bisogna credere in
ci che si fa, non  d'accordo?
- Io ho sempre creduto in quello che facevo, dottore.
- Sul serio? Mi dica, allora, che uso intende
fare della laurea in legge che prender un giorno?
- Be', non saprei...
- Entrer in uno studio legale? Far l'avvocato?
- No, non mi ci vedo proprio, n a fare un lavoro
di routine in un ufficio, n in tribunale -
protest Brunella.
- E allora, a cosa le servir quel pezzo di carta?
Per soddisfare, che so, la sua vanit?
- No, ma...
- Lo vede? Lei frequenta la facolt di legge solo per correre dietro a un pezzo di carta. Ma non
crede veramente in quello che fa - concluse Lorenzo.
- E cosa dovrei fare, secondo lei? - domand
la ragazza, stizzita.
- Non ne ho la minima idea. Tocca a lei deciderlo.
 lei la diretta interessata, Brunella. Deve
semplicemente stabilire cosa le interessa veramente,
cosa vuole fare da grande, e imboccare la strada
che ha scelto.
- Gi, fa presto lei...
- Ci sar pure qualcosa che le piace, che le interessa,
no?
- Non saprei...
Lorenzo sospir, allargando le braccia.
- Allora mi sa tanto che suo padre aveva ragione...
- Cio?
- Lei deve essere proprio una di quelle ragazze
di buona famiglia che, nella loro vita, possono ambire
solo a un ruolo: quello della moglie, della mamma...
Dovrebbe tornare a casa, scegliere un buon
partito, e seguire le orme di sua madre.
Lorenzo aveva parlato con tono estremamente
serio, ma la ragazza colse nel suo sguardo un lampo
d'ironia.
-  questo che pensa di me, dottore?
- S.
- Non  molto lusinghiero.
- Perch no? A questo mondo ci vogliono anche
le ragazze come lei... delle brave mogliettine
borghesi, senza grilli per la testa, che si dividono
tra la famiglia e le opere benefiche.
- Ricomincia a prendermi in giro?
- Mi limito a trarre delle conclusioni. Lei ha
ammesso di non sapere esattamente quello che vuole
dalla vita, di non sentirsi particolarmente attratta
da niente... quindi non le resta che rientrare nei
ranghi, e dimenticare dei sogni che in definitiva
sono confusi e non hanno possibilit di concretizzarsi.
- Il fatto che non abbia ancora imboccato la
mia strada non significa che non possa trovarla, un
giorno o l'altro. Perch dovrei arrendermi, alzare
bandiera bianca?
Lorenzo le sorrise.
- Lo vede che ci tiene a vivere? Lo vede che
la vita, per lei, ha ancora uno scopo? Non uno scopo
preciso, d'accordo... ma per lo meno lei ha voglia
di individuarlo, questo scopo.
- Complimenti, dottore - disse Brunella, seccamente.
- Lei  molto in gamba, sa portare il discorso
sempre dove le fa comodo...  riuscito a
farmi dire delle cose in cui, in fondo, non credo.
O non credo pi, per lo meno. In realt, la mia vita
non ha senso...
- Tocca a lei dargliene uno, Brunella.
Lorenzo si avvicin alla ragazza, rimase a lungo
a fissarla, pensoso. Nel suo sguardo c'era come un
velo di tenerezza.
Allung una mano, sfior i lunghi capelli con una
carezza appena accennata. Lieve, lieve.
- Non si butti via, Brunella. Sarebbe un peccato - mormor.
Poi parve scuotersi, riprendersi da un sogno ad
occhi aperti. La sua voce e i suoi gesti si fecero pi
bruschi. Lanci un'occhiata all'orologio, e si avvi
verso la porta.
- Da domani pu scendere per un'oretta in giardino,
nel pomeriggio, se il tempo  buono - le disse,
senza voltarsi. - Un po' di moto le far bene,
ha bisogno di prendere aria...
Il giovane medico si ferm, sulla porta, e si volse
verso la ragazza.
- Restando sempre chiusa qua dentro, finir per
appassire...
Suor Vittoria lanci un'occhiata perplessa in direzione
della scacchiera.
- La nostra partita sta andando a rilento - sospir.
- Lo sa che da un giorno e mezzo sto aspettando
che lei si decida a fare la sua mossa?
Lorenzo stava sorseggiando una tazzina di caff,
e sorrise con gli occhi alla suora.
- Non mi faccia gli occhi dolci, non attacca! -
disse suor Vittoria. - E non mi dica neppure che
le manca il tempo per giocare, o che si trova in una
situazione difficile e non sa che mossa fare per venirne
fuori...
Il giovane medico pos la tazzina e incominci
a frugare nelle tasche del camice, alla ricerca di una
sigaretta.
- Si vede che mi manca l'ispirazione - disse
Lorenzo, ridendo.
- Da quando in qua bisogna essere ispirati
per giocare a scacchi?  sufficiente avere la mente
libera, concentrarsi un pochino. Gi, ma lei la mente
deve averla fin troppo occupata...
- S, effettivamente questo  un periodo di lavoro
piuttosto intenso.
- Non mi riferivo al lavoro in generale.
- Sbaglio, o  in arrivo una bella predica? -
chiese il giovane, con un sorriso affettuosamente
canzonatorio.
- Lei le prediche le fa ai suoi pazienti, no? Ma
ci vuole pure qualcuno che predichi... al predicatore!
- Sentiamo...
- Lei non ce l'ha la ragazza, dottore?
Lorenzo stava per mettersi una sigaretta tra le
labbra, e rimase con la mano a mezz'aria.
- Le assicuro, madre, che mi aspettavo qualsiasi
cosa, tranne una domanda del genere! Lei riesce
sempre a sorprendermi...
- Meno male, questo vuol dire che nonostante
l'et non mi sto ancora rincitrullendo -
disse la suora.
- Ma perch vuole sapere se ho la ragazza?
- Non  bello rispondere alle domande con delle
altre domande, dottore.
- Ha ragione... No, non ho la ragazza. O quanto
meno, non credo di averla,
- Non crede? Ma che significa, scusi?
- Ho avuto e ho qualche simpatia, ecco, e
forse ci sono state e ci sono delle ragazze che pensano
di essere pi o meno legate a me. Ma in pratica
io non mi sono mai sentito legato veramente a
nessuna di loro.
- Non le sembra strano, questo?
Lorenzo accese la sigaretta, prima di rispondere,
- No, non ci trovo niente di strano. Con tutto
il lavoro che ho, con lo studio, non  che mi rimanga
molto tempo da dedicare alle love story.
- Ma un ragazzo della sua et...
- Ne abbiamo parlato altre volte, madre, ricorda?
Mi sembra di averle gi spiegato che, prendendo
terribilmente sul serio la mia professione, nutro
forti dubbi sulla possibilit di trovare la ragazza
adatta a me... Dovrebbe essere capace di restarsene
in disparte, di dare sempre la precedenza al mio lavoro.
E non  facile incontrare una ragazza disposta
ad assumere un ruolo cos umile.
- Lei mi ha anche detto, per, che l'eventualit
di dover sacrificare la sua esistenza di uomo
alla professione medica a volte la turba profondamente.
- S,  vero. Ma alla resa dei conti, superati
gli inevitabili momenti di dubbio, di scoramento, mi
rendo conto d'aver imboccato la strada giusta, quella
che pi di ogni altra fa per me. E cos, tutto il
resto passa in seconda linea.
- Capisco - sospir suor Vittoria.
- Ed ora posso sapere perch ha compiuto questa
indagine sulla mia vita sentimentale?
- Non ho ancora finito, dottore... Se una ragazza
si innamorasse di lei, come si comporterebbe?
- Be', dipende...
- Se si trattasse di una ragazza che le piace -
precis la suora.
- Potrei anche darle corda. Ma non credo che
la prenderei sul serio, oltre un certo limite. A meno
che non si trattasse di quel tipo di ragazza ideale,
fatta su misura per me... Ma non penso che esista.
Penso proprio di no.
- E se a innamorarsi di lei fosse una paziente?
Lorenzo scoppi a ridere.
- Oggi lei non finisce di sorprendermi, madre!
Ma cosa le salta in mente?
-  gi successo, no? Tempo fa c' stata quella
ragazza, ricorda? Ma s, quella che s'era spezzata
una gamba sciando... Era decisamente cotta di
lei, o l'ha scordato?
-  vero - ammise Lorenzo. - Ma visto che
lei ha buona memoria, dovrebbe anche ricordare
come mi sono comportato.
- S, ha passato quella paziente a un suo collega...
a uno anziano, al riparo da ogni tentazione.
Per quella ragazza non le diceva nulla, non  vero?
- La vedevo esclusivamente come una paziente.
- Ma se l'avesse incontrata in circostanze diverse,
senza una gamba ingessata, e se non fosse stato
il medico incaricato di curarla, avrebbe provato
qualcosa per lei?
- No, non era proprio il mio tipo.
- E se a innamorarsi di lei fosse il suo tipo? -
incalz suor Vittoria.
- Madre, si pu sapere dove vuole andare a
parare?
- A Brunella.
- Cosa c'entra quella ragazza?
- Mi sbaglier, ma...
- Quando lei attacca un discorso con un mi
sbaglier, ma..., significa che  pi che convinta
di quello che sta per dire - la interruppe Lorenzo,
sentendosi vagamente a disagio.
- Mi sbaglier - riprese la suora - ma Brunella
si sta innamorando di lei. Se gi non lo .
- E cosa glielo fa pensare?
- Basta vedere come la guarda... Forse quella
ragazza non s' ancora resa conto d'essere innamorata,
per...
- Be' se non se ne rende conto, siamo a cavallo,
non le pare? Il problema non sussiste proprio.
- Prima o poi Brunella lo capir, e allora...
- In quel caso far come in passato - tagli
corto Lorenzo.
- Passer la paziente a un altro collega?
- S, naturalmente.
- Me lo auguro...
- Lo dice con un tono... Perch, ne dubita,
forse?
- Non saprei, ma...
- Non penser che anch'io mi stia innamorando,
adesso! - sbott il giovane.
- Perch no? Crede forse di essere diverso da
tutti gli altri uomini?
- No, ma in ogni caso... Insomma, non potrei
mai innamorarmi di un tipo come Brunella.  una
bambina viziata, un essere debole, vuoto...
- Per anche lei, dottore, quando la guarda ha
un'aria strana - azzard suor Vittoria.
- Pu darsi... Forse perch quella ragazza riesce
spesso ad irritarmi. Mi viene una gran voglia
di sculacciarla!  indisponente, con quella sua aria
da povera vittima.  una figlia di pap che non sa
quello che vuole dalla vita, e che sta giocando con
la sua esistenza. La sta sprecando.
- Perch non se ne lava le mani, dottore?
Lorenzo colse un lampo d'ironia nello sguardo
della suora.
-  una mia paziente, e almeno per il momento
non mi sembra di avere alcun motivo per... girarle
alla larga.
- Stia attento, comunque - disse suor Vittoria.
- So badare a me stesso, madre - replic Lorenzo,
ridendo.
Ma quando la suora fu uscita, il sorriso scomparve
dalle labbra del giovane medico. Le parole di
suor Vittoria lo avevano messo a disagio. Lo avevano
turbato.
Quella ragazza non rappresenta nulla, per me,
al di fuori di un... caso clinico, si disse Lorenzo.
Tutto qui. Non c' niente di personale, non pu
esserci niente!
Si lasci cadere su una sedia, davanti alla scacchiera.
Cerc di concentrarsi, di studiare una mossa
per parare l'attacco del bianco. Constat che
il nero si trovava in seria difficolt.
C' sempre una via d'uscita, riflett. Ecco,
potrei sacrificare la regina, per salvare il mio re e
nello stesso tempo per intrappolare una torre e un
cavallo avversari... Oppure potrei lasciare le cose
come stanno, rischiare... Chiss, forse il bianco
non proseguir l'attacco nel senso che immagino
io...
Nella mente di Lorenzo, sulla regina nera,
quella che avrebbe dovuto sacrificare per evitare
guai maggiori, si sovrappose l'immagine di Brunella.
Devo sacrificare anche lei?, si domand, perplesso.
Sto correndo realmente dei rischi, con Brunella?
Certo, se fosse vero quello che ha detto suor
Vittoria, e cio che quella ragazza  innamorata di
me, la situazione diventerebbe imbarazzante... Potrei
chiedere a qualche collega di prendersi cura di
Brunella, spiegandogli la situazione. Sono cose che
succedono... Ma perch dovrei battere in ritirata?
Di che cosa ho paura? Se anche Brunella si prendesse
una cotta, saprei come tenerla a bada. So essere
gelido, scostante, quando voglio. No, non  di
lei che ho paura... Forse  solo di me stesso!
Decise di non sacrificare la regina nera. Avrebbe
rischiato.

 Capitolo settimo.

Brunella stava passeggiando nel giardino dell'ospedale,
quando vide comparire Lorenzo in fondo a
un vialetto.
Il giovane medico stava chiacchierando con un
collega, e non parve accorgersi della presenza della
ragazza.
Fu lei ad andargli incontro, dopo aver esitato per
qualche attimo.
Si direbbe che mi sfugga, negli ultimi giorni,
pens Brunella. Non capisco proprio perch...
Prima si dava tanta pena per me, me lo trovavo tra
i piedi un sacco di volte al giorno. Adesso, invece...
Quando Brunella incroci i due medici, Lorenzo
le rivolse solo un frettoloso, apparentemente distratto
cenno di saluto.
- Mi scusi, dottor Berardi - disse la ragazza,
fermandosi. - Potrei parlarle un momento?
Lorenzo sembr incerto, ma il collega risolse la
situazione salutandolo e allontanandosi in fretta.
- Mi dica, signorina - borbott Lorenzo, mettendosi
una sigaretta tra le labbra.
- Vorrei fumare anch'io, le spiace?
- No,  meglio di no. Non si  ancora ristabilita
completamente, e il fumo... be',  pur sempre
un veleno.
- Anche lei, allora, sta tentando il suicidio! -
replic Brunella, ridendo. - Ho notato che fuma
parecchio...
- Lo ammetto,  una delle mie debolezze, l'unica
che forse non sono mai riuscito a controllare.
- Ne ha anche delle altre?
- Cosa?
- Debolezze - disse la ragazza, fissandolo incuriosita.
- Non riesco proprio a immaginare quali
possano essere...
- Ne ho, ne ho, non dubiti. E chi non ne ha,
d'altra parte? Per fortuna, le mie debolezze sono
tutte di poco conto.
- Lasci giudicare a me, dottore. Mi dica quali
sono.
Lorenzo non rispose. Si incamminarono, lentamente,
in silenzio.
- Cosa voleva dirmi? - le domand lui, ad un
certo punto.
- Niente di particolare. Volevo solo fare quattro
chiacchiere con lei.
- Ma ci siamo visti gi due volte, oggi...
- S, ma nella mia stanza, con suor Vittoria e
una infermiera che ci ronzavano attorno. Qui, in
giardino, invece,  diverso... Se lei non indossasse
un camice bianco, potremmo quasi sembrare una
coppia qualsiasi che sta facendo quattro passi al parco,
non le pare?
- Presto lei potr andarci, al parco - disse
Lorenzo.
- Ha intenzione di dimettermi?
- Se non ci saranno complicazioni, e a questo
punto non dovrebbero essercene, lei potrebbe tornare
a casa nel giro di una settimana, dieci giorni
al massimo.
Brunella rimase impassibile, lo sguardo sperduto
nel vuoto.
- Credevo di darle una bella notizia - disse il
giovane medico. - E invece lei non sembra affatto
contenta...
- Cosa si aspettava? Che facessi i salti di gioia?
- Pensavo che ormai avesse superato lo choc,
che stesse riprendendo gusto a vivere.
- Tornare a casa... Ma quale casa? Un lussuoso
ma anonimo, freddo appartamentino,., vuoto, s,
vuoto come la mia anima!
- Ricomincia a fare la vittima, Brunella?
- Ma io sono una vittima, che le piaccia o no!
- scatt la ragazza.
- Certamente... Una vittima di se stessa.
- Questione di punti di vista.
- Lei ha tutto per godersi la vita.  giovane,
sana, bella... s,  anche molto carina, e lo sa benissimo,
non  forse vero?
- E con questo?
- A una ragazza fa sempre piacere essere carina,
non dica di no.
- D'accordo - sospir Brunella - sono giovane,
sana, carina... Ma questo non risolve i miei problemi.
- Quali problemi? Non dovrebbe averne di
nessun genere. Non certo economici, tanto per incominciare...
E anche questo, checch se ne dica,
aiuta! I soldi non daranno forse la felicit, ma indubbiamente
consentono di rendere pi comodo,
pi accettabile, qualsiasi senso di insoddisfazione.
Il mondo  pieno di gente che soffre, Brunella...
- Bella consolazione!
- S, il mondo  pieno di gente che soffre -
ripet Lorenzo - e lei voleva morire perch... trovava
noioso vivere! Lo sa benissimo che questo non
mi  mai andato gi.
- Lei non pu capirmi, dottore...
- E lei? Lei si capisce, forse? Non direi proprio,
vista la confusione che ammette di avere in
testa!
- Insomma, secondo lei dovrei consolarmi pensando
che c' chi sta peggio di me?
- Mi sembra una ragione valida.
- No, no, non avrebbe senso...  storia vecchia!
- Non le pare di vedere le cose in maniera un
po' troppo egoistica?
- Mi spiace, ma non ho a disposizione una visuale
diversa, pi ampia - disse la ragazza, seccamente.
- Allora vuol proprio dire che con lei ho fallito
almeno in parte il mio compito...
- Cosa intende dire, dottore?
- L'ho salvata, l'ho guarita, ma ho ottenuto dei
successi esclusivamente sul piano fisico. Per il resto,
non ho concluso un bel niente. Lei uscir di qui
con le sue gambe, ma sar pi o meno la stessa ragazza,
disperata, vuota, che  stata ricoverata quella
notte.
- Be', si consoli, dottore - disse Brunella, gelidamente.
- Lei  convinto che la mia disperazione,
il mio vuoto interiore, non hanno ragione
di essere, no?  certo che la responsabilit del mio
stato  unicamente mia, vero? E allora lei ha la
coscienza a posto, non ha nulla da rimproverarsi.
Proprio nulla.
Brunella allung il passo. Lorenzo la lasci allontanare,
fissandola con un senso di rabbia che non
sapeva spiegarsi.
S, meriterebbe una sonora sculacciata, si disse.
E prima o poi dovr trovare qualcuno che gliela
dia...
Nei giorni della sua convalescenza, a Brunella capitava
talvolta di venire a contatto con la dura, terribile,
spietata realt dell'ospedale e dei suoi ospiti
forzati. Uno spaccato di vita che la ragazza, cresciuta
nella bambagia, aveva sempre ignorato.
Un pomeriggio, stanca di restarsene chiusa nella
sua stanza, in una solitudine sempre pi opprimente,
Brunella si mise a ciondolare per i vari reparti
dell'ospedale, curiosando nelle corsie.
Era l'ora delle visite. Nei corridoi c'era molta
confusione, grappoli di parenti si ammassavano attorno
ai letti dei pazienti.
C'erano anche dei letti, per, ai quali nessuno si
avvicinava. In genere, gli occupanti di quei letti
erano dei malati anziani, dall'aria triste, rassegnata.
Non devono aver nessuno, pens Brunella,
provando una stretta al cuore. O forse i figli, i
nipoti, non hanno tempo e voglia di venirli a trovare...
Not una ragazza che doveva avere pressapoco
la sua stessa et. Girava da una corsia all'altra,
sedeva accanto a quel vecchi malati abbandonati al
loro destino, chiacchierava un po' con loro...
Indossava una vestaglia, ed era in pantofole, e
Brunella cap che doveva trattarsi di una degente.
Ne segu le mosse, senza neppure sapersene spiegare
il perch. Le appariva strano quel suo girovagare
da un malato all'altro.
Ad un certo punto quella ragazza si accorse della
presenza di Brunella, e le sorrise. Si avvicin a
lei, e le parl affabilmente, come se si conoscessero
da sempre.
- Io mi chiamo Egle - le disse. -  la prima
volta che ti vedo... Sei qui da molto tempo?
- No, comunque  da poco che mi sono rimessa
in piedi - rispose Brunella. - Prima stavo sempre
nella mia camera.
Egle non le chiese la ragione del suo ricovero, e
Brunella gliene fu grata. Non se la sentiva n di
dire la verit, n di mentire.
- Cosa stai facendo? - le chiese Brunella.
- Ho visto che fai il giro delle corsie, che parli con i
malati...
- S, con quelli che non ricevono visite.
- Perch?
- Sono dei poveri vecchi, nessuno si occupa di
loro. Certo, qui vengono curati, ma non c' nessuno
che si prenda la briga di dir loro una parola buona,
di dar loro un po' di calore umano... Sai, quando si
sta veramente male, quando l'idea della morte diventa
qualcosa di sempre pi familiare, si ha un
gran bisogno di avere accanto qualcuno. I miei
vecchietti ormai mi conoscono, sanno di poter contare
su di me... Si sentono meno soli, si possono illudere
di non essere ormai abbandonati da tutti.
Brunella rimase profondamente colpita dalle parole
e dal tono accorato della ragazza. Egle aveva
un viso affilato, come scavato da una sofferenza che
traspariva a tratti nello sguardo febbrile. Ma da
quel volto pallido, da quella maschera di dolore,
emanava come una luce... Una serenit, una gioia
interiore, una fede incrollabile nella bont, nella
solidariet umana.
Brunella prov una sensazione di disagio, di fronte
a quella strana ragazza. Si sent ben poca cosa, al
suo confronto.
 felice..., pens, sconcertata. Riesce ad essere
felice, pur essendo evidentemente molto malata,
pur vivendo a contatto quotidiano con tanta
miseria umana, con tanti dolori, sofferenze....
Si chiese se sarebbe mai stata capace di fare altrettanto.
No, dovrei impormelo, ammise. Non sarebbe
spontaneo, sarebbe qualcosa di forzato...
Aveva sempre provato dell'indifferenza per le
sofferenze altrui. O, forse, s'era imposta quell'indifferenza,
come una forma di difesa. Temeva di sentirsi
coinvolta, di assorbire dei dolori, delle pene,
che non le appartenevano.
- Vuoi venire con me? - le domand Egle, sorridendo.
- Dove? - mormor Brunella, meccanicamente.
- Devo far visita ancora a un paio dei miei
malati - rispose la ragazza. - Saranno contenti
di vedere una faccia nuova...
Brunella cerc disperatamente una scusa valida,
convincente, per declinare quell'invito. Ma non seppe
trovarla.
Rimase muta, incerta, ed Egle interpret quel
silenzio come un assenso.
La prese sottobraccio, e si avviarono in direzione
di una corsia.
La mezz'ora che segu fu, per Brunella, una delle
pi penose della sua vita. Si trov costretta a far
conversazione con un paio di poveri vecchietti che
le sembravano dei sopravvissuti, delle larve.
Portavano sul viso e nel corpo i segni evidenti di
una morte ormai incombente. La loro apparente
rassegnazione, tuttavia, si dileguava quando vedevano
apparire Egle.
Non parlavano dei loro acciacchi, della fine imminente.
Si aggrappavano, invece, ai ricordi. Brunella
immagin che Egle avesse gi udito un'infinit
di volte quei racconti, quei brandelli di memorie.
Quando ebbe termine l'orario delle visite, le due
ragazze si avviarono per fare ritorno ai rispettivi
reparti. Egle appariva affaticata, a tratti il suo passo
si faceva incerto.
- Perch quei vecchi parlano sempre del passato? -
le chiese Brunella.
- Forse lo fanno per sentirsi ancora vivi - rispose
Egle. - Il passato  l'unica cosa che appartiene
ancora a loro. Il presente  fatto solo di sofferenza,
e in quanto al futuro... be', non ne hanno
praticamente pi.
Egle improvvisamente impallid, barcoll, e Brunella
la afferr appena in tempo per impedirle di
scivolare a terra.
- Cos'hai? - le chiese, preoccupata. - Ti senti male?
- Non  niente - mormor Egle, con un filo
di voce. - Una delle mie solite crisi...
Brunella aveva l'impressione di reggere tra le
braccia un corpo morto. Di vivo, in quel momento,
in Egle, pareva essere rimasta soltanto la
voce.
- Non riesci a reggerti in piedi? - domand
Brunella, spaventata. - Il tuo reparto  vicino... Fai
uno sforzo...
- No, no... non ce la faccio... Chiama un'infermiera...
Brunella si guard attorno, disperata.,
- Infermiera! - grid, vedendo uscire da una
porta una donna di mezza et, nella tipica tenuta
bianca e azzurrina. - Presto!
Quando il peso del corpo di Egle pass dalle sue
braccia a quelle pi robuste dell'infermiera, Brunella
prov come un senso di vertigine. Si appoggi
alla parete, la vista le si annebbi, ed ebbe paura
di svenire.
- Scusami... - sussurr Egle, accennando un
pallido sorriso. - Scusami, Brunella...
L'infermiera si allontan, reggendo saldamente la
ragazza. Un paio di pazienti, sentendo quel trambusto,
s'erano affacciati sulla porta della corsia.
- Poveretta - sospir il primo, fissando Egle
che, sempre tra le braccia dell'infermiera, stava per
scomparire oltre l'angolo del corridoio.
-  un angelo - disse l'altro, scuotendo il capo.
Brunella si avvicin ai due pazienti.
- Ma che cos'ha quella ragazza? - domand.
- Uno di quei mali che non perdonano - rispose
il paziente che aveva definito Egle un angelo.
Brunella prov come una fitta al cuore. Terribile,
profonda.
- ...  condannata? - mormor.
- S, le restano solo pochi mesi di vita.
- Ma lei lo sa? - chiese ancora la ragazza,
sconcertata.
- S, lo ha saputo fin dall'inizio.
Mio Dio, pens Brunella, Egle sa di dover
morire, sta soffrendo terribilmente, e invece di pensare
a se stessa, di disperarsi, dedica le forze che
le rimangono agli altri...
Si avvi, come un automa, verso il suo reparto.
Aveva la vista annebbiata, si sentiva oppressa da
una indefinibile angoscia. La lezione di vita e d'amore
che le aveva dato Egle l'aveva come stordita.
Ma chi sono, io? Cosa sono? Non mi sono mai
sentita un verme come in questo momento, pens.
Barcoll, con le mani protese in avanti cerc la
parete, un sostegno.
Sto per svenire...
Fu l'ultimo pensiero che le riusc di formulare.
Poi, per Brunella, fu il buio.
La ragazza riprese conoscenza nel giro di pochi minuti,
ma le parve di risvegliarsi da un lungo sonno.
Si sentiva come cullare, e riaprendo gli occhi si
rese conto che qualcuno la stava portando nella sua
camera, reggendola sulle braccia.
Si aggrapp istintivamente al collo di chi la sorreggeva,
e nello stesso istante riconobbe il suo soccorritore:
il dottor Lorenzo Berardi.
Prov un senso di imbarazzo e di vergogna.
- Sono svenuta... - mormor, meccanicamente,
con il tono di chi cerca di giustificarsi.
Il giovane medico non disse nulla. Entr nella
camera della ragazza, e la deposit sul letto.
Appariva scuro in volto, e Brunella pens che fosse
in collera con lei.
- Non so cosa mi sia successo - balbett. -
Non riesco a capire...
- Non  niente di grave - sospir Lorenzo.
- Comunque, non dovrebbe andare in giro per l'ospedale,
se non si sente ancora abbastanza in forze.
- Ho incontrato una ragazza... - mormor Brunella.
Nella sua mente stava facendosi luce. Ora
ricordava cosa le era capitato. - Una ragazza
straordinaria...
Si sollev sul letto, provando nuovamente un intenso
senso di angoscia, lo stesso che poco prima
le aveva fatto mancare le forze.
- Quale ragazza? - le chiese Lorenzo, fissandola
perplesso.
- Egle... Ha un male incurabile, ma pur sapendo
di essere condannata si prodiga per gli altri, ha
una parola buona per tutti...
- S, ho capito di chi sta parlando.
- Non so cosa mi  preso, ma... parlandole,
vedendola cos piena di comprensione, d'amore, per
quei vecchi malati, mi sono sentita... Oh, dottore,
non riesco a spiegarle cosa ho provato!
Gli occhi di Brunella s'erano velati di lacrime.
- Credo di capirla - mormor Lorenzo.
La ragazza si alz, sembrava in preda a una incontenibile
emozione.
- Quando mi hanno detto che Egle aveva solo
pochi mesi di vita, e che lo sapeva perfettamente,
mi  sembrato che il sangue cessasse di circolarmi
nelle vene. Ho avuto la percezione della... della morte,
capisce? S, della morte... e nello stesso tempo
della vita, dell'incredibile forza vitale che c'era in
quella povera ragazza! Dottore, mi dica, come fa
Egle a non avere paura della morte?
- Lei, Brunella, ha avuto paura della vita, la
notte che ha tentato il suicidio. Non  cos?
- S... ho avuto paura di continuare a vivere,
mi sentivo cos vuota... E allora ho pensato alla morte
come all'unica soluzione possibile per vincere il
mio sgomento. Ma Egle, invece, non cessa di amare
la vita pur sapendo che la morte  sempre pi prossima
per lei...
- Amando l'esistenza, il nostro prossimo, dando
uno scopo a quello che facciamo, credo che sia
possibile sconfggere qualsiasi paura... s, anche
quella della morte - disse Lorenzo, pacatamente.
Grosse lacrime scivolavano lentamente sulle gote
di Brunella.
- Non merita di morire, quella ragazza - mormor.
- Nessuno merita di morire...
- Ma perch Egle? Perch proprio lei, che 
cos piena d'umanit? Non  giusto!
- Questo dovrebbe insegnarle che la vita  un
bene prezioso, e che non si ha il diritto di gettarla
via, di rinunciarvi, come ha fatto lei.
Brunella avvert che le forze stavano nuovamente
venendole meno. Il trauma del mancato suicidio,
giorni di letto, di immobilit, e una costante tensione
nervosa, l'avevano spossata. Non era ancora padrona
dei suoi nervi. La minima emozione aveva
il potere di prostrarla, di farla cedere di schianto.
No, non voglio svenire di nuovo, pens la
ragazza. Non ora... non davanti a lui...
La vista le si annebbi nuovamente. Cerc di arretrare,
di raggiungere il letto, ma non vi riusc. Le
gambe le mancarono, e il suo corpo si afflosci come
un burattino a cui avessero reciso di colpo i fili.
Non perse coscienza, tuttavia. Il suo corpo non
rispondeva pi, ma la mente restava abbastanza
lucida.
Sent le mani di Lorenzo che la afferravano, le
sue braccia che la stringevano. E quel contatto la
rassicur, la fece sentire protetta. Teneramente protetta.
I loro visi erano vicinissimi. Si fissarono intensamente
per qualche attimo, che a Brunella parvero
un'eternit.
Poi le loro labbra si sfiorarono. Le loro bocche
si unirono.
 
Capitolo ottavo.

- Lei  stanco, dottore - disse suor Vittoria.
- Dovrebbe chiedere qualche giorno di permesso...
Lorenzo aveva appena preso servizio, quella sera,
e stava sorseggiando un caff, seduto davanti alla
scacchiera.
Il giovane medico aveva un'aria tesa, a tratti ansiosa.
Il suo stato d'animo non era sfuggito alla
suora, che lo conosceva a fondo e gli era sinceramente
affezionata. Probabilmente a suor Vittoria
non erano neppure sfuggite le ragioni che potevano
aver determinato quello stato d'animo...
S, deve aver intuito qualcosa, pens Lorenzo,
sentendosi a disagio.
- Non mi sembra il momento ideale per prendermi
una vacanza - protest. - Tra l'altro, tra
una decina di giorni ho un esame...
- Una ragione di pi per restare a casa, per pensare
unicamente a studiare, lasciando che ai pazienti
ci pensino i suoi colleghi - replic la suora.
Lorenzo spost un cavallo, sulla scacchiera. Una
mossa casuale. Non gli riusciva di concentrarsi nel
gioco.
Suor Vittoria lanci un'occhiata alla scacchiera,
mentre recuperava la tazzina che il giovane aveva
appena vuotato.
- Se lascia il suo cavallo in quella posizione, 
probabile che io vada in scacco in tre o quattro
mosse - osserv.
- Non  detto. In qualche modo me la caver -
sospir Lorenzo.
Gi, in qualche modo devo pur cavarmela...
Devo uscire da questa situazione in cui mi sono cacciato
come un imbecille! si disse. Non stava pensando
alla partita a scacchi, ovviamente, ma a quanto
era accaduto tra lui e Brunella.
Come ho potuto lasciarmi andare in quel modo?
si chiese, provando una sorda rabbia verso
se stesso. Come ho potuto dimenticare che sono
un medico, e che quella ragazza  solo una paziente
per me? Sono sempre stato un tipo equilibrato,
non ho mai fatto colpi di testa, so controllarmi in
ogni occasione... Eppure ho preso tra le braccia Brunella,
l'ho baciata!
Si sentiva avvilito, aveva la sensazione d'aver
infangato la sua professione, d'aver calpestato
quei principi morali ed etici che l'avevano sempre
ispirato.
Non mi sono neppure reso conto di quello che
stavo facendo... L'ho baciata seguendo un impulso
irrefrenabile. Ma no, no... sto solo cercando delle
scuse, delle giustificazioni, un alibi! La verit  che
mi sono sentito attratto da Brunella fino dal primo
istante che l'ho vista. Non  mai stata una paziente
come le altre, per me...
Era quella la verit. Una verit scomoda, imbarazzante,
di cui Lorenzo si vergognava profondamente.
Ma ci che lo sconcertava e lo turbava era
soprattutto il fatto d'essersi sentito irresistibilmente
attratto da una ragazza come Brunella...
Proprio una come lei! Il tipo che non ho mai
potuto soffrire... Una figlia di pap, ricca, viziata,
capricciosa! Ho sempre girato alla larga, da elementi
del genere... Eppure, in qualche modo, Brunella
mi sembra diversa... Come? Non lo so, non lo
so... Ma con certi suoi atteggiamenti mi irrita, mi
indispone, mi esaspera, mentre in certi altri momenti
provo per lei una tenerezza che nessun'altra
ragazza mi ha mai ispirato...
Suor Vittoria spost un alfiere sulla scacchiera,
riportando Lorenzo alla realt, strappandolo a pensieri
che lo angosciavano e che gli davano l'impressione
d'essere finito in un vicolo cieco.
- Aveva ragione - borbott il giovane. - Andr
in scacco in tre mosse, madre...
- Meno male! Incominciavo a non poterne pi
di questa partita, dottore. Va avanti da troppi
giorni.
- Finir tra poco, e ne incominceremo un'altra...
che finir per perdere regolarmente!
- Gli scacchi sono un ottimo termometro per
valutare le proprie condizioni psicofisiche - disse
suor Vittoria. - Se si ha la mente confusa,
se si  affaticati, non si riesce a giocare decentemente.
Bisogna avere la mente sgombra, i riflessi
pronti. Bisogna essere in forma, insomma.
Lorenzo le sorrise stancamente.
- Sta ripartendo alla carica per convincermi a
prendere qualche giorno di riposo,  cos?
La suora annu, rendendogli un sorriso che a Lorenzo
parve vagamente allusivo. D'intesa.
S, forse ha ragione lei, si disse il giovane.
Se rester a casa per un po' di giorni, se mi butter
nello studio, se... se non rivedr per un po'
Brunella, tutto passer. Intanto lei si rimetter completamente,
verr dimessa, e al mio ritorno il problema
non sussister pi...
- Pensa che il primario mi conceder qualche
giorno? - domand, fissando suor Vittoria.
- Le dar una settimana.
- Come fa ad esserne cos sicura?
- Gliene ho parlato proprio stamattina...
Lorenzo, suo malgrado, scoppi a ridere. Si sentiva
spossato, angosciato, ma le premure di suor Vittoria,
la maniera discreta ma pressante con cui lei
si faceva partecipe della sua esistenza, lo intenerivano
e al tempo stesso lo divertivano.
Suor Vittoria era lo spauracchio dell'ospedale.
Solo con lui, con Lorenzo, cambiava registro. Diventava
materna, premurosa.
- D'accordo - sospir Lorenzo. - Finiamo
questa benedetta partita... La prossima la incominceremo
al mio rientro in ospedale, tra una settimana.
Quel bacio aveva come stordito Brunella. Era rimasta,
inerte, tra le braccia di Lorenzo, provando una
piacevole sensazione d'abbandono.
Lui, per, s'era ripreso subito. S'era staccato da
lei bruscamente, ed era uscito dalla stanza senza
voltarsi. Senza dire una parola.
Perch lui? Perch proprio lui? s'era chiesta,
poi, la ragazza, provando un senso di smarrimento.
Con tutti gli uomini che ci sono sulla faccia
della terra, proprio di uno come lui dovevo innamorarmi?
Passa il tempo a farmi delle prediche, mi
tratta come una povera ochetta di provincia, come
una sciocca ragazzina presuntuosa... Mi ha detto
chiaro e tondo che non mi stima minimamente,
che mi considera vuota... E io vado a innamorarmi
di un elemento del genere?
Era arrivata in quell'ospedale quasi in fin di vita.
Ed ecco che si scopriva innamorata proprio dell'uomo
che l'aveva salvata. Del bel dottorino.
Non sar solo gratitudine? pens. Forse mi
sento attratta da lui perch gli devo la vita... Gi,
una vita di cui, finora, ho detto che non sapevo
cosa farmene! No, no, la gratitudine non c'entra...
Ma forse non sono innamorata. Forse mi attacco a
lui perch  l'unica persona che ho vicino, l'unico
uomo che frequento... Lo vedo tutti i santi giorni,
ed  fatale che...
Cerc di analizzare il sentimento che provava
per Lorenzo. Era diverso da quelli che, in passato,
aveva provato per tutti gli altri uomini che avevano
incrociato il suo cammino e che le avevano detto
qualcosa...
Credevo di detestarlo cordialmente, e invece,
quando mi ha stretta tra le braccia, quando ho sentito
le sue labbra sulle mie, sono... sono andata in
orbita! No, non m'era mai successo, prima... Ero
sempre rimasta padrona di me stessa. Anche con
Aldo, pur convincendomi o illudendomi di amarlo,
 stato diverso. Lo vedevo sempre con un certo distacco...
Lorenzo, invece...
In tutti quei giorni, da che aveva ripreso conoscenza
uscendo dal tunnel della morte che aveva
imboccato volontariamente, Brunella s'era sentita
sicura di una cosa soltanto: la vita, la sua vita, non
le importava assolutamente... Ma adesso era innamorata,
o quanto meno temeva di esserlo, e questo
scombinava tutto. La metteva di fronte a una realt
diversa e imprevista.
Doveva rifare i conti con se stessa, con la sua
coscienza...
Quando scendeva a fare quattro passi nel giardino
dell'ospedale, Brunella si sentiva molti occhi addosso.
Era molto carina, e non si stupiva di attirare l'attenzione
degli uomini, dei pazienti di ogni et.
Qualcuno aveva anche tentato un approccio, aveva
cercato di attaccare discorso, arrivando al punto di
farle una corte pi o meno discreta.
C'era un ragazzo, per, che sembrava non accorgersi
neppure della sua presenza. Aveva sempre
un'aria stralunata, assente, e se qualcuno gli rivolgeva
la parola era raro che rispondesse con qualcosa
di pi di qualche monosillabo.
Doveva avere una ventina d'anni. Era magro,
smunto, e sul suo viso ancora da ragazzo s'era come
distesa una maschera triste, cupa. Quasi tragica.
Brunella si sent incuriosita da quel ragazzo, e un
giorno non seppe resistere alla tentazione di avvicinarlo.
La stupiva che lui non la degnasse di un'occhiata.
Nonostante tutto, la tipica vanit femminile
aveva il sopravvento...
Il ragazzo se ne stava seduto su una panchina.
Era immobile, come impietrito, e teneva lo sguardo
sperduto nel vuoto.
- Ciao... ti secca se mi siedo qui? - disse Brunella,
sorridendogli.
Il ragazzo non si mosse, non apr bocca.
- Io mi chiamo Brunella - disse la ragazza,
sedendosi, decisa a far breccia nell'apatia di quello
strano giovane.
Finalmente lui parve scuotersi, e le lanci un'occhiata
spenta, vuota.
- Tu come ti chiami?
- Fabrizio - mormor il ragazzo.
-  da molto che sei ricoverato?
- Due mesi... Ma c'ero gi stato - aggiunse,
dopo aver esitato un attimo. - Sono di casa, qui...
Brunella fu tentata di chiedergli che cosa lo
avesse portato a quei ripetuti ricoveri in ospedale,
ma non ne ebbe il coraggio.
Fabrizio, per, parve intuire quella domanda che
non era stata formulata, e stranamente le sue labbra
si distesero in un triste sorriso.
- Sono qui per disintossicarmi - mormor. -
Ogni volta mi illudo che sia quella buona, ma...
Ma poi ci ricasco! E cos torno qui...
- Sei un...
- S, un drogato - disse il ragazzo, vedendola
esitare.
- E non riesci a venirne fuori?
- Lo vorrei, ma...
- Non  questione di buona volont?
- No, quella non basta - sospir Fabrizio.
- Quando si  oltrepassato un certo limite,  quasi
impossibile tornare indietro. Ormai il fisico ha bisogno
di droga, come tu hai bisogno dell'aria per
respirare. Avrei dovuto fermarmi in tempo, molto
prima...
- Perch non l'hai fatto? Ci hai provato, almeno?
- Quando mi sono reso conto pienamente della
mia situazione, era ormai troppo tardi.
- Ma come hai incominciato?
- Avevo solo quindici anni... Potrei tirare in
ballo le cattive compagnie - disse Fabrizio, con
un mesto sorriso - ma non s' trattato solo di questo.
La mia famiglia s'era sfasciata gi da un pezzo...
Mia madre s'era sempre ammazzata di lavoro,
per mandare avanti la baracca, dato che mio padre
era alcolizzato e cronicamente disoccupato. Quando
lei s' ammalata, mio padre se n' andato... E io
mi sono ritrovato in mezzo alla strada, abbandonato
a me stesso. Ho cercato un lavoro, ma non
l'ho trovato... Allora ho finito per rubacchiare qua e
l, tanto per racimolare qualche soldo. Mia madre
aveva bisogno di cure, di medicine costose... Sono
finito in un giro poco pulito, e ho incontrato
un tipo che mi ha iniziato alla droga. Quella
roba mi stordiva, mi faceva dimenticare tutti i
miei guai, mi faceva sentire forte, libero, almeno
finch durava l'effetto... Cos sono diventato schiavo
della droga, e chi mi aveva rovinato ha sfruttato
la situazione...
- In che modo? - chiese Brunella, colpita e
turbata dal racconto del ragazzo.
- In cambio della droga di cui, ormai, avevo
bisogno, mi ha costretto a fare lo spacciatore...
Finch non sono diventato una specie di rottame, e
allora mi ha scaricato. Ed eccomi qui...
Una storia di miseria, di degradazione morale.
Una di quelle storie che, a volte, Brunella aveva letto
distrattamente sui giornali. Ma ora poteva guardare
in faccia una realt del genere, leggerne tutta la
disperazione e la rassegnazione negli occhi di quel
povero ragazzo.
- Vedrai che riuscirai a disintossicarti - mormor
Brunella.
Fabrizio si alz, e rimase per qualche attimo a
fissarla, scuotendo debolmente il capo.
- No, non credo di farcela - mormor poi.
- Non lo credo proprio... Ma ci provo, ci prover fino
all'ultimo, perch nonostante tutto amo la vita, e
vorrei potere, un giorno, incominciare a viverla veramente.
Una vita normale, come un qualsiasi ragazzo
della mia et...
Fabrizio si allontan, lungo il vialetto. Il passo
strascicato, le spalle un po' curve. Sembrava un
vecchio. Un vecchio di vent'anni...
Brunella prov una stretta al cuore.
Anche lui, come Egle, ama la vita, pens.
Una vita che li sta abbandonando entrambi... Ma
loro non si arrendono, lottano, sperano, si illudono!
Io, invece, ho tutto quello che loro potrebbero desiderare,
e la mia vita finora ho saputo solo sprecarla...
- Brunella, ti stavo cercando - disse suor Vittoria,
facendole un cenno.
La ragazza, dopo l'angoscioso colloquio con Fabrizio,
aveva vagato per il giardino, sentendosi confusa,
stordita, ed ora stava avviandosi verso il suo
reparto.
La suora le and incontro, sorridendole. Non capitava
spesso di scorgere un sorriso sulle labbra di
suor Vittoria, e Brunella ne fu stupita e incuriosita.
- Vai in camera tua, c' una bella sorpresa -
disse la suora.
La ragazza non parve affatto colpita da quelle
parole. Evidentemente qualcuno era venuto a trovarla,
ma non c'era proprio nessuno che lei desiderasse
particolarmente vedere, e quindi la sorpresa
la lasciava del tutto indifferente.
C'era qualcos'altro, invece, che le premeva.
- Il dottor Berardi dov' finito? - chiese a
suor Vittoria, mentre si avviavano.
- Ha avuto qualche giorno di libert. Deve preparare
un esame molto difficile.
- Capisco... E quando torner?
Suor Vittoria le lanci un'occhiata penetrante.
Brunella si sent avvampare.
- Probabilmente quando il dottore riprender
servizio tu sarai gi stata dimessa - disse la suora.
Sa qualcosa, pens la ragazza. Deve aver
capito cosa  successo... Ma perch Lorenzo ha lasciato
l'ospedale proprio adesso? Solo per poter preparare
un esame? Non sar, invece, per un'altra
ragione? S, forse ha preferito tagliare la corda, girarmi
alla larga, dopo quello che  successo... Lui
 un medico, io una paziente, e certe situazioni
diventano troppo scabrose, insostenibili...
Non si scambiarono pi una parola, fino a quando
non furono davanti alla porta della camera di
Brunella. Solo allora la ragazza si chiese chi potesse
essere venuto a trovarla, e prov il desiderio di
evitare quella visita.
- Madre, non me la sento - mormor.
- Come sarebbe a dire? - chiese suor Vittoria,
brusca.
- Non ho voglia di vedere nessuno...
- Ma se non sai neppure di chi si tratta!
- Non ha importanza. Io...
- Avanti, non fare storie! - tagli corto la
suora, prendendola per un braccio e spingendola
verso la porta. - Entra, e cerca di recitare bene
la commedia.
- Quale commedia? - fece la ragazza, stupita.
- Loro non sanno la verit, credono che tu abbia
avuto un incidente... un banale avvelenamento
da cibi guasti, capito?
- Loro? Loro chi?
Suor Vittoria non rispose. Apr la porta della
camera, e vi spinse dentro Brunella. Letteralmente.
- Tesoro! Se sei gi in piedi, vuol dire che ormai
ti sei rimessa - disse una voce squillante.
- S, mamma, sto meglio, molto meglio - sospir
Brunella.
Si sent stringere tra le braccia della madre, poi
fu la volta di quelle del padre.
- Perch non ci hai avvertiti subito? Perch ci
hai raccontato delle bugie? - chiese la madre, con
tono piagnucoloso.
- Non volevo spaventarvi inutilmente - rispose
la ragazza.
- Ti credevamo in vacanza - intervenne il padre,
scuotendo il capo. - Ci avevi scritto che saresti
stata via per un paio di settimane...
- Oggi siamo venuti in citt, e abbiamo pensato
di fare un salto a casa tua, per vedere se per caso
eri tornata - prosegu la madre.
- E la portiera vi ha detto che mi trovavo qui
- sospir Brunella.
- Gi, proprio cos - disse il padre. - Ci hai
fatto prendere uno spavento!
- Non  niente di grave, state tranquilli...
- S, s, abbiamo parlato con una suora, e ci ha
spiegato tutto - fece la madre.
Brunella rivolse mentalmente un caldo ringraziamento
a suor Vittoria. Aveva gi pensato lei a tranquillizzare
i suoi genitori, risparmiandole cos imbarazzanti
spiegazioni.
- Non appena verrai dimessa - disse il padre
- verrai a casa, vero?
- Da voi?
- Ma certo, a casa tua! - disse la madre.
- Avrai bisogno di rimetterti, no?
- Mi dimetteranno quando sar completamente
guarita, mamma. Non avr bisogno di fare una convalescenza.
E poi, sai, ho un sacco di impegni... Dovr
recuperare il tempo perduto, all'universit. 
tempo d'esami, questo...
La madre continu a insistere, ma sempre pi
debolmente, per convincerla a tornare almeno per
qualche tempo in provincia, con loro. Poi le rifer
tutto ci che era accaduto in quegli ultimi tempi,
dalle loro parti: innocui pettegolezzi, cui Brunella
era abituata e che riusciva a fngere d'ascoltare con
un certo interesse.
La ragazza fissava i genitori con uno sguardo strano,
come se li vedesse per la prima volta. Mai come
ora le erano apparsi come degli estranei.
Vivono nel loro piccolo mondo, in provincia,
pensava Brunella, sereni, soddisfatti, appagati...
Ma che vita , la loro? Be', ma in fondo che vita ,
la mia? Forse ci assomigliamo... Forse dovrei diventare
come la mamma, sposarmi un uomo tranquillo,
farmi una famiglia, e campare in una serena, comoda
nullit... Non sono migliore di loro. Vegetano,
d'accordo, ma per lo meno non se ne rendono conto,
e sanno essere coerenti. Io, invece, mi ribello al
loro genere di esistenza, ma non riesco a trovare
un'alternativa. Sono vuota, inutile, quanto loro... E
per di pi sono infelice, insoddisfatta, inappagata!

 Capitolo nono.

Quella settimana era stata incredibilmente lunga,
estenuante, interminabile, per Lorenzo.
Aveva cercato vanamente di concentrarsi nello
studio, di dimenticare la solita routine dell'ospedale,
i pazienti, le partite a scacchi con suor Vittoria...
e, soprattutto, Brunella.
Ma in ogni istante l'immagine di quella ragazza,
per un verso o per l'altro, si affacciava nella sua
mente, facendo accelerare i battiti del suo cuore.
 assurdo, non posso esserne innamorato!
seguitava a ripetersi.
Elencava minuziosamente tutti gli argomenti validi
per dimostrare a se stesso che Brunella non
poteva avergli fatto girare la testa. Era una ragazza
vuota, capricciosa, viziata... E poi, era una
sua paziente, e questo tagliava la testa al toro. Entravano
in ballo l'etica professionale. I suoi doveri
di medico, la sua dignit.
No, tra tutte le ragazze sparse sulla faccia della
terra, Brunella era proprio l'ultima di cui avrebbe
potuto innamorarsi!
Questo, per lo meno, era quanto andava ripetendogli
la sua coscienza.
Ma un sentimento che non riusciva a controllare,
a reprimere, a cancellare, gli ripeteva con la stessa
insistenza qualcosa di diverso, di opposto: Perch
no? Perch non puoi amare quella ragazza?.
Ne veniva fuori un curioso dialogo, tra cuore
e coscienza.
L'amo, diceva il cuore. Mi fa tenerezza, mi
ispira dolcezza...
Lascia perdere, non fa per te! ribatteva la
coscienza.  una sciocca ragazzina di provincia,
con la puzza sotto il naso.
No, non  una nullit! Deve solo ritrovare se
stessa...
Non illuderti, incalzava la coscienza. Cosa
puoi aspettarti da una ragazza che ha tentato di togliersi
la vita per... per noia?
Ma quello che provo per lei non mi  mai capitato
di provarlo per nessun'altra, ribatteva il cuore.
In ogni caso, perderesti il tuo tempo, andresti
incontro solo a delle delusioni, a delle amarezze.
Una ragazza come Brunella non riesce a prendere
proprio niente sul serio. Nemmeno l'amore, figuriamoci...
Per lei, nella migliore delle ipotesi, potresti
essere soltanto un capriccio! L'hai sentita fremere
tra le tue braccia? Certo, certo... E ti ha baciato
con trasporto, con passione, dandoti l'impressione
di abbandonarsi completamente, vero? Ma per Brunella
ogni cosa si risolve in un gioco, credimi... S,
anche l'amore!
No, io sono convinto che fosse sincera, in quel
momento, si ostinava il cuore.
E se anche fosse? Hai forse intenzione di metterti
con una tua paziente, adesso? diceva la coscienza,
buttando sul tappeto degli argomenti contro
i quali il cuore aveva poco o nulla da opporre.
Sei un medico, Lorenzo, non scordarlo. Sei un
medico...
Ma non sono forse anche un uomo? obiettava
disperatamente il cuore.
Hai fatto una scelta, quando sei diventato medico.
Devi rispettare la tua professione. Il mondo 
pieno di donne, non hai che l'imbarazzo della scelta...
Ma se proprio  Brunella che ti preme, aspetta
almeno che venga dimessa dall'ospedale. Poi... Poi,
si vedr!
Poi, probabilmente sarebbe stato troppo tardi per
dar corpo a quell'idillio appena accennato. Lorenzo
lo intuiva, ne era certo.
Lei sarebbe tornata alle sue amicizie, al suo
giro, alla sua noia dorata, alla sua insoddisfazione
senza sbocco. Mentre lui sarebbe rimasto prigioniero
della sua professione. Quando, dove, come
avrebbe potuto sperare di rivederla? I turni in
ospedale, i pazienti, gli esami da dare...
No, siamo troppo diversi, Brunella ed io, aveva
concluso Lorenzo. Apparteniamo a due mondi
differenti, a due differenti razze... Non potremmo
mai intenderci... In ogni caso, quando riprender
servizio in ospedale lei sar gi stata dimessa. E
non avendola pi sotto gli occhi, essendo preso in
ogni istante dal lavoro, riuscir a dimenticarla...
-  ancora qui - sospir suor Vittoria, allargando
le braccia.
Lorenzo stava gustando con piacere il caff che
la suora gli aveva preparato, quella sera, non appena
lui era giunto in ospedale. Era l'unico caff
che gli piacesse veramente, lo trovava migliore di
quello che servivano nei bar.
Rimase con la tazzina a mezz'aria, guardando interrogativamente
suor Vittoria.
- Chi? Chi  ancora qui? - domand.
- Quella ragazza.
- Brunella?
La suora annu con il capo.
- Ma non doveva essere dimessa qualche giorno fa?
Avevo lasciato disposizioni in merito al collega
che mi ha sostituito...
- Ha avuto una ricaduta.
- Come sta, ora? S' ripresa?
La voce di Lorenzo s'era fatta ansiosa, e suor
Vittoria, a cui non era sfuggita questa sfumatura,
lanci un'occhiata penetrante, quasi di rimprovero,
al giovane medico.
- Non si preoccupi, dottore. Non  certo in pericolo
di vita. Comunque, da quando lei ha lasciato
l'ospedale Brunella ha regredito... Era in via di guarigione,
ma improvvisamente  peggiorata. Niente
di grave, ma ha avuto la febbre alta, ed  caduta
in uno stato di prostrazione.
- Domattina la visiter - mormor Lorenzo.
- Anzi, forse sarebbe meglio che andassi a darle
un'occhiata subito...
- Perch no? - disse suor Vittoria, con tono
vagamente ironico. - Cos la nostra malata potrebbe
riprendere questa sera stessa il normale corso
della sua guarigione...
- Avanti, madre - sbuff il giovane - se ha
da farmi una predica la faccia subito.
- Anche lei, dottore, sa benissimo che la ricaduta
di quella ragazza non ha una ragione propriamente
clinica.
- Insomma,  colpa mia, vero? Non  questo
che intende dire?
- Lo ha detto lei - sospir suor Vittoria. - E
io naturalmente sono dello stesso parere...
- La smetta di prendermi in giro, madre. Non
credo di meritarmelo.
- In un certo senso s, dottore. Lei ha dato un
po' troppa corda a Brunella. L'ha presa troppo sul
serio. E cos la ragazza, quando lei  sparito dalla
circolazione, si  sentita abbandonata...
- Ed  peggiorata solo per questo? Non le sembra
di esagerare un poco?
- Mica tanto, se consideriamo che Brunella negli
ultimi giorni non ha pi preso i medicinali che
lei le aveva prescritto.
- Ma cosa dice?'
- Mi sono accorta che ha finto di prendere le
pillole e le gocce che l'infermiera le portava regolarmente.
- Ma  assurdo.
- Be', sta facendo i capricci - disse la suora,
scrollando le spalle. - In un certo senso, c'era da
aspettarselo... Comunque, ora che lei  tornato, dottore,
immagino che Brunella ricomincer a rigare
diritto. A meno che non se la senta di rinunciare
a lei, e che non si ingegni di restare sempre in tali
condizioni fisiche da sconsigliare un ritorno a casa...
- Sta scherzando? - scatt Lorenzo. - Se
quell'incosciente non mette la testa a posto alla
svelta, la faccio trasferire al reparto neurologico!
- Cos mi piace, dottore! - disse suor Vittoria,
di rimando, compiaciuta.
Quando Lorenzo entr nella stanza, Brunella stava
leggendo un libro. Vedendolo, si sollev di scatto
a sedere sul letto, e il suo viso si illumin.
- Bentornato, dottore - gli disse, sorridendo.
Ma il suo sorriso si spense subito sulle sue labbra,
vedendo l'espressione serissima del giovane.
- A quest'ora lei dovrebbe dormire gi da un
bel pezzo! - disse Lorenzo, brusco.
- La stavo aspettando - ribatt Brunella, candidamente.
- Come?
- Ma s, un'infermiera mi ha detto che lei questa
sera avrebbe ripreso servizio, e allora... be', ho
voluto restare sveglia, per salutarla. Ero certa che
sarebbe venuto a trovarmi...
- Davvero?
- S, perch immaginavo che suor Vittoria le
avrebbe riferito tutto... Il mio peggioramento, i miei
capricci, come li definisce lei... E allora mi son
detta: figuriamoci se il dottor Berardi non si precipita
subito, per darmi una bella strigliata!
- Sono qui appunto per questo, infatti - disse
Lorenzo, sempre brusco.
S'era avvicinato al letto, e le prese il polso.
- Non ci faccia caso se il battito  un po' accelerato -
disse la ragazza. - Devo essere un po'...
emozionata, ecco. Sa, avevo proprio voglia di vederla...
- Credevo che ce l'avesse con me - sbuff Lorenzo.
- Da quando  arrivata qua dentro, non
abbiamo fatto altro che litigare!
- Non sempre - mormor lei, fissandolo intensamente.
Quell'allusione all'attimo d'abbandono che entrambi
avevano avuto, una settimana prima, irrit
Lorenzo.
Mi sta prendendo in giro, pens, contrariato.
Si diverte a provocarmi, deve aver capito che ho
preso questi giorni di riposo pi che altro per stare
lontano da lei, per... ma s, per paura!
- La smetta di fare la bambina, Brunella! -
le disse, seccamente. - Cos' questa storia delle
medicine che finge di prendere?
- Non ne potevo pi di ingolfarmi di pillole,
di gocce, di pasticci d'ogni genere...
- Crede forse che le prescriva dei medicinali
solo per sport?
- No, ma...
- Da domani filer diritto, siamo intesi?
- D'accordo - sospir la ragazza.
- E in capo a una settimana, dieci giorni al massimo,
lei se ne torner a casa, completamente ristabilita.
- Le dir che ho paura di sentire un po' di nostalgia,
una volta fuori di qui...
- Non dica sciocchezze! Non verr a raccontarmi
che si trova bene, in questo posto?
- Bene, no. Per... Sto imparando a vedere le
cose da un punto di vista diverso, da quando mi
trovo qua dentro. Ci sono cose, fatti, situazioni, di
cui non m'ero mai resa conto prima... In un ospedale
si possono imparare molte cose, non crede?
- Certamente. Comunque un ospedale non  un
albergo, e neppure un... un istituto di rieducazione
per ragazze svitate, capricciose! Quindi mi far il
santo piacere di non mettere il bastone tra le ruote
a chi vuole aiutarla, e di collaborare con i medici
per ristabilirsi al pi presto e per lasciare libero un
letto che pu essere utile per dei casi pi gravi del
suo!
- Va bene, va bene, dottore... Ma adesso basta,
non sia in collera con me, la prego.
- Non ce l'ho con lei, solo che...
- Non vede l'ora di vedermi andar via. Non 
cos?
Lorenzo annu.
- Niente di personale - precis, forzatamente
- per lei deve capire che...
- Io capisco soltanto una cosa - disse la ragazza,
prendendogli la mano. - Capisco che stiamo
sforzandoci di recitare una commedia. Tutti e
due...
Lorenzo, istintivamente, si impose di liberarsi da
quella stretta. Ma la sua mano non segu l'ordine
che le impartiva la coscienza, dando retta al
cuore...
E invece di liberarsi, fu la sua mano a stringere
quella della ragazza.
- Brunella, non possiamo... - mormor Lorenzo.
- Io non so se possiamo o meno, e non mi importa!
Ma so che ti amo...
- Anch'io, ma...
Lorenzo si chin, prese il viso della ragazza tra
le mani. Rimase per qualche attimo incerto, fissando
intensamente Brunella. Poi la baci.
- Ti rendi conto della situazione in cui ci troviamo? -
le chiese, dopo un bacio appassionato.
- Ci amiamo, e basta.
- No, no, non  tutto cos semplice come lo fai
tu - sospir Lorenzo. - Ma come fai a non capire
che...
- Lo so, tu sei un medico, io una paziente! -
scatt la ragazza. - E con questo? Tu resterai un
medico per sempre, ma io, fino a prova contraria,
mi rimetter, lascer questo ospedale, e allora non
ci saranno problemi, non ti pare?
- D'accordo. Ma finch tu resterai qui...
- Guarir in fretta! - lo interruppe Brunella,
sorridendo. - Se mi convincer che tu mi ami, vedrai
che guarir a tempo di record!
- Bene, se non altro avr la consolazione d'aver
agevolato la guarigione di una paziente...
- Cosa vorresti dire, Lorenzo?
- Forse tutto questo, per te, non  che un gioco.
- Come puoi pensare una cosa del genere?
- Tu stessa, un giorno, mi hai detto che tutta
la tua vita, finora, non  stata altro che un gioco.
- Questo non significa che adesso non possa
fare sul serio.
- Pu darsi...
- Non riesci a convincertene, vero?
- No, Brunella. Lo vorrei, ma mi resta sempre
il dubbio che il tuo sia un capriccio. L'ennesimo capriccio
di una ragazza viziata.
- Cercher di dimostrarti che ti sbagli, Lorenzo.
- Me lo auguro...
- Mi sono aggravata perch tu non c'eri. Non ti
basta, questo?
- I bambini a volte riescono ad ammalarsi, pur
essendo sani come pesci, solo per sentirsi al centro
dell'attenzione, per prendersi una specie di rivincita sui
genitori che, secondo loro, li trascurano. Un
ricatto morale, insomma.
- Mi credi proprio una bambina?
- Ti sei comportata spesso come tale, qui in
ospedale, Brunella.
- Sto cambiando, Lorenzo. Sto cambiando, maturando,
grazie a te.
- Vorrei tanto che fosse cos...
Brunella gli sorrise. Il suo volto aveva preso colore,
e la ragazza, raggiante, non aveva certo l'aria
di una paziente in precarie condizioni di salute.
- A guardarti - disse il medico - verrebbe
quasi voglia di dimetterti subito dall'ospedale...
- No, no, guarda che l'apparenza inganna -
disse Brunella, ridendo. - Sono ancora piuttosto
debole... Comunque ti prometto di collaborare,
come dici tu. Cos, una volta fuori di qui, potr
dirti che ti amo senza vederti fare quella faccia
preoccupata, ansiosa.
Lorenzo le sfior i capelli con una tenera carezza.
- Ti amo, Brunella - mormor. - Vorrei sapertelo
dire in mille modi diversi, ma purtroppo mi
rendo conto di non avere troppa fantasia. So dirti
soltanto che ti amo...
- Mi basta - sospir la ragazza.
I suoi occhi erano velati di lacrime. Le prime
lacrime di gioia che ricordava d'aver mai versato
nella sua vita.

 Capitolo decimo.

Come suor Vittoria aveva previsto, Brunella nei
giorni seguenti miglior sensibilmente.
Era diventata una paziente diligente. Prendeva
regolarmente i medicinali che le erano stati prescritti,
e appariva di ottimo umore.
Le giornate, per, per la ragazza erano di una
lunghezza esasperante. Non erano molti i momenti
in cui poteva vedere Lorenzo, ed erano ancora pi
rari quelli in cui riusciva a trovarsi sola con lui. Le
ore che passavano tra un incontro e l'altro le sembravano
interminabili. Lunghe come secoli. Insopportabili.
Brunella, tra l'altro, aveva anche l'impressione
che Lorenzo non si desse molto da fare per provocare
i loro incontri, in ospedale. Ogni volta che
entrava nella camera della ragazza, era scortato da
un collega, da un'infermiera o da suor Vittoria. E
se incrociava Brunella in un corridoio, evitava di
fermarsi. A volte fngeva persino di non vederla.
Un pomeriggio la ragazza lo scorse in giardino,
che passeggiava, fumando una sigaretta. Lo raggiunse
prontamente.
Lorenzo, vedendola arrivare, si guard istintivamente
attorno.
- Lo sai che hai l'aria di un amante timoroso
e circospetto? - disse lei, ridendo.
Avrebbe voluto gettargli le braccia al collo, baciarlo,
ma seppe trattenersi e si limit a sorridergli.
- Dobbiamo essere prudenti, Brunella - mormor
il giovane.
- Lo so, lo so, non ricominciare - disse la ragazza,
spazientita.
- E allora, visto che lo sai, cerca di non guardarmi
in quel modo ogni volta che mi vedi...
- Perch, come ti guardo?
- Mi guardi come... come...
- Come una ragazza innamorata, no? - disse
Brunella, vedendolo esitare.
- S.
- Be', visto che ti amo, mi sembra giusto, no?
- Finiranno per accorgersene tutti.
- Non credo di essere l'unica paziente, in questo
ospedale, a farti gli occhi dolci. Non  cos?
- Be', pu anche darsi che...
- Ma s, ho notato anch'io parecchie pazienti
che ti mangiano con gli occhi. Quindi, una pi una
meno... Chi vuoi che ci faccia caso?
- Comunque, Brunella...
- Prudenza!  questo che vuoi ricordarmi,
vero?
- Esattamente.
- Stai tranquillo, non roviner la tua immacolata
reputazione - disse la ragazza, con un sorrisetto ironico.
- Per quanto... lo sai che potrei anche
ricattarti?
- Cosa ti salta in mente?
- Ma certo! Potrei dirti: caro il mio dottore, o
cedi alle mie lusinghe, o io vado a raccontare ai
quattro venti che tenti di sedurre le tue pazienti!
- Ci mancherebbe solo questa! - disse Lorenzo,
ridendo. Poi le lanci un'occhiata perplessa.
- Chiss, magari saresti anche capace di farlo...
- Stai scherzando?
- Da una donna innamorata ci si pu aspettare
di tutto...
- Be', allora vuol dire che ti sei convinto finalmente
che ti amo sul serio, che non si tratta di un
capriccio. Se... se mi temi, significa che credi nel
mio amore, non ti pare?
Lorenzo le sorrise, e la sua mano si mosse, accennando
una carezza. Ma il giovane riusc a controllarsi,
e la mano dirott in direzione della sigaretta
che teneva tra le labbra.
Passeggiavano lungo i vialetti del giardino, e ogni
volta che incrociavano altri pazienti, o dei medici,
degli infermieri, il viso di Lorenzo assumeva una
espressione compunta, professionale, e il giovane
cambiava di colpo discorso, parlando a caso, a voce
alta, delle condizioni di salute di Brunella.
Poi, non appena il pericolo era passato, la voce
di Lorenzo si faceva nuovamente pacata, e riprendeva
il discorso interrotto.
- Parlami di te - disse Brunella. - Lo sai
che non so praticamente niente sul tuo conto?
- Cosa vorresti sapere?
- Tutto!
- Non ti sembra un po' troppo?
- Com'eri, da bambino?
- Buono, tranquillo, riflessivo... almeno a sentire
le testimonianze pi credibili, quelle dei miei
genitori, dei vecchi amici di famiglia, del parentado.
- E da ragazzo?
- Ancora pi buono, pi serio.
- Ma i ragazzi sono allegri, estroversi, combinano
disastri!
- Non tutti... Non quelli, ad esempio, che prendono
coscienza della loro condizione, che si accorgono
subito di dover fare i conti con una certa realt.
Ci sono dei ragazzi che maturano in fretta, e a
quanto pare io sono stato uno di questi.
- Devi aver avuto una vita difficile - mormor
Brunella.
- Non  stata certo facile, ma comunque non
mi sono mai lamentato. Ho sempre pensato che
c'era chi stava peggio di me... Per te, forse, non
sar una consolazione valida, ma ti assicuro che
pu essere uno stimolo per farsi avanti nella vita.
Se ci si autocommisera, se ci si abbatte di fronte
alle prime difficolt, addio! Bisogna invece pensare
che c' sempre, a questo mondo, chi  in condizioni
peggiori della nostra, e che quindi, in un certo senso,
noi siamo dei privilegiati...
Si misero a sedere su una panchina. L'aria venne
lacerata da una sirena. Un'ambulanza stava giungendo
in ospedale.
- Ecco, stanno portando qualcuno che sta peggio
di noi - disse Lorenzo. - Forse si tratta di
qualcuno che ha ancora poco da vivere... mentre
noi siamo qui, giovani, sani, con tutta una vita davanti...
Lo vedi? Non siamo dei privilegiati?
- Quando hai deciso di diventare un medico? -
gli chiese la ragazza.
- Non s' trattato di una vera e propria decisione.
Ma di una scoperta, piuttosto... S, poco
alla volta mi sono reso conto che quella era la mia
strada. Sai, sono nato e cresciuto in un quartiere
povero, in mezzo a gente che spesso non aveva neppure
i soldi per curarsi, quand'era ammalata. E
ho sentito crescere dentro di me il desiderio di poter
essere utile al mio prossimo, di poter alleviare
le sofferenze dei miei simili...
Lorenzo colse uno sguardo ammirato, commosso,
di Brunella.
- No, non sono un santo, n un missionario -
le disse, scuotendo il capo. - Sono semplicemente
uno che crede in quello che fa.
- Se la tua famiglia era povera, avrai incontrato
molte difficolt per studiare...
- S,  stata dura. I miei genitori hanno dovuto
fare molti sacrifci per consentirmi di portare avanti
gli studi. Da parte mia, ho sempre lavorato, fin
da quando ero ragazzo. Non potevo avere un lavoro
fsso, naturalmente, dovendo studiare sodo. Per
mi ingegnavo a trovare ogni genere di piccola occupazione
occasionale, per racimolare un po' di soldi,
per pagarmi almeno i libri, le tasse scolastiche.
- Ce l'hai fatta, puoi essere orgoglioso di te,
Lorenzo.
- S, ti confesso che lo sono... Anche se, in definitiva,
non ho fatto altro che il mio dovere, e ho
agito per il mio interesse.
- Non devi aver avuto mai troppo tempo per
divertirti, per vivere l'esistenza di un ragazzo qualsiasi -
osserv Brunella.
- No, ma non mi sono mai accorto di sentirne
la mancanza. Vedi, la medicina  tutto, per me. 
la mia stessa vita, capisci? Quindi studiare, dedicare
tutto me stesso alla mia professione, non  mai
stato un sacrificio. E stato, se mai, anche un divertimento.
- E... e con le ragazze? - domand Brunella,
arrossendo lievemente.
- Niente di particolare.
- Vale a dire?
- Non ho niente di trascendentale da raccontarti,
sull'argomento - disse Lorenzo, facendo un gesto
vago con la mano.
- Non hai mai avuto la ragazza?
- Non nel senso che intendi tu. Nessun legame
fisso, insomma.
- Le occasioni non ti saranno mancate di certo -
disse Brunella. - Sei un bel ragazzo, un tipo
affascinante...
- Il tuo  un giudizio parziale, che non pu far
testo - disse Lorenzo, ridendo - visto che sei innamorata
di me.
- Scherzi a parte, avrai pure incontrato qualche
ragazza che ti piaceva particolarmente, con la
quale non ti sarebbe dispiaciuto stabilire un rapporto
durevole, se non ci fossero state di mezzo le
difficolt per lo studio, per la professione impegnativa
che avevi scelto - disse Brunella, che non
sembrava intenzionata a lasciar cadere l'argomento.
- Si pu sapere perch stai scandagliando
il mio passato sentimentale?
- Mi incuriosisce.
- Non sarai gelosa, per caso? - chiese Lorenzo,
ridendo.
- Pu anche darsi - rispose la ragazza, unendosi
alla sua risata. - Ma c' una cosa che non
capisco - disse, poi, facendosi pensosa.
- Sentiamo.
- Non ti sei mai legato a una ragazza perch
non hai trovato il tuo tipo, oppure perch volevi
dare in ogni caso la precedenza alla tua professione?
-  stato un po' per tutte e due le ragioni. Sai,
per un medico ci vuole una donna... su misura. S,
una che capisca profondamente il significato della
sua missione, una che sappia dividerlo con i suoi
pazienti... accontentandosi delle briciole, molto
spesso. Se avessi incontrato una ragazza del genere,
probabilmente mi sarei legato a lei.
- Adesso l'hai incontrata - disse Brunella, fissandolo
intensamente.
- Vorrei che fosse cos...
- Non ne sei convinto?
- Non completamente, Brunella.
- Ma io ti amo! - disse la ragazza, alzando il
tono della voce.
- S, s, lo so... ma non gridarlo ai quattro venti,
per favore - disse Lorenzo, guardandosi attorno,
preoccupato.
Stavano avvicinandosi due pazienti, e solo quando
furono passati davanti a loro e si furono allontanati
Lorenzo e Brunella ripresero la conversazione.
- Io ti amo - ribad la ragazza. Pi pacatamente.
- Ma lo sai cosa significa amare un medico?
- Un medico  un uomo come tutti gli altri. Solo
che ha una professione un po' scomoda.
- Un medico finisce per non appartenere pi
completamente n a se stesso n alla sua famiglia.
- Lo so, lo so, Lorenzo - rispose Brunella.
- Quando dico che ti amo, non dimentico affatto che
mestiere fai. Ma la professione non pu condizionare
i sentimenti, non ti pare? Se amo un uomo,
me ne infischio di quello che fa! Potresti anche essere
un delinquente o non so chi e continuerei ad
amarti lo stesso...
Vennero interrotti da un infermiere che stava sopraggiungendo.
- Dottore, la vogliono nel terzo reparto. C'
un caso urgente - disse l'uomo.
- Vengo subito - sospir Lorenzo, alzandosi.
L'infermiere si allontan, e il giovane medico rivolse
un sorriso a Brunella.
- Lo vedi? Sar sempre cos, la vita, per me e
per chi vorr dividerla con me... In qualsiasi momento
qualcuno potr sentirsi male, avere bisogno
della mia opera, e io dovr accorrere.
Brunella lo fiss, pensosa, mentre si avviava, finch
non scomparve in fondo al vialetto.
Ho scelto un amore difficile, si disse. Ma,
in fondo, chi ha detto che l'amore deve essere
facile?
Ciondolando per il giardino, Brunella scorse un ragazzo
e una ragazza che stavano fumando una sigaretta,
seduti su una panchina, nei pressi dell'accettazione
dell'ospedale..
Indossavano dei corti camici azzurrini, e sul petto
avevano lo stemma di una delle varie Croci
che gestivano i servizi di pronto soccorso.
Vide che i due ragazzi la fissavano e poi parlottavano
tra di loro. Quando li vide sorridere, sempre
fissandola, si avvicin.
Il ragazzo le disse un indirizzo, e Brunella rimase
sorpresa. Era il suo...
- Come fai a sapere dove abito? - gli chiese.
- Ho buona memoria - rispose il ragazzo, ridendo.
- Mi  sembrato di riconoscerti, e m' tornato
in mente quell'indirizzo. Era la prima volta
che ci capitava di andare in quella strada, e ricordo
che abbiamo faticato un po' per trovarla.
- Non capisco - mormor Brunella.
- Sei stata ricoverata qui un paio di settimane
fa, non  vero? - intervenne la ragazza.
Brunella annu.
- Siamo stati noi, con la nostra ambulanza, a
trasportarti - disse il ragazzo.
- Si vede che tu sei proprio il suo tipo! - disse
la ragazza, scoppiando a ridere. - Pensa un po',
con tutta la gente che ci capita di trasportare  difficile
che ci rimanga impresso qualcuno... Ma lui -
e lanci un'occhiata ironica al suo compagno - lui
ti ha riconosciuta subito!
- Vedo che ti sei rimessa - disse il ragazzo,
rivolto a Brunella.
- S, a giorni dovrei tornare a casa.
Provava un certo imbarazzo, di fronte a quei due.
Erano ragazzi della sua et, pi o meno, e avevano
contribuito a salvarle la vita, intervenendo tempestivamente.
Si chiese cosa potessero pensare di lei.
-  da molto tempo che fate questo lavoro? -
chiese, sedendosi accanto a loro.
- Io sono la veterana del gruppo - rispose
la ragazza. - Ho gi due anni di anzianit.
- Io invece lo faccio solo da sette mesi - disse
il ragazzo. - Sono al primo anno di medicina, e
mi sto facendo un po' le ossa.
- Anche tu studi medicina? - domand Brunella,
volgendosi verso la ragazza.
- No, io faccio la commessa.
- Ma... come mai, allora...
- Vuoi sapere perch faccio la volontaria, perch
passo il mio tempo libero facendo servizio sulle
ambulanze? Be', non so... mi sembra una cosa
giusta, bella. Mi piace farlo, ecco... Sentirmi
utile, a volte quasi indispensabile per salvare la vita
a qualcuno, mi d un senso di serenit. Di pace.
- Siete tutti volontari? - chiese Brunella.
Fu il ragazzo a rispondere, questa volta.
- S, tutti volontari. Studenti, impiegati... Tutta
gente giovane, accomunata dal desiderio di fare
qualcosa per il prossimo.
- Ma non vi pesa dover rinunciare al vostro
tempo libero, ai divertimenti? - incalz Brunella.
I due ragazzi si guardarono, sorridendo.
- Ti pesa? - fece lei.
- A me no, e a te? - disse lui.
- In fondo  anche un antidoto contro la noia -
aggiunse la ragazza, volgendosi verso Brunella.
- Conosco un sacco di ragazzi che non fanno altro
che parlare di noia, di insoddisfazione, di inutilit
della loro esistenza... Be', se ognuno cercasse di
combinare qualcosa di pratico, di positivo, invece
di piangersi addosso, la noia sparirebbe. Non sei
d'accordo?
Brunella ebbe l'impressione d'essere arrossita. Lei
apparteneva proprio a quella categoria di giovani.
Non aveva mai saputo cosa fare del suo tempo, s'era
crogiolata nella sua insoddisfazione. Finch i nervi
avevano ceduto, e l'inutilit della sua vita le era
apparsa insopportabile.
Il ragazzo diede un'occhiata all'orologio, e scatt
in piedi.
- Ci siamo concessi una pausa di un quarto
d'ora, sar meglio muoverci, adesso.
Salutarono allegramente Brunella, e si avviarono.
Sono sereni, felici, pens Brunella. Da quando
ho messo piede qua dentro, ho gi incontrato parecchia
gente che riesce ad essere felice in una maniera
che mi sorprende, che mi sconcerta... Lorenzo
non ha un solo attimo da dedicare a se stesso, eppure
 felice. Suor Vittoria passa la sua esistenza in mezzo
ai malati, lavora dal mattino alla sera, spesso anche
la notte, ed  felice. Quei due ragazzi lavorano,
o studiano, e il tempo libero lo dedicano agli altri...
e sono felici. Persino Egle, quella povera ragazza
condannata da un male incurabile, riesce ad essere
felice occupandosi di quei vecchi...
Tutto questo le sembrava quasi assurdo. Aveva
sempre creduto che la felicit fosse fatta di un'altra
pasta, che significasse spensieratezza, libert da ogni
problema, da ogni angoscia. Al contrario, le persone
felici che aveva conosciuto in quelle settimane,
realizzavano la loro felicit proprio affrontando
problemi angosciosi. Realt drammatiche.
Ne sarei capace, io? si chiese Brunella, provando
un senso di smarrimento.
Non riusciva a darsi una risposta. Si sentiva dubbiosa
persino per quanto riguardava il suo amore
per Lorenzo.
Sarebbe stata capace di amarlo veramente, anche
il giorno in cui questo amore avesse comportato dei
sacrifici, delle rinunce?
Per quanto potesse apparire paradossale, Brunella
si rendeva conto di non aver mai sofferto realmente,
nell'arco della sua vita.
S, sono arrivata al punto di volermi annullare,
ho tentato il suicidio, riflett, ma non l'ho fatto
per delle ragioni concrete, come unico e ultimo sbocco
per una situazione drammatica, insostenibile.
L'ho fatto solo perch mi sentivo vuota, inutile...
Se la sua vita fosse stata diversa, se non fosse
cresciuta nella bambagia, si sarebbe trovata nella
stessa situazione?
Le torn alla mente la figura di una donna, una
paziente, che aveva vista pochi giorni prima. Una
povera donna, ancora giovane ma precocemente invecchiata
da una esistenza grama. Aveva assistito a
lungo suo figlio, un bambino condannato da un
male incurabile. Quando gli aveva chiuso gli occhi,
il suo volto era una maschera di muto dolore.
Non aveva versato una lacrima, quella donna.
Non ho tempo per disperarmi, aveva detto a
Brunella. Devo pensare agli altri miei figli...
Un'altra donna, un altro bambino, tornarono alla
mente di Brunella. Aveva visto quella donna dare
alla luce un bambino gi morto.
L'ho desiderato per tanti anni, questo figlio,
le aveva detto quella poveretta. Non sono pi giovane,
chiss se riuscir ad averne un altro... Ma non
devo abbattermi, devo continuare a sperare!
Erano state tutte lezioni di vita, quelle, per Brunella,
Delle lezioni che avrebbero dovuto insegnarle
qualcosa e che, tuttavia, la ragazza non riusciva a
comprendere con sufficiente chiarezza.

 Capitolo undicesimo.

Era una nottata tranquilla, quella. Una di quelle
rare nottate in cui il personale di guardia, in ospedale,
si trovava a dover svolgere solo un lavoro di
ordinaria amministrazione.
Lorenzo se ne stava seduto davanti alla scacchiera,
con un libro in mano. Faceva una mossa, leggeva
qualche pagina, poi ancora una mossa, mentre
suor Vittoria andava e veniva, incapace di star ferma,
di godersi un po' di meritata quiete.
Anche se tutto filava liscio, se le ambulanze non
scaricavano nuovi clienti, se tutti i pazienti dormivano
placidamente, la suora non riusciva a fare
a meno di compiere frequenti giri d'ispezione, di
controllare che tutto fosse in ordine, di spiare nelle
corsie per constatare, se non altro, che un po' di
pace era scesa anche in quel luogo solitamente condizionato
dal dolore, dalla sofferenza.
Il giovane medico, in genere, era affettuosamente
divertito dall'irrequietezza di suor Vittoria. La prendeva
anche in giro, con garbo, a volte. Ma quella
notte intuiva che la suora si trovava in un particolare
stato di agitazione.
Se ne chiese la ragione, e non sapendo trovare
una risposta convincente, attese che fosse lei stessa
a parlargliene. Sapeva, per esperienza, che prendere
di petto suor Vittoria era tempo perso. Ma sapeva
anche che lei, quando aveva un peso sullo stomaco,
per quanto si sforzasse di controllarsi finiva regolarmente
per liberarsene. Per esplodere.
- Dottore, quando ha intenzione di dimettere
quella ragazza? - gli chiese suor Vittoria, ad un
certo punto, mentre armeggiava con la caffettiera.
- A giorni - rispose il giovane, provando una
sensazione di disagio. Intuiva dove la suora volesse
andare a parare, e avrebbe preferito non dover neppure
sfiorare un argomento che si prospettava spinoso,
imbarazzante.
- Prima sar, e meglio sar - sospir suor
Vittoria. -  inutile che le nasconda che sono
preoccupata...
Lorenzo non gliene chiese il perch. Sarebbe stata
una domanda oziosa, e lui con suor Vittoria aveva
sempre giocato a carte scoperte.
- Si rende conto che sta rischiando grosso, dottore? -
prosegu lei, lanciandogli un'occhiata burbera.
Lorenzo rimase in silenzio, fissando la scacchiera,
con aria assente. Suor Vittoria vers il caff in
un paio di tazzine, e dopo averne posata una davanti
al giovane si mise a sedere di fronte a lui.
- Dovrebbe cercare di essere prudente - sospir.
- Credevo di esserlo stato abbastanza, almeno
finora - disse Lorenzo, decidendosi finalmente a
rompere quel suo silenzio impacciato.
- No, non lo  stato - disse suor Vittoria,
brusca.
- Forse no, dal suo punto di vista, madre. Ma
lei, in un certo senso, non fa testo. A lei non sfugge
nulla, e poi mi conosce a fondo. Gli altri, invece...
- Non li sottovaluti, gli altri, dottore - lo interruppe
la suora.
- Pensa che qualcuno abbia capito che...
- Non lo penso, lo so. Lei sta diventando l'argomento
prediletto per i pettegolezzi, qui in ospedale.
Lei, e quella ragazza... Sono stati in molti a
rendersi conto della situazione. D'altra parte, basta
vedere come vi guardate...
- Si pu sapere chi  che si permette di fare
simili pettegolezzi? - scatt Lorenzo.
- Non si scandalizzi, non si inalberi, dottore.
Non  proprio il caso, visto e considerato che quei
pettegolezzi hanno un fondamento.
- In ogni caso vorrei sapere chi...
- Se ne parla, o meglio se ne sussurra, tra i pazienti,
tra le infermiere, e anche vari suoi colleghi
hanno mangiato la foglia.
- Capisco - mormor Lorenzo, scuotendo il
capo. - Mi sto cacciando in un bel guaio, vero?
- Prima o poi queste voci arriveranno all'orecchio
del primario, e allora saranno dolori. Anzi, mi
stupisco che non sia gi accaduto!
Lorenzo si infil una sigaretta tra le labbra. Continuava
a fissare la scacchiera, come se si aspettasse
di trovare miracolosamente tra i pedoni, le torri,
gli alfieri, i re e le regine, la soluzione dei suoi
problemi.
- Cosa dovrei fare, secondo lei, madre?
- Dimettere Brunella, alla svelta.
- Non potr farlo prima di qualche giorno, in
ogni caso. La ragazza sta facendo degli esami, non
posso sbatterla fuori prima di avere in mano i risultati.
- E allora le stia alla larga il pi possibile -
sbuff suor Vittoria.
Lorenzo annu. Aveva sempre la sigaretta tra le
labbra, ma s'era dimenticato di accenderla.
- Ne  innamorato? - domand la suora.
- Non lo so...
- Mi guardi negli occhi, dottore.
Lorenzo sollev lo sguardo, e incontr quello deciso,
penetrante, di suor Vittoria. Gli parve che
quello sguardo fosse velato d'angoscia.
- Ne  innamorato? - gli chiese nuovamente
suor Vittoria.
- S, credo di s...
- L'amore  qualcosa di concreto, di assoluto.
Se si ama, se ne  coscienti. Lei, invece, non ne
sembra sicuro...
- Se amo Brunella,  comunque la prima volta
che provo un sentimento del genere, che mi innamoro.
Non ho esperienza in materia, quindi... Non
posso dire con assoluta certezza se il mio  amore,
vero amore.
- Per il momento, ci che conta  che lei non
comprometta la sua reputazione, la sua carriera. Poi
avr modo di valutare, con calma, la consistenza dei
suoi sentimenti per quella ragazza.
- Ho l'impressione che lei non veda di buon
occhio Brunella.  cos?
- Ho passato la vita accanto alla gente che soffre,
e chi soffre finisce sempre per essere sincero,
per gettare la maschera - rispose suor Vittoria.
- Quindi ho potuto farmi una certa esperienza, ho potuto
imparare a conoscere a fondo la gente, a capirla
in fretta. E Brunella... Vorrei sbagliarmi, ma dubito
che riesca a maturare veramente, fino in fondo.
Temo che rimanga per tutta la vita un essere insoddisfatto,
inconcludente.
- Insomma, secondo lei Brunella non... non meriterebbe
il mio amore - sospir Lorenzo.
- Lei  un caro ragazzo, un ottimo medico...
Ma ne ho visti altri, come lei, guastarsi, rovinarsi
l'esistenza per un amore sbagliato, per una donna
che non li meritava. Le sono sinceramente affezionata,
lo sa, e mi spiacerebbe vederla fare la stessa
fine... Tutto sommato, vorrei che il suo fosse un
abbaglio, dottore. Non amore vero, ma un equivoco,
un'infatuazione... Brunella  giovane, bella, lei
le ha salvato la vita, e pu capitare che si senta attratto
da lei, che si senta legato al destino di quella
ragazza... Questo, per, non sarebbe un alibi per
lei. Anzi, costituirebbe un'aggravante.,
- In che senso, madre?
- Se lei  realmente innamorato di Brunella,
la posso capire, anche giustificare. Ma se si tratta
solo di una infatuazione, allora il suo comportamento
 censurabile.  da condannare. Lei  un
medico... e un medico  un po' come un sacerdote:
deve prodigarsi per tutti, deve amare tutti... e nessuno
in particolare. Non pu lasciarsi coinvolgere
emotivamente, o peggio sentimentalmente, da un
caso personale. Questo era anche il suo punto di
vista, ricorda?
- Lo so, lo so...
- Cerchi di guardare in fondo a se stesso, al
suo cuore... e alla sua coscienza. E se proprio dovesse
arrivare alla conclusione che ama Brunella,
rimandi ogni decisione... e ogni iniziativa, finch
quella ragazza non avr lasciato l'ospedale.
- Ha ragione - sospir Lorenzo. - Mi sono
comportato con leggerezza, fino a questo momento.
Avrei dovuto parlar chiaro subito a Brunella, spiegarle
che non dovevamo tirare in ballo i sentimenti
finch lei era una mia paziente. Ma non ho avuto
la forza di farlo. Mi sono lasciato andare...
-  sempre in tempo per correre ai ripari -
disse suor Vittoria.
S, sono ancora in tempo, pens il giovane.
Ma forse rischier di compromettere tutto, di guastare
un rapporto che non  ancora abbastanza solido
per reggere delle difficolt, per superare degli
ostacoli...
Si chiese se Brunella sarebbe riuscita a capirlo.
Si domand, anche, se lui sarebbe riuscito a trovare
le parole giuste per farle comprendere e accettare
quella situazione.
Siamo talmente diversi, lei ed io... No, probabilmente
non capir, non vorr capire...
Il pessimismo di Lorenzo si rivel, purtroppo, fondato.
Il giorno seguente, quando lui si attard nella camera
della ragazza, dopo la normale visita di controllo
e, affront l'argomento, Brunella apparve subito
turbata, ma soprattutto irritata da quelle novit
che il suo egoismo di ragazza innamorata le
impediva di capire e di accettare.
- Cosa significa? Ti sei gi stancato di me? -
gli chiese, con tono tagliente.
- Non fare la bambina...
- E piantala di darmi della bambina! Credi di
poter risolvere sempre tutto in questo modo, accusandomi
di essere infantile quando non la penso
come te?
- Sto solo sforzandomi di farti capire in quale
situazione ci troviamo. La gente mormora... Molti
si sono accorti che tra di noi c' qualcosa, e...
- Mene infischio della gente, di quello che pensano
o dicono gli altri!
- Ma io no, io non posso infischiarmene, Brunella.
- Gi, tu sei un medico - disse lei, con una
venatura di sarcasmo nella voce.
- Appunto, sono un medico, e ho dei precisi
doveri.
- Te li sei scordati, per, i tuoi doveri, finch
hai pensato, o hai finto, di volermi bene...
- Non ho finto proprio un bel niente! Ero sincero...
e continuo ad esserlo, Brunella.
- Mi ami, Lorenzo? - chiese la ragazza, fissandolo
intensamente.
- Non chiedermelo adesso, ti prego.
- Perch no?
- Tra qualche giorno verrai dimessa dall'ospedale,
e allora potremo affrontare con calma il problema,
potremo cercare di capire se ci amiamo veramente,
o se s' trattato solo di... di un equivoco.
- Io non ho bisogno di aspettare di uscire dall'ospedale,
per sapere se ti amo o no! - disse Brunella,
seccamente. - Comunque, voglio che tu risponda
alla mia domanda, ora, subito... Mi ami?
- Credo di s, ma...
- Ma? - incalz la ragazza, vedendolo esitare.
-  la prima volta che mi vengo a trovare in
una situazione del genere, e non mi sento sicuro di
me stesso, dei miei sentimenti. Se ci fossimo incontrati
in un'altra circostanza, forse sarebbe stato tutto
diverso, tutto pi semplice, pi facile. Finch
rimarrai qui, per, non riuscir a dimenticare che
tu sei una paziente ed io un medico... No, non riuscir
a vederti semplicemente come una ragazza
che posso amare, Brunella. Cerca di capirmi.
Il volto della ragazza s'era come indurito, aveva
un'espressione tirata, grave.
- Certo, certo... incomincio a capirti, Lorenzo -
disse Brunella, con tono gelido. - La verit 
che posso anche piacerti, ma non mi stimi minimamente.
E l'amore, quando non  alla base della
stima reciproca,  destinato fatalmente al fallimento.
- Non  questo il punto...
- No, no,  cos,  inutile che cerchi di ingannarmi,
Lorenzo - lo interruppe la ragazza. - Tu
non mi prendi sul serio. Non sei mai riuscito a
prendermi sul serio. Continui a giudicarmi una sciocca
ragazzina di provincia, viziata, capricciosa!
- A volte ti comporti proprio cos - sospir
il giovane medico.
- Non sono alla tua altezza, vero?
- Non metterla su questo piano, Brunella. Il
problema  un altro... Ti ho semplicemente chiesto
di aspettare. Non un anno, una vita, ma soltanto un
po' di giorni... Quando tu non sarai pi qui, quando
potremo incontrarci tranquillamente, senza il timore
di dar esca a chiacchiere, a pettegolezzi, allora
saremo in grado di capire cosa proviamo l'uno per
l'altra. Non mi sembra di chiederti molto, si tratta
soltanto di lasciar passare qualche giorno...
- Cosa credi che cambier?
- Non lo so... Forse tutto - mormor Lorenzo.
- S, tutto, hai ragione... Diventeremo due
estranei, come lo eravamo prima che io finissi qua
dentro!
- Dipender solo da noi fare in modo che questo
non accada, Brunella. Diamo tempo al tempo...
D'accordo?
La ragazza non rispose.
- Brunella, non...
Stava per aggiungere: non fare la bambina,
ma si trattenne. Usc dalla stanza. Senza aggiungere
altro.
Brunella si affacci nella corsia, cercando con lo
sguardo Egle.
Si sentiva a terra, e aveva bisogno di parlare con
qualcuno. Le sembrava che Egle fosse l'unica persona
in grado di capirla.
Tutti mi giudicano, aveva pensato la ragazza.
Solo Egle accetta le persone cos come sono, senza
giudicare, senza emettere sentenze...
Quella poveretta, minata da un male incurabile,
era l'unica che, paradossalmente, riuscisse a trasmettere
un senso di vitalit, di forza, a Brunella. La sua
stupefacente serenit interiore la contagiava. Quando
si trovava accanto a Egle, Brunella si sentiva diversa
e, soprattutto, migliore.
Sapeva che Egle era ricoverata in quella corsia,
ma ignorava quale fosse il suo letto. L'aveva sempre
vista in piedi, in giro per i vari reparti, pronta
ad accorrere ovunque un malato avesse bisogno di
una parola di conforto.
Vide che tutti i letti erano occupati, nella corsia,
tranne uno. Ma, quello, era disfatto. Evidentemente
era libero, era in attesa di un nuovo paziente.
Forse mi sono sbagliata, pens Brunella.
Egle sar in un'altra corsia...
Eppure era certa di non aver preso un abbaglio.
Varie volte le era capitato di accompagnare Egle
fino alla porta della sua corsia. E si trattava appunto
di quella in cui, ora, si trovava.
Fece per tornare sui suoi passi. Ma si arrest, di
colpo, provando un'ispiegabile sensazione d'angoscia.
Entr nuovamente nella corsia, e si avvicin
al letto pi prossimo. Era occupato da una donna di
mezza et, corpulenta, che pareva respirare con
estrema fatica.
- Mi scusi... - mormor Brunella.
La donna rimase inerte, lo sguardo sperduto nel
vuoto. Il suo petto si sollevava e si abbassava lentamente,
dalle labbra semiaperte usciva un sibilo
che a tratti sembrava trasformarsi in un rantolo.
- Mi scusi, signora - ripet Brunella. - Sto
cercando una ragazza...
Questa volta la donna parve accorgersi della sua
presenza. Le rivolse un'occhiata spenta.
- Quale ragazza? - le chiese.
- Egle... La conosce, vero?
La donna annu. Fece per dire qualcosa, ma non
vi riusc. Prese a tossire convulsamente.
Brunella attese che la tosse si fosse placata, prima
di rivolgere un'altra domanda alla donna.
- Non  pi in questa corsia?  stata trasferita?
- L'hanno portata via ieri sera - disse la donna
laconicamente.
- E... dove l'hanno portata?
- Adesso  in un posto dove di certo star meglio,
dove non soffrir pi...
Brunella impallid. Aveva intuito la terribile verit.
- ...?
- S,  morta - conferm la donna. - Pace
all'anima sua. Egle ha finito di penare. Io, invece,
chiss per quanto tempo ne avr ancora...
Brunella rimase per alcuni istanti come impietrita.
Sapeva che Egle era condannata, la sua morte
non avrebbe dovuto sorprenderla, ma soltanto addolorarla.
E invece la stupiva... Le sembrava incredibile
che quell'"angelo, come la definivano gli
altri pazienti, gli infermieri, i medici, se ne fosse
andata da questo mondo. Pens al dolore che quei
vecchietti, quelli che Egle andava a trovare quotidianamente,
avrebbero provato sapendo che lei non
c'era pi. Sarebbe stato come perdere una persona
cara, una figlia, per loro...
- Non  giusto - mormor Brunella, con voce
rotta dal pianto..
Non riusciva pi a trattenere le lacrime. Si prese
il viso tra le mani.
- Non  giusto... non  giusto... - continu a
ripetere, monotamente.
- Ci sono ben poche cose giuste, a questo mondo
- borbott la donna, riprendendo a tossire. -
Ma non  la morte,  soprattutto la vita ad essere
ingiusta, molto spesso...
Egle  morta... Era l'unica vera amica che avevo,
qui... Lorenzo non vuole pi saperne di me, mi
considera una povera sciocca... Suor Vittoria non
pu vedermi perch pensa, certo non a torto, che
potrei in qualche modo danneggiare il dottore... Sono
sola, pi sola di quando ho messo piede qua
dentro!
Si sent in preda a un profondo sconforto, e per
un attimo le parve di rivivere lo stesso stato d'animo
che quella sera (le sembrava fosse trascorso un
secolo, da allora!) quando aveva deciso di farla
finita...
L'immagine di Egle, tuttavia, le torn alla mente
pi viva che mai.
Lei desiderava vivere, sapeva d'essere condannata,
eppure non s' lasciata andare, ha reagito, ha
fatto in modo di sentirsi utile, viva, fino all'ultimo,
pens. E io... io devo ricordarmi la lezione
che m'ha dato, non devo mai dimenticarla... Devo
ricordarmi di lei, di Lorenzo che annulla la propria
esistenza di uomo per portare avanti la sua missione,
di suor Vittoria che ha dedicato tutta la sua
vita al bene degli altri!
Le parve di sentirsi pi leggera, confortata da
quei pensieri.
Ce la far, si disse. Non so ancora come, ma
so che ce la far... Trover il modo di dare un senso,
uno scopo, alla mia vita!

 Capitolo dodicesimo.

- Ho parlato col dottore, mi ha detto che a giorni
tornerai a casa - disse Aldo, sorridendo.
Anche Brunella sorrise, ma meccanicamente, senza
convinzione.
Non s'era aspettata quella visita di Aldo. Credeva
che il loro rapporto fosse ormai finito, dimenticato.
Lui, invece, s'era rifatto vivo, era venuto a
trovarla. E dal suo atteggiamento traspariva un nervosismo
di cui la ragazza non riusciva a capire la
ragione.
- Cosa hai intenzione di fare? - le chiese il
giovane.
- Non lo so... Non lo so ancora - rispose Brunella.
Si guard attorno, pensosa. Quelle pareti bianche,
quei pochi mobili metallici, quell'atmosfera asettica,
tutto le era diventato familiare, al punto che si domand
se, una volta dimessa, non avrebbe provato
nostalgia per la sua cameretta, per l'ospedale.
- Credo che uscire da qui sar un trauma, in
un certo senso, come lo  stato trovarmi in questo
ambiente quando ho ripreso conoscenza dopo... dopo
l'incidente.
- Andrai per un po' dai tuoi, in provincia?
- No, questo no di certo.
- Ma la convalescenza...
- Quella la sto gi facendo qui - lo interruppe
Brunella.
- Pensavo che... be' avremmo potuto andare a
fare un viaggio - azzard Aldo.
- Tu ed io, insieme?
- Perch no?
La ragazza rimase incerta per qualche istante, poi
abbozz un sorriso.
- Gi, perch no? - disse, fissando il giovane.
Incominciava a capire l'origine del nervosismo di
Aldo. Aveva l'impressione di leggere nella sua mente,
di poter prevedere ci che lui avrebbe finito per
dirle.
- Sai, ho avuto modo di riflettere a lungo, in
questi ultimi giorni - disse il giovane. - Ho pensato
a te, a me... a noi due, a quello che  stato e
soprattutto a quello che non  stato e che avrebbe
potuto essere.
- La stai prendendo un po' alla lontana, non
ti sembra? - disse Brunella, sospirando.
- Hai capito dove voglio arrivare, allora...
- Penso di s.
- E... cosa ne dici?
- Non ti amo, Aldo - rispose pacatamente la
ragazza.
- Mi hai amato, per, in un passato abbastanza
recente - obiett lui.
- No, non credo.
- Be', spesso hai detto di amarmi... Mi prendevi
in giro, allora?
- No, affatto.
- Eri sincera, in quei momenti. Non  cos?
- S. O per lo meno credevo di volerti bene,
di poterti amare, e non mi preoccupavo di guardare
in fondo a me stessa, di valutare seriamente i miei
sentimenti.
-  cambiato qualcosa, dunque.
- S, sono cambiata io, Aldo.
- E non mi ami pi...
- Diciamo, piuttosto, che mi sono resa conto di
non averti mai amato. Il nostro  stato un rapporto
superficiale. Ci piaceva stare insieme, semplicemente
perch eravamo affiatati, perch ci andava di ballare
insieme, di frequentare lo stesso giro, la
stessa gente, gli stessi posti... Tutto qui.
- E questa non ti sembra una buona base per
costruire un rapporto pi profondo? - chiese Aldo.
- No, perch ci assomigliamo.
- Non riesco a capirti, Brunella... Se ci assomigliamo,
a maggior ragione dovremmo riuscire a intenderci,
a legare, non ti pare?
- Ti sembrer un paradosso, ma io non posso
amarti proprio perch c' questa somiglianza tra di
noi. Fino a qualche tempo fa poteva anche andarmi
bene... Sai, vivevo come in letargo... Ma ora  tutto
diverso. Ora io so di voler cambiare, di non voler
essere pi la Brunella che tu hai sempre conosciuto.
Quindi un rapporto con uno come te  impossibile,
Aldo. Tu sei sempre lo stesso, io sto diventando
diversa...
Il giovane si prese il capo tra le mani, sospirando.
- No, no, continuo a non capirti, Brunella.
- Non me ne meraviglio - disse lei, asciutta.
Aldo la fiss come se cercasse di decifrare sul suo
volto quella realt che, dalle parole della ragazza,
gli appariva confusa, oscura, impenetrabile.
- Ma cosa ti  successo?
- Sarebbe troppo lungo da spiegare, Aldo. E
temo che non capiresti lo stesso.
Il giovane allarg le braccia, come in un gesto
di resa.
- La vita  proprio buffa, a volte - disse, con
un sorriso vagamente ironico sulle labbra. - Ci siamo
frequentati per un sacco di tempo, senza mai
crearci troppi problemi... anzi, senza crearcene affatto!
Forse pensavamo anche di amarci, ma in definitiva
non ci prendevamo eccessivamente sul serio.
Adesso, invece, di colpo siamo diventati terribilmente
seri, tutti e due! Io vengo qui a farti, pi o meno,
una dichiarazione, a dirti che ho scoperto che
conti molto per me... e tu mi mandi a quel paese,
facendomi dei discorsi astrusi, avventurandoti in
considerazioni nebulose.
- Non so che farci, Aldo.
- No, non sei cambiata soltanto tu, Brunella.
Sono cambiato anch'io, se ti ho fatto un certo discorso,
non ti pare?
- Forse... s, forse anche tu sei cambiato un
poco. Ma non abbastanza, comunque. Tu ti sei reso
conto di tenere parecchio a me, cos com'ero, come
mi hai sempre conosciuta. Della nuova Brunella,
per, non sapresti che fartene, te l'assicuro.
- Dimmi la verit, ti sei innamorata di un altro?
La ragazza scoppi a ridere.
- L'avrei giurato che, prima o poi, mi avresti
chiesto questo!
- Non ci trovo proprio niente di ridicolo -
disse Aldo, visibilmente seccato dall'ilarit di Brunella.
- Voi uomini tirate in ballo regolarmente un
ipotetico rivale, ogni volta che una donna vi respinge.
- Ammetterai che  la ragione pi ovvia.
- Pu darsi. Comunque...
La ragazza esit. Non se la sentiva di dirgli come
stavano esattamente le cose, ma d'altra parte non
voleva neppure mentirgli.
- La Brunella che conosci tu non  innamorata
di nessuno...
- E l'altra? - chiese Aldo, sarcastico. - La
nuova Brunella  innamorata?
Lei non rispose, e Aldo parve accontentarsi di
quel silenzio che, per lui, era significativo.
- Bene, stando cos le cose non mi rimane che
farti gli auguri di una pronta guarigione - le disse,
sospirando.
Si salutarono, impacciati.
Sulla porta, Aldo incroci Lorenzo.
- Cercavo suor Vittoria - disse il medico, senza
entrare.
Brunella evit di incontrare il suo sguardo. Rimase
muta, apparentemente indifferente. Da alcuni
giorni, da quando avevano avuto quella vivace spiegazione,
Brunella e Lorenzo si evitavano, e quando
proprio non potevano fare a meno di incontrarsi si
ignoravano.
Lui era rimasto alquanto sorpreso, per la verit,
dall'atteggiamento della ragazza. S'era aspettato che
lei tornasse alla carica, al limite che gli facesse una
scenata sentendosi respinta, credendosi scaricata
e presa in giro.
L'indifferenza di Brunella lo aveva sconcertato.
Conosceva ormai abbastanza a fondo la ragazza per
sapere che aveva un temperamento marcato, un caratterino
pepato, e delle reazioni da bambina capricciosa.
 il classico tipo che, quando viene contrariata,
o strilla o si autocommisera fino a lasciarsi andare
alle manie di persecuzioni, aveva pensato Lorenzo.
Perch, allora, in questo caso non fa una piega?
Possibile che sia maturata al punto da capire
la situazione, da rendersi conto che il nostro rapporto
pu diventare una realt solamente quando
lei non si trover pi in ospedale? No, non credo
che sia cambiata fino a questo punto... E allora?
Che si sia rassegnata? Che consideri chiusa questa
faccenda?
Invece di rallegrarsi per il fatto che Brunella non
gli procurava pi dei grattacapi, Lorenzo ne sembrava
turbato, deluso.
Ora rimase per qualche attimo ad osservarla, pensoso.
Lei aveva preso una rivista, la sfogliava svogliatamente.
Era quella la ragazza che amava, la prima che gli
aveva fatto provare un autentico sentimento d'amore?
Se lo chiese, e non fu in grado di darsi una
risposta.
Gir sui tacchi, e si chiuse la porta alle spalle,
forse con eccessiva energia.
- Verr dimessa domani - disse Lorenzo, mentre
esaminava alcune cartelle cliniche, assistito da suor
Vittoria.
Anche se non aveva fatto un nome preciso, la
suora cap a chi stava riferendosi.
- L'ha gi avvertita? - gli domand.
- No...
- Vuole che lo faccia io, dottore?
- S, credo che sarebbe la cosa migliore.
-  clinicamente guarita?
- Lo  gi da vari giorni - sospir Lorenzo. -
Se non ho deciso di dimetterla prima  stato solo
per una forma precauzionale.
Suor Vittoria gli lanci un'occhiata perplessa.
- Posso chiederle come mai ha deciso improvvisamente
di rispedire a casa Brunella? Non s'era
detto che sarebbe stata dimessa alla fine della settimana?
-  inutile tirare le cose per le lunghe. Si  rimessa,
non c' pi ragione per tenerla qui.
Lorenzo aveva parlato con tono brusco. Aveva
un'espressione tirata, sofferta.
- Non le  ancora passata, dottore, non  vero? -
disse suor Vittoria, sospirando.
- No - ammise lui. - Ma... credo di essere in
via di guarigione.
La suora sorrise.
- Speriamo che la convalescenza non sia troppo
lunga...
- Gi, speriamo - mormor il giovane. - A
Brunella, invece, si direbbe che sia passata alla svelta -
aggiunse, con una punta d'amarezza nella
voce.
- Lo crede davvero?
- S, da come si comporta direi che ci ha gi
messo una pietra sopra. Aveva ragione lei, madre:
io, per Brunella, ero soltanto un capriccio... Prendersi
una cotta per il proprio medico, specialmente
se si  reduci da un tentato suicidio,  una tipica
situazione romantica che deve attirare irresistibilmente
una ragazza di quello stampo. Ma per Brunella
tutto si risolve in un gioco... Le esperienze, lei,
le consuma in fretta, le brucia!
- Tanto meglio cos...
- S, tanto meglio, per tutti - convenne Lorenzo,
a denti stretti. - Ma non devo prendermela con
quella ragazza. La colpa  stata mia, unicamente
mia. Mi sono comportato con leggerezza, non avrei
dovuto darle corda, non avrei dovuto lasciarmi coinvolgere
emotivamente.
- Sono cose che capitano, dottore. L'importante
 venirne fuori...
- E io ne sto venendo fuori, infatti. Faticosamente,
magari... Ma  un capitolo chiuso, gliel'assicuro!
Suor Vittoria gli lanci un'occhiata dubbiosa,
questa volta.
- Non ne  convinta? - le chiese Lorenzo.
- Non lo so neppure io - sbuff la suora.
- Mi auguro che sia cos, naturalmente. Ma...
- Parliamo d'altro - disse il giovane medico,
interrompendola.
- S, forse  meglio - convenne suor Vittoria.
- Altrimenti finir per lasciarmi coinvolgere emotivamente
anch'io...
La ragazza era gi vestita di tutto punto, e stava
radunando i suoi pochi effetti personali.
Si accorse, all'improvviso, che qualcuno stava osservandola,
fermo sulla porta della stanza. Era suor
Vittoria.
- Ha paura che cambi idea, che all'ultimo momento
non voglia pi andarmene? - le chiese Brunella,
ironica.
- Sono solo venuta a salutarti - disse la suora.
- Vediamo se non ho dimenticato niente... -
sospir Brunella, girando per la stanza, aprendo il
cassettino del comodino, dando un'occhiata nell'armadietto
metallico. - Finalmente tolgo il disturbo...
Immagino che questo le faccia piacere, madre.
- Naturalmente. Sono sempre felice di veder
andare via qualcuno da qui, perch significa che si
 rimesso, che  guarito.
- Nel mio caso penso che lei abbia anche altri
motivi per rallegrarsi...
- Se lo negassi, sarei un'ipocrita - disse seccamente
suor Vittoria. - E se c' una cosa che non
sopporto,  proprio l'ipocrisia. S, Brunella, penso
che il tuo ritorno a casa possa giovare non solo a
te, ma anche a un'altra persona...
La ragazza la fiss freddamente.
- Lei  convinta che io possa fare solo del male
a Lorenzo... Non  cos?
- Vi siete cacciati in una situazione che avrebbe
potuto facilmente danneggiare il dottor Berardi.
Ne converrai, spero.
- S,  vero - ammise Brunella. - Ma, come
vede, non  accaduto nulla di tragico, e io me ne
torno a casa senza che sia scoppiato uno scandalo!
- Devi essere piena d'amarezza...
- Lei non lo sarebbe, se si trovasse al mio posto? -
replic la ragazza. - Gi, ma lei non pu
capirmi...
- Chi te lo dice?
- Lei  una suora...
- Non si nasce con la tonaca, ragazza mia -
sospir suor Vittoria.
Brunella si mise a sedere sul letto, fissandola incuriosita.
- Adesso che ci penso, madre, lei non parla mai
del suo passato, o per lo meno del passato che riguarda
la sua vita prima d'aver indossato la tonaca...
- Quando si imbocca una certa strada, la strada
che ho scelto io, ci si deve staccare da molte cose.
S, anche dal proprio passato.
- Mi domando che tipo di ragazza lei potesse
essere, un tempo - mormor Brunella.
- Se ti dicessi che, per certi versi, ti assomigliavo,
ti stupiresti?
Brunella sorrise.
- No, credo che invece mi farebbe molto piacere.
- Perch?
- Perch potrei sperare di diventare come lei,
madre, sia pure senza vestire la tonaca.
- Credevo che ce l'avessi con me...
- Affatto. Ho molta ammirazione per lei, madre.
E anche quando la vedo contraria ai miei sentimenti,
e ne sono istintivamente irritata, la mia ammirazione
rimane intatta. Ma... mi dica, se  vero
che in qualche modo lei un tempo mi assomigliava,
come ha fatto a cambiare fino a questo punto?
- Sono stata aiutata, salvata, dalla fede - rispose
suor Vittoria.
Brunella sospir'.
- Purtroppo io non credo di avere la sua stessa
fede, madre...
- Non  indispensabile farsi suore, per realizzare
se stesse - disse suor Vittoria, sorridendo.
- Ci sono molti altri mezzi, per fortuna. Sta a te scegliere
quello che pu andarti su misura.
- Non sar una scelta facile.
- Le scelte pi belle, quelle che determinano
la nostra esistenza, non sono mai facili.
La ragazza si alz.
-  venuto il momento che me ne vada.
- Addio - disse suor Vittoria, sorridendole.
Si abbracciarono.
- No, diciamoci piuttosto arrivederci - fece
Brunella.
- Non vorrei proprio vederti tornare qui, su
un'ambulanza! - disse la suora.
- Torner a trovarla... con le mie gambe, in
piena salute, vedr!
- In questo caso, allora ti dico anch'io arrivederci...
Si avviarono verso la porta.
- Non vuoi vederlo, salutarlo?
- Chi?
- Non prendermi in giro, Brunella! Sai benissimo
a chi mi riferisco.
La ragazza esit per qualche attimo. Il sorriso
era svanito dal suo volto.
- No,  meglio di no.
- Come credi - disse suor Vittoria.
- Preferisco andarmene senza vederlo, senza
dovermi sforzare d'apparire disinvolta, indifferente.
- Hai ragione, non sarebbe piacevole n per te
n per lui. Ma... vuoi che gli dica qualcosa, da parte
tua?
Brunella torn a sorridere, ma tristemente, questa
volta.
- No, niente messaggi...
- Posso farti una domanda, Brunella? - disse
la suora, fissandola intensamente.
- Sentiamo.
- Gli vuoi ancora bene?
La ragazza non rispose, ma i suoi occhi presero
a brillare, velati di lacrime.

 Capitolo tredicesimo.

Lorenzo si decise a fare la sua mossa. Spost la regina,
in attacco, e lanci un'occhiata a suor Vittoria,
che stava preparando il caff ma teneva d'occhio
la scacchiera, per vedere la sua reazione e valutare
cos l'effetto della sua mossa.
Suor Vittoria rimase impassibile.
- Il caff  pronto - disse.
- Tocca a lei muovere - disse il giovane medico.
- Lo so, lo so...
Vers il caff in un paio di tazzine, e rimasero
in silenzio fin quando non le ebbero vuotate. Quello del caff era un rito, per la suora e Lorenzo.
- Mi sa proprio che questa notte riuscir finalmente
a vincere una partita, a batterla! - disse il
giovane.
Lei gli rispose con uno di quei sorrisetti ironici
che avevano il potere di ringiovanire di colpo, per
un attimo, il suo volto segnato dal tempo.
- Vedremo, vedremo - sospir la suora.
Fece per replicare alla mossa di Lorenzo, ma ci
fu una chiamata e vennero interrotti.
Quella si annunciava come una nottata d'ordinaria
amministrazione. Non c'era un gran fermento,
come certe notti in cui pareva che tutti avessero deciso
contemporaneamente di sentirsi male o di subire
degli incidenti. Ma non era neppure una notte
tranquilla, di quelle in cui i pazienti riposavano quietamente
e le ambulanze facevano udire solo un
paio di volte le loro sirene laceranti.
Lorenzo fu il primo a far ritorno in quella stanza
che era il quartier generale di suor Vittoria e
del medico di turno. Lei doveva essere stata trattenuta
in qualche reparto.
Si vers un'altra tazza di caff, prese una rivista
medica e incominci a sfogliarla.
Suor Vittoria torn poco dopo, brontolando. Doveva
aver avuto un diverbio con qualche paziente.
- C' sempre qualcuno che si mette a fare i capricci
anche di notte! - sbuff. - E, guarda caso,
si tratta regolarmente di gente che non sta poi tanto
male... Chi soffre veramente,  pi paziente, non
rompe le scatole!
- Lei se la prende troppo a cuore, madre -
disse Lorenzo, sorridendole.
- Senti chi parla!
- Be', s, anch'io a volte...
- Siamo della stessa pasta, dottore - disse la
suora, sospirando.
Rimasero in silenzio per un po', mandando avanti
la loro partita a scacchi.
- Non  pi venuta a trovarmi... - disse suor
Vittoria, improvvisamente, come se avesse concluso
ad alta voce un pensiero che occupava la sua
mente.
- Chi? - le chiese Lorenzo.
- Brunella...
Il sorriso scomparve dalle labbra del giovane.
- E lei, madre, aveva creduto che quella ragazza
si sarebbe rifatta viva?
- S - rispose la suora, decisa.
- Be', sono passati parecchi mesi da quando
Brunella  stata dimessa, e come vede... la sua era
solo una pia illusione.
C'era una nota d'amarezza, nella voce di Lorenzo.
- Eppure non sono ancora convinta d'essermi
sbagliata.
- Lei non sbaglia mai, ma c' sempre l'eccezione
che conferma la regola - disse il giovane, con
tono vagamente canzonatorio.
- L'ho vista cambiata, diversa, il giorno in cui
ha lasciato l'ospedale.
- Certo, l'esperienza che ha vissuto deve averla
maturata - ammise Lorenzo. - Ma solo un poco...
e comunque troppo poco per renderla veramente
diversa.
- Chiss...
- Brunella sar tornata in provincia, con la sua
famiglia. Oppure sar rimasta qui, in citt, riprendendo
la vita insulsa, fatua, di prima.
- Non  detto...
- Non vuole proprio arrendersi all'evidenza!
- Dovrei rivedere quella ragazza, guardarla negli
occhi e constatare che non  cambiata, per convincermene -
disse suor Vittoria, cocciuta.
- Forse si sar fidanzata con quel ragazzo che
 venuto a trovarla un paio di volte. Staranno per
sposarsi...
- Tutte le conclusioni che sta immaginando lei,
dottore, mi deluderebbero profondamente - disse
la suora, scuotendo il capo.
- Mi spiace, ma non se la prenda con me. A
deluderla sarebbe Brunella, non il sottoscritto...
- Mi dica, dottore, non prova pi niente per
quella ragazza? Proprio pi niente?
Lorenzo non rispose. Rimase a fissare la scacchiera,
assorto.
- Non  riuscito a dimenticarla, non  vero? -
incalz suor Vittoria.
- No... - mormor il giovane.
- Eppure  convinto che Brunella non sia cambiata,
che sia rimasta la stessa ragazza di prima,
viziata, capricciosa, vuota...
- S... ma i rimpianti che ho non riguardano
tanto Brunella, quanto l'occasione che mi  sfuggita...
- Quale occasione?
- Quella di... di poter amare - mormor Lorenzo.
- Era la prima volta che provavo un sentimento
cos profondo, e rimpiango di non essere
riuscito ad amare quella ragazza, o se vogliamo di
essermi innamorato di quella sbagliata.
- Non ha mai pensato di cercarla?
- S, molto spesso.
- Perch non lo ha fatto?
- Sarebbe stato inutile...
- Ne  proprio certo?
- Diciamo che non ho voluto rischiare, se preferisce.
- Ha avuto paura, insomma.
- S, paura di andare incontro a una delusione.
- Spesso le delusioni sono preferibili ai rimpianti,
dottore - disse la suora. - Le delusioni
sono ferite che si rimarginano, prima o poi. I rimpianti
a volte ci fanno soffrire in eterno. Come delle
piaghe.
Il sibilo penetrante della sirena di un'ambulanza
li interruppe.
- Ci siamo - sospir suor Vittoria - arriva
un cliente... Tocca a lei muovere.
Lorenzo spost un pezzo sulla scacchiera, e si
alz. Suor Vittoria aveva gi lasciato la stanza.
Il giovane si avvicin alla finestra, dalla quale
poteva scorgere il punto in cui le ambulanze venivano
ad arrestare la loro corsa.
Guard i barellieri darsi da fare, affannosamente.
Si chiese meccanicamente cosa potesse avere quell'uomo che
avevano trasportato a tutta velocit in
ospedale. Una frattura, un infarto... o magari semplicemente
una colica. Tra qualche minuto l'avrebbe
saputo con certezza, e avrebbe avuto il compito
di rimettere in sesto quel poveretto.
Vide una ragazza, in camice, che aiutava i barellieri.
Aveva i capelli castani, lunghi...
Sembra... no, non  possibile, non pu essere
lei! pens Lorenzo, turbato.
Per un attimo aveva avuto l'impressione che quella
ragazza fosse Brunella. Ma era scomparsa subito
alla sua vista...
Lorenzo aveva visitato l'uomo scaricato dall'ambulanza,
trovandolo in condizioni non gravi.
Diede disposizioni al capo infermiere, e lasci
che suor Vittoria si occupasse di trovargli una sistemazione
in una corsia.
Si diresse verso l'accettazione, davanti alla quale
parcheggiavano le ambulanze.
Si sentiva turbato, in preda a un incontenibile
nervosismo. Gli sembrava assurdo che Brunella si
trovasse l, che fosse giunta su quell'ambulanza,
questa volta non come passeggera ma come componente
l'equipaggio. Ma voleva togliersi ogni
dubbio.
Se non si tratta di lei, deve essere comunque
una ragazza che le assomiglia moltissimo, si disse.
Si augur che l'ambulanza non fosse ancora ripartita.
Spesso, quando un'ambulanza raggiungeva
l'ospedale e trovava il parcheggio vuoto, si fermava
fino all'arrivo di un'altra ambulanza, per essere
pronta a far fronte a una chiamata che fosse giunta
al pronto soccorso dell'ospedale.
Era cos, infatti. Vide, con sollievo, che l'ambulanza
non s'era ancora mossa. I barellieri stavano
fumando una sigaretta, chiacchierando.
La ragazza era in mezzo a loro, e dava le spalle
a Lorenzo.
Sembr avvertirne la presenza, e si volt di scatto.
Era Brunella. S, era proprio lei!
Lorenzo la fiss sconcertato, incapace di aprir
bocca. Lei gli sorrise, e si avvicin a lui.
- Ciao - gli disse. - A proposito, posso darti
ancora del tu, o dobbiamo trattarci con distacco
professionale?
- Brunella... Ma cosa fai, qui?
- Non lo vedi?
- Tu...
- S, faccio parte dell'equipaggio di questa ambulanza.
Sono una volontaria.
- Ma da quando...?
- Mi sono data da fare non appena sono stata
dimessa dall'ospedale - spieg Brunella, mentre si
avviavano per il cortile, cercando un luogo appartato
in cui avrebbero potuto parlare tranquillamente.
- Tutto mi sarei aspettato - disse il giovane
- tranne questo.
- Sto cercando di dare uno scopo alla mia vita,
Lorenzo - disse lei, facendosi seria. - All'universit
ho cambiato facolt, sai...
- Cosa hai scelto?
- Medicina...
- Non dirmi che il merito  mio!
- Penso proprio di s... Ma non  soltanto tuo,
 anche di suor Vittoria, e di tutta la gente che ho
conosciuto qua dentro, durante il periodo della mia
degenza. Tutti voi mi avete insegnato a vedere la
vita in una prospettiva diversa. Cos, studio medicina,
e intanto faccio la volontaria sulle ambulanze,
per farmi le ossa e per contribuire... ad aggiustarle
agli altri!
Lui le prese la mano.
- Perch non ti sei pi fatta viva con me? -
le chiese. Lei sorrise.
- Pensavo che non ti importasse nulla di Brunella,
dell'"altra Brunella - precis. - Prima
di rivederti, volevo essere certa di poter essere la
ragazza su misura per un medico... per te, Lorenzo.
- Sai... ho una gran voglia di stringerti tra le
braccia, di baciarti...
- Non mi sembrano il momento e il luogo adatti,
non ti pare? - fece lei, con un sorriso malizioso.
- Hai ragione - sospir il giovane. - Ma ora
che ti ho ritrovata non voglio pi perderti, Brunella.
-  proprio quello che speravo che tu mi dicessi,
Lorenzo...
Rimasero a lungo a fissarsi, tenendosi le mani,
sorridendosi, turbati e commossi.
- Brunella! - grid una voce.
La ragazza lanci un'occhiata ai compagni dell'ambulanza.
- Mi chiamano, ora devo andare - mormor,
tornando a fissare Lorenzo.
- Quando potr rivederti?
- Domani - rispose la ragazza. - Anzi, oggi
stesso, visto che sono le due del mattino... Andremo
a coricarci tutti e due all'alba, e potremmo vederci
nel pomeriggio. Che ne dici?
Si diedero un appuntamento. Poi la ragazza corse
verso l'ambulanza, che part pochi attimi dopo.
- Non potrei avere un caff? - chiese Lorenzo,
allegramente, rientrando nel quartier generale di
suor Vittoria.
- Un altro? - sbuff la suora. - Non le sembra
di essere gi abbastanza sveglio?
Il giovane colse un lampo d'ironia nello sguardo
di suor Vittoria.
- Qualcosa mi dice che lei mi ha spiato dalla
finestra - le disse, ridendo.
- Quando sono alla finestra - precis lei -
non spio, mi limito a guardare... il panorama!
- E cosa ha visto di bello?
- Ho visto un giovane medico, piuttosto scettico,
andare a sbattere contro una realt meravigliosa...
- Ha riconosciuto Brunella?
- S. E devo ammettere d'aver provato una
grande gioia.
- Anch'io...
- Be', lei deve aver provato anche dell'altro,
dottore - disse la suora, sorridendo.
- Sono caduto dalle nuvole, non avrei mai creduto
che Brunella potesse...
- Lei non ha ancora abbastanza fiducia nel suo
prossimo - lo interruppe suor Vittoria.
- Non mi venga a dire che si aspettava una cosa del genere!
- No, non potevo immaginare in che modo Brunella avrebbe cercato di dare un senso, uno scopo, alla sua esistenza - ammise la suora. - Per ero intimamente convinta che ci avrebbe provato.
 E cos  stato... lo sa che si  anche iscritta a medicina?
Suor Vittoria scoppi in una sonora risata. Era la prima volta, da che la conosceva, che Lorenzo la vedeva ridere cos di cuore.
- Allora lei  proprio incastrato, dottore! Quella ragazza riuscir a trascinarla davanti all'altare in men che non si dica.
- Non credo che dovr trascinarmici - disse Lorenzo. - Sar ben felice di farlo.
- In questo caso - concluse lei - auguri e figli maschi!
- Allora, suor Vittoria, me lo fa questo benedetto caff?
- D'accordo... Vorr dire che brinderemo con quello, visto che non abbiamo a disposizione niente di meglio.
Si mise ad armeggiare con la caffettiera.
- Dimenticavo, dottore... ho fatto la mia mossa, e le ho dato scacco matto!
Lorenzo fiss sconsolato la scacchiera.
- Non riuscir proprio mai a vincere una partita con lei, madre!
Suor Vittoria gli lanci un'occhiata affettuosamente ironica.
- Penso che siamo state in due, questa notte, a darle scacco matto...
Un'infermiera si affacci sulla porta, richiamata da sonore risate, e fiss sconcertata la suora e il giovane medico che stavano allegramente brindando con delle tazzine colme di caff.
...
.
...
FINE.